Nonostanze gli sforzi per l’attuazione di un’efficace politica di regolarizzazione, l’Italia si conferma ai primi posti, tra i Paesi industrializzati, in quanto a lavoro nero.

Tradotto in euro, significa che il buco percentuale teorico delle entrate fiscali supera gli 85 miliardi l’anno.

Secondo l’ISTAT nella categoria dei lavoratori irregolari rientrano le posizioni continuative svolte non rispettando la legge, quelle occasionali svolte da studenti, casalinghe o pensionati, da stranieri non residenti e non regolari e quelle plurime, cioè quelle nelle quali si associa al lavoro principale uno non dichiarato al Fisco.

Sembra essere inferiore la quota riguardante l’industria tranne che per il settore delle costruzioni.

Hanno anche rilevato che le regioni del Mezzogiorno continuano ad essere le più colpite dai fenomeni di irregolarità, questa, ovviamente, non è una novità in quanto sappiamo benissimo che nel sud i lavoratori in nero sono nell’ordine del giorno, anche perché lì il lavoro manca, e la camorra è padrona in gran parte del territorio.

In ogni modo per contrastare questa situazione che non fa tanto bene all’economia italiana, bisognerebbe fare dei controlli a tappeto sempre più frequentemente, ma so che è impossibile in quanto quasi tutti i funzionari sono corrotti dalla mafia!

Cresce il fenomeno del lavoro nero in Italia con quasi 3 milioni di lavoratori non regolari su un totale di 24 milioni. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat su «La misura dell’occupazione non regolare» nel nostro Paese.

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