Oltre alle varie lamentele da parte dei politici di turno, si è messa anche la Federconsumatori a criticare l’operato del presidente della Banca centrale europea, Trichet, diffatti è sconcertante vedere che la FED continui a tagliare i tassi di sconto americani mentre la BCE continua a restare imperterrita e ferma delle sue decisioni di mantenere il 4%.

Secondo alcune analisi di esperti del settore, mantenere il 4% porta a delle situazioni poco vantaggiose, come l’aumento del tasso Euribor e sopratutto porta ad un aumento del divario tra l’Euro e il Dollaro, causando quindi le difficoltà per le imprese a sostenere i costi delle materie prime considenando anche il prezzo eccessivo del petrolio che sta appesantendo la situazione.

Oltre alla situazione industriale, bisogna anche considerare la situazione economica famigliare, questo tasso di sconto al 4% sta portando non poche difficoltà alle famiglie in quanto fanno fatica a mantenere la rata mensile del mutuo anche perchè l’inflazione attuale sta peggiorando le cose e questo vuol dire solo una cosa : potere di acquisto uguale a zero!

L’unica soluzione per calmierare la situazione è quella di abbassare i tassi di interesse europei, di almeno mezzo punto percentuale, dal 4,00% al 3,50% solo così si potrà ridare fiato all’economia europea, ma la BCE non si rende conto di tutto ciò, anzi farebbe pensare che sotto a questa decisione ci sia ben altro!

Dopo la riduzione di 25 punti che la Fed ha attuato e prevedendo, come peraltro tutto fa supporre, che vi sarà un ulteriore abbattimento dei tassi americani, non si può che essere sconcertati per l’atteggiamento della Banca Centrale Europea. Probabilmente, bisognerà inviare un mandato di cattura ai responsabili, accompagnato da una denuncia per disastro colposo, se non ci saranno interventi conseguenti sul tasso di sconto europeo. Siamo convinti, infatti, che mantenere ostinatamente fermo il tasso di sconto all’attuale valore del 4% sia utile solo all’industria che compete con quella europea a livello internazionale. Non contrasta affatto, invece, gli aumenti inflattivi, proprio perché, di fronte all’indebolimento del Dollaro rispetto all’Euro, i produttori di materie prime, soprattutto quelli di petrolio, aumentano in maniera notevole il loro prezzo all’origine, per mantenere invariati i loro profitti, comportando così effetti negativi proprio sulla stessa inflazione che si dice di voler combattere.

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