photo by prefetturadiparma.itVisto e considerato che da anni si punta molto sul federalismo e la vittoria elettorale della Lega nord dovrebbe dare un’ulteriore spinta in questa direzione, non sarebbe opportuno partire da piccole azioni significative che potrebbero dare il senso di una fiducia dello Stato nei confronti della periferia?

Mi riferisco alla figura del prefetto il quale, secondo Wikipedia è tipica degli stati unitari, in particolare di quelli che hanno adottato un’organizzazione di tipo accentrato, operando quale emanazione diretta del governo centrale nei confronti delle collettività locali. Di solito è investito di poteri di vigilanza e coordinamento, più o meno estesi, sugli altri organi locali dello stato – che nel modello classico, di derivazione napoleonica, dipendono gerarchicamente dal prefetto – nonché di funzioni di controllo sugli enti locali o di raccordo con gli stessi; è inoltre responsabile del mantenimento dell’ordine pubblico e sovrintende alle forze di polizia.

Non sarebbe ora di sopprimere questa figura? Anche da un punto di vista economico, visti i tempi che corrono, sarebbe un buon segnale l’eliminazione, con il prefetto, di tutto quanto gli ruota attorno: uffici, segretari, impiegati e quant’altro. Mi rendo perfettamente conto di non dire nulla di nuovo dato che già molti anni fa ci fu chi, al riguardo, usò queste parole: “ Proporre in Italia, […] di abolire il prefetto sembra stravaganza degna di manicomio. Istituzione veneranda, venuta a noi dalla notte dei tempi il prefetto è quasi sinonimo di governo e, lui scomparso, sembra non esistere più nulla. Chi comanda e chi esegue fuori dalla capitale? Come opera l’amministrazione pubblica? In verità il prefetto è una lue che fu inoculata nel corpo politico italiano da Napoleone.

[…] L’Italia nuova, preoccupata di rinsaldare le membra disiecta degli antichi ex stati in un corpo unico, immaginò che il federalismo fosse il nemico ed estese il sistema prefettizio anche a quelle parti d’Italia […] come le province ex austriache. Si credette di instaurare libertà e democrazia e si foggiò lo strumento della dittatura”.

Oggi non sarebbe il caso di ricordare queste parole e, sapendo che il favore nei confronti del federalismo è, o almeno pare essere, bipartisan, eliminare questa antica figura?

A proposito, chi scrisse le parole citate in precedenza, fu Luigi Einaudi: Presidente della Repubblica Italiana dal 1948 al 1955.

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