Con il calcolo dell’anatocismo bancario si intende contrastare quell’azione subdolamente compiuta dalle banche sin dalla fine degli anni novanta.

Volendo semplificare il concetto, con l’espressione anatocismo bancario si suole intendere quella pratica attraverso la quale la banca applica sul saldo debitore i cosiddetti interessi compositi, o interessi sugli interessi. Secondo questo calcolo di anatocismo bancario, il capitale prestato viene a sommarsi agli interessi su quel capitale, così da costituire una nuova base di calcolo.

Di fatto questa pratica era (e talvolta è ancora) applicata dalla banca in qualsiasi operazione di prestito o finanziamento, creando un danno di rilevante entità nel patrimonio del debitore.

Il calcolo dell’anatocismo bancario fino al 1999

L’art. 1283 c.c. contempla l’anatocismo stabilendo che il giudice può condannare al pagamento degli interessi su interessi solo nel caso in cui venga provato che, alla data della domanda giudiziale, erano già scaduti gli interessi principali. Dalla lettura di questo articolo emerge chiaramente lo sfavore con il quale il legislatore considera l’anatocismo quale pratica di capitalizzazione degli interessi.

Applicando la capitalizzazione trimestrale degli interessi, infatti, fino al 1999 gli interessi a debito su un conto corrente venivano addebitati ogni trimestre, mentre quelli a credito solo a fine anno. Ciò comportava che i nuovi interessi fossero calcolati non solo sul capitale prestato, ma anche sugli interessi già contabilizzati.

La soluzione apportata dalla legge di stabilità 2014

Per risolvere l’impasse normativa relativa al calcolo dell’anatocismo bancario è intervenuto l’art. 1, comma 629, della Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità 2014) che ha modificato l’art. 120 TUB in tema di anatocismo.

Con tale norma si è introdotto il divieto di capitalizzazione, grazie al quale le banche non possono più conteggiare ulteriori interessi sugli interessi già maturati. Secondo questa norma del TUB sarà infatti il CICR (Comitato Interministeriale di credito e risparmio) a dover stabilire modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi, purché venga prevista la stessa periodicità nell’accredito e nell’addebito.

Ma il divieto di capitalizzazione è espressamente previsto alla lettera b del medesimo articolo, il quale prevede che “gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre ulteriori interessi, che al contrario, nelle successive operazioni di capitalizzazione andranno calcolati solo sulla sorte capitale”.

Tale norma solleva dei dubbi interpretativi e di calcolo dell’anatocismo bancario di notevole entità, risolti in parte dalle pronunce giurisprudenziali. Fra queste la rilevante pronuncia della Corte d’Appello di Genova (11 marzo 2014) secondo la quale “attualmente l’anatocismo bancario risulterebbe del tutto eliminato dalla L. 27/12/2013 n. 147, che ha ulteriormente modificato il testo dell’art. 120 del TUB nel senso di consentire solo la contabilizzazione e non più la capitalizzazione degli interessi”, indipendentemente quindi dall’emanazione della disciplina secondaria da parte del CICR.

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