Come si può pensare di battere la crisi, se in ogni giornale ed organo di stampa, su dieci pagine se ne dedicano altrettante a descrivere la gravità della situazione e quanto siamo messi male e, solo un articolo o, al massimo due si occupano di non allarmare troppo il lettore?

Nessuno vuole sottovalutare quanto sta accadendo in questo momento, sicuramente gli avvenimenti odierni hanno portata storica, però i cittadini, oltre che spettatori, sono anche vittime ed allora?

Sarà banale ma, prima di tutto, se c’è una crisi vuol dire che prima o poi finirà e torneremo a crescere con nuove regole che renderanno, o potranno rendere, migliore il mercato.

Per chi pensasse che certe idee sono sciocche, vorrei avvisare che le stesse identiche argomentazioni, sono state usate, riguardo i rincari del petrolio, dall’Economist, in tempi non sospetti, quando il greggio aveva superato i 130 $ al barile; puntualmente si è avverato che l’euro si è indebolito ed il petrolio è sceso.

Su un inserto del Corriere della Sera, ieri c’era un intervista con Gary Backer, nobel per l’economia, il quale affermava essere una crisi ancora lunga, ma che comunque i fondamentali reggeranno e quindi consigliava di non vendere a qualsiasi prezzo.

Se non cominciamo a darci da fare per trovare argomenti che possano guidarci verso la luce dopo il tunnel, rischiamo tutti di finire schiacciati dalle nostre paure.

Qualcuno afferma essere stata dei capi di stato dell’Unione Europea, la responsabilità del crollo di ieri, perché, nonostante i paroloni, ancora una volta l’Europa, esce divisa ed incapace di intraprendere azioni comuni senza a causa del provincialismo di tanti Paesi che si sono offesi per la riunione del G4 in cui, le Nazioni che più contribuiscono ai conti della UE, hanno cercato di essere unite e mettere a punto un piano comune. In ogni caso, credo sia utile oggi tenere i nervi saldi, e ricordarsi, repetita iuvant, che la crisi com’e iniziata, finirà, e non succederà fra dieci anni ma, visti i tempi sempre più ristretti di reazione, ma ben prima e per chi avesse voglia anche di un po’ di populismo, si sappia che molti grandi top manager, (negli USA, qui da noi nessuno paga e pagherà mai per nulla), sono costretti a vendere case e suppellettili per far fronte ai licenziamenti mentre altri sono stati direttamente arrestati.

Le brutte notizie fanno vendere i giornali, ma non aiutano a star meglio

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