Elezioni 2008: sette giorni da 300 milioni di euro
Ricevo stamane dal mio amico Stefanino una mail di quelle catene “informative” che girano nell’underground del web. Premetto che non sono al corrente dei dettagli di questa informativa, ma penso possa comunque essere un ottimo spunto di discussione. Chiaramente conferme e smentite sono sempre ben accettate.
La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale ma non lo è affatto: votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei Ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione. E poi parlano di voler fare l’election day per ridurre i costi della politica -ironizza- Ben altri saranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato al Paese, perché questo è il tipico esempio di come fatta la legge viene subito trovato l’inganno. MORALE DELLA FAVOLA 300.000.000 DI COSTI PER QUESTA GENTACCIA CHE DOPO POCHISSIMI MESI SENZA FAR NULLA GIA’ HANNO UNA PENSIONE DI PLATINO ALLA FACCIA DEI PENSIONATI CHE DOPO UNA VITA DI LAVORO ADESSO PER MANGIARE RACCATTANO LA VERDURA RIMASTA A TERRA NEI MERCATI.
I toni sono molto accesi. Sinceramente, se quando denunziato fosse vero, non ci sarebbe molto da stupirsi. Dagli anni ‘70, quando ancora la politica era una “vocazione” e i politici italiani guardavano con invidia i colleghi tedesci o dei paesi bassi, è iniziata quella rincorsa all’arricchimento “castastale” che ha portato alla situazione dei giorni nostri.
Leggi e provvedimenti che nascondono, spesso anche senza nascondere, privilegi che arricchiscono e fortificano la classe politica.
Per chi volesse approfondire l’argomento, e stranamente non l’avesse letto, consiglio il libro LA CASTA di Rizzo e Stella.
Tags: elezioni 2008, libri, pensioni, politica, stipendi



March 21st, 2008 at 10:12 am
Si tratta di una ipotesi tirata fuori da Calderoli, basata su ‘ipotetiche’ interpretazioni della normativa che definisce i vincoli per le pensioni dei parlamentari. Questa possibilità è stata smentita dai questori di Camera e Senato. In una nota di risposta a Calderoli dichiarano che con il voto fissato per il 13 aprile i parlamentari che erano stati eletti alla prima legislatura non hanno diritto al vitalizio, che invece sarebbe stato conseguito il 27 ottobre 2008 (giorno in cui scade il requisito minimo di 2 anni e 6 mesi di effettivo mandato). Pertanto tali parlamentari, se non saranno rieletti, non potranno maturare il diritto all’assegno vitalizio. Si rammenta infine che, a partire dalla prossima legislatura – hanno concluso i questori - il diritto all’assegno vitalizio si conseguirà dopo 5 anni di effettivo mandato, in conseguenza della riforma approvata dagli Uffici di Presidenza delle due Camere il 23 luglio 2007».
March 21st, 2008 at 10:14 am
Grazie Red della tua testimonianza. Veramente precisa ed oculata. Vediamo se arrivano altre smentite
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