Ormai per salvaguardare i propri interessi bisogna essere senza morale e opportunisti, se si è in una situazione completamente sfavorevole e per limitare i danni bisogna cercare di “corrompere” il diretto interessato e in questo caso sono gli operai della Thissen di Torino.

La Thyssen propone una buonuscita premio a chi rinuncia alla causa in tribunale contro la società, ma sembra più un obbligo ad accettare in quanto questi essendo dimissionari per ricevere la buonuscita sono costretti a rinunciare al risarcimento per danni che la Thyssen ha causato.

Insomma questa operazione è stata fatta senza interpellare i sindacati e hanno aprofittato della condizione economica precaria di questi lavoratori proponendo a loro cifre intorno ai 30.000 euro, che rappresentano una linfa vitale per le loro famiglie, invece se avessero deciso di presentarsi in tribunale per il legittimo risarcimento danni forse avrebbero preso di più o forse meno e chissà per quanto tempo dovevano aspettare per avere quello che gli spettano.

In ogni modo queste situazioni ci fanno capire che, ormai, gli ideali, il proncipio, la morale, stanno scomparendo generando di fatto una società cinica e opportunista.

La scoperta è di venerdì sera quando un lavoratore si è presentato alla riunione dei dipendenti Thyssen che intendono costituirsi parte civile contro l’azienda per il rogo del 6 dicembre: “Io sono d’accordo a presentarmi in tribunale – ha detto ai legali del sindacato – ma ho firmato un verbale che mi impedisce di fare causa”.
Ci sono volute poche ore per ricostruire l’accaduto: nel verbale di conciliazione sottoscritto dai dipendenti che concordano la buonuscita con l’azienda è scritto chiaramente che il lavoratore accetta l’incentivo alle dimissioni “a stralcio di ogni e qualsiasi pretesa e/o diritto di ordine sia retributivo, sia normativo sia risarcitorio” e che “rinuncia pertanto” “a risarcimenti per danni presenti e futuri ex articolo… 2043, 2059, 2087… del codice civile”.

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