Stando ai dati dell’agenzia Istat, ad aprile i prodotti d’uso più comune hanno subito un aumento dello 0,4% con riferimento al mese di marzo, mentre hanno toccato quota 4,7% a livello tendenziale. Per i prezzi questa percentuale segna infatti il dato più alto dall’autunno del 2008.

Il tasso generale dell’inflazione rimane fermo ad un rincaro annuale del 3,3% (con mezzo punto di crescita a livello mensile); tuttavia, balza all’occhio il dato dei prezzi dei carburanti: la benzina raggiunge infatti un rincaro tendenziale del 20,8%, dato mai registrato a partire dal lontano 1996.

Senza contare i rincari di gas e luce, l’aumento del trend connesso all’indice dei prodotti di consumo rimane attestato su un valore del 2,2%. La Confesercenti, a questo proposito,  invoca a gran voce un intervento del potere costituito: “L’inflazione – fa sapere in una nota – non cresce, ma questo dato rischia di essere la sintesi di due situazioni negative che si contrappongono; da una parte gli interventi fiscali – con in particolare il boom dei prezzi dei carburanti – e dall’altra la forte crisi dei consumi. Anche da questo dato si evince che le priorità restano il contrasto della recessione e il rilancio dell’economia interna».

Nel frattempo, in questi giorni di “ponte” per la festa dei lavoratori, giunge un segnale iniziale ed inequivocabile di lieve abbassamento dei prezzi dei carburanti. I leader del mercato, com’è ovvio, si regolano di conseguenza: Eni ha già abbassato il prezzo di benzina e diesel rispettivamente di 1 e 0,5 cent/litro. Per quanto la concorrenza debba ancora rispondere a questa mossa, è facile immaginare che non dovremo attendere a lungo.

I prezzi di natura territoriale rimangono sostanzialmente stazionari. Ribassi di lieve entità si verificano, infine, in corrispondenza di policy locali di incentivo, mentre le aziende cosiddette “no-logo” abbassano in maniera più decisa i prezzi tanto della verde quanto del diesel.

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