C´è un´attività finanziaria che ha cominciato il 2008 peggio delle Borse, anche se non era facile. Le obbligazioni ad alto rendimento, da inizio anno hanno bruciato 35 miliardi di dollari di valore in America. L´indice Merrill Linch del settore è sceso del 3,9% – oscillazione da non parametrare alle azioni, molto più volatili – e le emissioni “spazzatura”, situate sotto il livello idoneo di rating e quindi più rischiose, si frazionano nel trimestre: 11 bond a stelle e strisce per 9 miliardi di dollari, contro 83 emissioni del valore di 40 miliardi un anno fa.
In queste condizioni, la prossima parola chiave, dopo subprime e svalutazioni, potrebbe essere default. Il sistema finanziario americano, ansimante per un centinaio di miliardi di dollari di svalutazioni su titoli e gravato da 370 miliardi di titoli strutturati invendibili, si difenderà togliendo l´ossigeno creditizio alle società meno sicure, e provocandone all´insolvenza. In primis chi ha sviluppato l´indebitamento più aggressivo.

Rispetto a inizio gennaio, i tassi di interesse in Euro hanno subito un adeguamento al ribasso che risulta abbastanza diversificato a seconda di quale tipologia di curva dei tassi si consideri. Analizzando i movimenti della curva “swap”, che rappresenta il livello dei tassi ai quali il sistema bancario si “scambia” denaro sulle varie scadenze, il movimento è stato impercettibile sulle brevi scadenze (inferiori a 1 anno), e comunque abbastanza contenuto e uniforme sulle altre (tra lo 0,30% e lo 0,40%).
Analizzando invece i rendimenti dei titoli di stato europei con rating AAA (Germania, Francia e Olanda), i ribassi sono più marcati (circa lo 0,50%) per le scadenze intermedie (da 2 a 10 anni), mentre sono molto più contenuti o inesistenti per le scadenze molto brevi (inferiori a 2 anni) e molto lunghe (superiori a 10 anni). In entrambi i casi, la forma “a V” delle curve dei tassi in Euro rappresenta un’evidente differenza rispetto p.es. alla situazione negli USA, dove i rendimenti a breve sono ormai nettamente inferiori a quelli a più lunga scadenza. Questa differenza rispecchia il diverso atteggiamento della BCE, che ha mantenuto i tassi di riferimento invariati, rispetto alla FED, che li ha invece abbassati dal 5,25% di pochi mesi fa al 2,25% attuale. La maggiore intransigenza della BCE, rispecchia le preoccupazioni per l’aumento dell’inflazione e le minori preoccupazioni (almeno apparentemente) riguardo all’atteso rallentamento economico.
Su un atteggiamento opposto sembra essere invece la FED, che sembra decisa a contrastare la possibile recessione anche a costo di “abbassare la guardia” sulla stabilità dei prezzi. In ogni caso, su entrambe le sponde dell’Atlantico rimane evidente l’anomalia degli
ultimi mesi che riguarda la forte differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato e il livello dei tassi di interesse sul mercato interbancario.Come si vede dal grafico successivo, che mostra il differenziale tra i rendimenti dei Bond governativi e il tasso Euribor a un anno, nonostante le massicce iniezioni di liquidità delle Banche Centrali, il livello di nervosismo e la sfiducia sul settore bancario/finanziario continua ad essere molto elevata.
A fare le spese di questa situazione di nervosismo sono stati sia i titoli di Stato dei paesi finanziariamente meno solidi come l’Italia, il cui differenziale di rendimento con gli equivalenti titoli tedeschi è più che raddoppiato in pochi mesi, sia i titoli corporate, emessi cioè dalle società.
In questa situazione di non facile lettura, gli indici obbligazionari hanno registrato un andamento molto diversificato.
Mentre gli indici governativi possono vantare un risultato positivo (seppure modesto), quelli che seguono l’andamento del settore corporate hanno invece continuato a perdere terreno a ritmi sempre più rilevanti. Ancora peggio hanno fatto gli indici che seguono l’andamento dei Bond finanziari.

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