I tassi di interesse resteranno fermi a lungo, la BCE non puùo alzarli e neanche abbassarli, perchè se aumenta i tassi l’economia europea (sopratutto quella italiana) ne risentirebbe e l’inflazione aumenterebbe ancora di più con il conseguente aumento del carovita, e se li abassa ci rimettono loro (ovvio) comunque il mercato, in base alle loro previsioni, tenderà ad essere stazionario. Forse nel 2009 abasseranno i tassi di un quarto di punto e questo sarebbe una bella vittoria per chi ha il mutuo a tasso variabile.

L’inflazione verso il 3%, ma la Bce non può alzare i tassi

L’inflazione di Eurolandia punta dritto verso il 3\%. Complici l’impennata del petrolio e dei generi alimentari, i prezzi viaggiano ai massimi degli ultimi sei anni. Anche il 2007, quindi, si chiuderà con un’inflazione decisamente sopra al 2\%, obiettivo della Bce . Una volata che aumenta la pressioni sull’Eurotower, alle prese con un ‘rompicapo’ che si complica di giorno in giorno: da una parte i prezzi che aumentano e per il controllo dei quali servirebbe una stretta. Dall’altra parte, invece, la crescita rallenta e un aumento dei tassi di interesse non gioverebbe.

Nonostante le iniezioni di liquidità, sia da parte dell’istituto centrale europeo sia da parte della Fed, la crisi sui mercati, legata ai mutui subprime statunitensi, non sembra placarsi e continuerà a essere una delle variabili più importanti che le due banche centrali dovranno terranno in considerazione nel decidere sui tassi, visti e considerati gli impatti che questa sta avendo sull’economia.

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La Bce valuti il taglio dei tassi
La rigida politica monetaria della Bce diventa oggetto di critica aperta da parte delle grandi banche internazionali proprio quando il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, in un discorso tenuto nel North Carolina, ha definitivamente accreditato l’ipotesi di un ulteriore taglio dei tassi d’interesse già nel prossimo mese (secondo alcune fonti l’11 dicembre). Bernanke ha ammmonito che la Fed «dovrà essere assolutamente vigile e flessibile» considerando che l’economia è stata «significativamente colpita» dalle recenti turbolenze finanziarie.
Ma da Oltre Atlatico ieri è partito un attacco diretto all’opposta visione della Bce. «Le preoccupazioni per il rafforzamento dell’euro mal si conciliano con i timori di un rischio di crescita dell’inflazione», e ora a Francoforte «dovrebbero essere aperti a valutare la possibilità di tagliare i tassi». L’invito è giunto a Jean Claude Trichet in un’originale lettera aperta inviata da Erik F. Nielsen, capo economista europeo della Goldman Sachs, alla Bce. In una seduta leggermente positiva per i mercati azionari mondiali, con Wall Street stabile (S&P500 +0,05%, Nasdaq +0,20%) e l’Europa in rialzo (Dj Euro Stoxx 50 +0,58%), l’analisi macroeconomica sottostante la lettera è chiara e articolata (si veda il testo integrale della lettera pubblicata a fianco). Ma ancor più chiaro è il messaggio che Goldman Sachs invia alla Bce: i tassi d’interesse vanno abbassati anche in Europa. Invertendo così le attese in materia di tassi che hanno risentito di «una comunicazione al mercato da parte della Bce meno efficace di quanto sarebbe stato auspicabile». Il riferimento è alle «attese di una nuova stretta monetaria», generata dagli incrementi del prezzo del greggio e di altre materie prime con evidenti ripercussioni «sulle aspettative di inflazione futura».
A giudizio del capo-economista di Goldman Sachs, invece, «l’euro si è già apprezzato al di sopra el suo valore di equilibrio e ogni ragionevole analisi suggerisce che l’inflazione dovrebbe scendere al di sotto del 2% nei prossimi dodici mesi». L’analisi si chiude con una richiesta di ribasso dei tassi, quasi esplicita anche nell’orizzonte temporale. «La pubblicazione delle nuove previsioni della Bce per il 2009, il prossimo 6 dicembre, potrebbe essere per la Bce un’eccellente opportunità per riguadagnare coerenza».

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