Io e Sballato abbiamo una amica in comune: Claudia Rossi. Claudia è una splendida e sensualissima modella ma sotto quella foresta di ricci rossastri nasconde un cervellino che pulsa e un cuore generoso. Ci ha contattati per porre l’attenzione su un problema a lei molto caro: il dramma dell’amianto a Gorizia (vedi mappa).

Per l’occasione oltre ad aver stilato un documento molto interessante e articolato, ha prodotto delle t-shirt per sensibilizzare maggiormente il pubblico.

Senza dilungarmi vi pubblico direttamente il documento che abbiamo ricevuto.

Amianto, mai più

Amianto: mai piùLa situazione epidemiologica delle malattie da amianto in provincia di Gorizia ed in particolare a Monfalcone è allarmante.

Una situazione drammatica che dipinge una realtà ribadita dai dati scientificamente impugnabili sui tassi di mortalità per le neoplasie asbeto-corrélate nel nostro territorio. Tali dati indicano la provincia di Gorizia come l’area geografica con la più alta incidenza in Italia di casi di mesotelioma della pleura, malattia cosiddetta”patognomonica” e considerata in epidemiologia come un “evento sentinella” dell’esposizione all’amianto. Ciò significa che il mesotelioma è un tumore che è causato pressoché esclusivamente dall’inalazione e/o ingestione di fibrille d’amianto.

L’amianto è stato utilizzato, per le sue particolari proprietà di termodispersione e fonoassorbenza, in molte strutture produttive, ma in particolare è stato usato in quantità esorbitanti nei cantieri navali di Monfalcone, quantomeno fino agli anni ’80. La grande maggioranza delle vittime di questo tumore, è infatti costituita da lavoratori o ex lavoratori dei cantieri navali.

Per rendere l’idea delle dimensioni della tragedia basti pensare che in assenza d’ amianto il mesotelioma ha un’ incidenza di un caso l’anno per milione d’abitanti. Il che significa che nell’area isontina avremmo dovuto aspettarci 1 caso ogni 17 anni.

Negli ultimi vent’anni, tuttavia, sono stati registrati solo a Monfalcone 240 casi di mesotelioma della pleura e circa 600 nella fascia costiera fra Monfalcone e Trieste. Nella sola sede Inail di Monfalcone, nello stesso periodo, sono state riconosciute circa 2000 pratiche per patologie asbeto-correlate. Recenti studi condotti dall’equipe del Prof Bianchi, responsabile dell’U.O. di Anatomia patologica dell’ospedale di Monfalcone, hanno dimostrato, sulla base di criteri internazionali, che oltre il 50% dei decessi per carcinoma polmonare è attribuibile, nell’isontino, al contatto con l’amianto. Negli ultimi vent’anni, sono morte, di questa patologia, tumore ai polmoni, circa 1500 persone residenti nei Comuni del mandamento monfalconese.

Gli studi autopici hanno dimostrato a Monfalcone la presenza d’amianto nel tessuto polmonare nel 70% dei maschi adulti. Questa situazione già “allarmante”, e purtroppo destinata ad aggravarsi ulteriormente. Il tasso d’incidenza del mesotelioma è ancora in crescita a causa del suo lungo periodo di latenza. Si prevede che soltanto a partire dal 2020 potremo assistere ad un calo significativo dei casi di mesotelioma nel territorio monfalconese.

La legge regionale n° 22, fra le più avanzate in Europa, costituisce un passo molto importante nella presa di coscienza, a livello istituzionale, di una realtà così drammatica.

Restano alcune spinose ed angoscianti domande, però…. Tutto ciò si poteva evitare? Perché non si è intervenuti prima? Perché i lavoratori non sono stati avvertiti dei rischi che correvano? Perché non sono state adottate misure di sicurezza?

A queste domande gli organi competenti dovranno dare una risposta! È un dovere morale verso tutti gli ammalati, le vedove, i figli rimasti orfani, i famigliari delle centinaia di vittime.

Firmato
Claudia Rossi

Per commenti in riferimento al documento utilizzate tranquillamente questo blog. Inoltre chiamo in causa l’amico Daniele, per eventuali commenti o post tecnico / medici su quanto riportato.

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