Nella conferenza mensile della Bce, in questi giorni in scena a Barcellona, il presidente Mario Draghi è tornato a parlare alla stampa, sostenendo – in parole povere – che le politiche finalizzate alla crescita dovrebbero essere il fulcro delle strategie dell’eurozona, ma solo se accompagnate da una rigorosa austherity nei bilanci.

“Concordo senza dubbio con la sua domanda quando dice che dobbiamo mettere la crescita di nuovo al centro dell’agenda, senza contraddizione con il bisogno di continuare, perseverare con il consolidamento fiscale” sono state le parole esatte pronunciate da Draghi.

A dire del presidente, le economie dei Paesi dell’eurozona dovrebbero essere interessate da una lenta ripresa durante l’anno corrente, per quanto l’outlook continui a dipendere da tipologie di rischio al ribasso dettate da una generale mancanza di fiducia – come i prospetti attuali indicano.

Draghi ha però affermato che “gli indicatori disponibili per il primo trimestre rimangono coerenti con una stabilizzazione dell’attività economica ai livelli più bassi”.

La Banca Centrale Europea nella giornata di ieri ha stabilito di far rimanere i tassi all’1%: Draghi, pur negando che alla conferenza siano state dibattute mosse in questo ambito, ha dichiarato che, in seno al consiglio, si è unanimi nel ritenere che  un’eventuale exit strategy della Bce sarebbe fuori luogo, poiché eliminerebbe de facto molte misure adoperate contro la crisi economica.

I fattori di rischio che gravano sulla crescita sono – a detta di Draghi – i possibili contagi fra ambito finanziario ed economico per l’ormai cronica crisi del debito. Il banchiere ha quindi dichiarato che le manovre fiscali in corso di svolgimento nell’eurozona, per quanto necessarie, stanno pesando e graveranno sulla crescita nel breve periodo, sottolineando comunque che ad esse dovremo l’abbassamento del premio connesso ai debiti maturati dagli Stati dell’unione monetaria europea.

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