I giudici della Corte d’appello civile di Milano hanno autorizzato l’interruzione del trattamento di idratazione photo by zadig.ited alimentazione forzato che fa sopravvivere Eluana Englaro, vittima di un brutto incidente stradale il 18 gennaio 1992. Da quel giorno Eluana vive in stato vegetativo permanente senza più alcuna speranza di ricominciare a vivere una vita normale.

Rispetto massimamente la volontà del padre che da 10 anni lotta per poter dare una morte dignitosa ad Eluana e sono altresì convinto che nessuno come un genitore, possa comprendere quali potessero essere le volontà di una figlia.

Qui sta il punto,  Chi deve decidere se lo stato vegetativo permanete vada interrotto?

Non riesco a farmi una certezza: tutto ciò che so è che la materia è controversa e lo stato vegetativo, non essendo la morte celebrale, può forse permettere che alcune facoltà residuali rimangano, se non intatte, funzionanti. A questo punto mi chiedo: e se la persona in stato vegetativo si rendesse conto, pur non potendo in alcun modo comunicarlo, che è preferibile questo alla morte? E se invece l’incoscienza è tale per cui morire oppure no, a quel punto nulla cambia?

Sfido chiunque ad affermare di desiderare un qualsiasi handicap; certamente, chi subisce menomazioni, di qualsiasi tipo, impara a guardare il mondo con occhi diversi ed a quel punto, mi ripeto, non essendoci la certezza che chi è in stato vegetativo permanente non provi alcunché, non credo ci sia alcuno, se non chi ci ama, che possa decidere per noi, ma nessuna legge può appurare il grado di affetto che qualcuno prova nei nostri confronti.

Indipendentemente dai soloni che si schierano, comunque, per una tesi piuttosto che per un’altra, (teniamo conto che in campo scientifico non ci sono certezze), penso non si debba legiferare su un argomento tanto delicato. Augurandomi che la volontà del papà di Eluana sia rispettata fino in fondo, spero questa conclusione non sia un precedente tale per cui, automaticamente, chi è in stato vegetativo permanente possa essere ucciso, (in fondo di questo si tratta), perché forse, in passato aveva espresso la volontà di non voler vivere in una simile condizione.

In fondo come può l’uomo arrogarsi il diritto di decidere della vita di un altro essere umano se ancora non si è stati in grado di sconfiggere il raffreddore?

 

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