L’ultimo summit delle massime cariche UE, tuttora in corso a Bruxelles, si profila come un nuovo buco nell’acqua. Leggendo il comunicato verbalizzato durante l’incontro, i leader dell’eurozona sembrano auspicare che la Grecia rimanga nell’Unione.

Tuttavia, il dibattito ha dimostrato come pesi l’assenza di una guida politica a livello comunitario: in un periodo di crisi sistemica così pressante il clima è denso di litigi e contrapposizioni. E una visione comune sembra ancora distante.

François Hollande, il neo-eletto Presidente francese è tornato a proporre la soluzione degli eurobond, fieramente opposti dalla cancelliera tedesca Merkel. Nemmeno la Spagna, una delle economie più grandi dell’Unione, pur versando in condizioni disastrose – che l’hanno portata a truccare i propri conti – è stata oggetto di risoluzioni comuni.

Il Paese di Angela Merkel ha “grandissime difficoltà” con le obbligazioni proposte da Hollande, ha fatto sapere la stessa cancelliera. Monti, invece, pare disposto ad allinearsi col partito pro-eurobond. Appare, dunque, palese la grande distanza che ora divide i due Stati più economicamente influenti dell’eurozona, Francia e Germania. Come che vada a finire la sfida tra austerità e stimolo alla crescita, il risultato politico attuale vede una sostanziale impossibilità di concertazione di politiche comuni.

Intanto, la Grecia continua a navigare in pessime acque. Prima che i mercati UE chiudessero i listini si erano fatti strada rumors per i quali i capi dell’UE avrebbero raccomandato ai Paesi membri di istituire soluzioni di emergenza in caso di effettiva uscita di Atene. Tuttavia, diverse fonti in seguito hanno smentito quanto sopra, sostenendo che l’incontro non ha avuto fra i suoi argomenti né fantomatici “piani B” né l’uscita della Grecia. Lo stesso Paese ellenico, tramite il titolare del suo dicastero alle Finanze, ha poi definito infondate queste indiscrezioni.

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