Caos poste, tonnellate di lettere da smaltire, ma la soluzione è semplice, ritiriamola noi!

Parlare di ermegenza poste risulta francamente difficile, che ci sia qualche problemino da risolvere, tuttavia, è indiscutibile.

Sull’entità e sulle modalità dovranno giocoforza adoperarsi i dirigenti dell’azienda, pagati proprio per questo, lì si immagina impegnati in interminabili riunioni, pronti a confrontarsi gli uni con gli altri, agili nello schivare le rogne e scattanti nell’intuire le risoluzioni.
Poi, però, ci si accorge che da questa straordinaria concentrazione di sforzi e meditazioni non si riesce ad uscirne.

Almeno fino a ieri, perchè oggi la soluzione ai ritardi nelle consegne c’è, basta invitare i postini ad uscire più tardi del solito e a raccomandare loro di non consegnare più nulla ad aziende negozi e uffici.

La prossima mossa, con ogni probabilità sarà quella di ordinare ai portalettere di non portare più nulla! Chi desidera la sua corrispondenza dovrà andare a ritirarsela di persona.

Ma perchè non ci hanno pensato prima?

Centinaia di tonnellate di posta arretrata, giacenti. Lettere e cartoline in agonia da ormai due mesi. Ma anche corrispondenza pregiata, raccomandate, atti giudiziari, cumuli di “prioritaria” ancora da spedire. Uffici postali e centri di smistamento ingolfati; molti addirittura al collasso. I benevoli dicono che le poste italiane hanno il fiato corto. I malevoli che stanno scoppiando. Sullo stato di salute, forse, la verità sta nel mezzo. Nei tempi difficili che, complici una serie di fattori – primo fra tutti, sostengono i sindacati, gli effetti della riorganizzazione del servizio di recapito avviata da Poste italiane – stanno rendendo la vita amara ai 43 mila portalettere distribuiti nel nostro Paese.

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