Il governo Berlusconi ha già cominciato a lavorare sulla condizione economica che l’Italia sta riversando in questo momento, e in primis c’è il problema del caro petrolio che sta sconvolgendo il mercato mondiale e in particolare il nostro paese, il principale problema è il carburante che costa troppo e sempre più gente fa rifornimento con 10-20 euro perchè fare il pieno vuol dire svenarsi.
Per alleviare questo problema, il governo Berlusconi nelle mani del ministro dell’economia, Claudio Scajola, dovrebbe tagliare qualche accise che grava sul prezzo della benzina e del diesel, ma purtroppo gli italiani che speravano hanno incassato un bel NO, il motivo di questo rifiuto è che, secondo Scajola, non serve a nulla e non fa risparmiare anzi grava di più alle casse dello stato.
Quindi possiamo solo appoggiarci alla "clemenza" delle compagnie petrolifere, infatti l’Agip riproporrà l’iniziativa "Fai il pieno per la settimana" con un taglio domenicale aggiuntivo di 5,6 centesimi da applicare su tutta l’autostrada italiana.
Si allontana il nuovo sconto fiscale per mitigare il caro-carburanti. Il bonus di 2 centesimi al litro sulle accise, scaduto il 30 aprile ma lasciato in consegna al nuovo esecutivo, «è costato molto» allo Stato (l’erario perde circa 500 milioni di euro su base annua ogni centesimo) e «ha avuto uno scarso risultato sulle tasche dei cittadini», avverte Claudio Scajola, di nuovo ministro dello Sviluppo economico (ma anche delle Comunicazioni e del Commercio internazionale, ora unificati) .
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Con questa tautologia l’attuale premier Prodi, partecipa a uno dei suoi ultimi eventi ufficiali, lo IEF (International Energy Forum):
“E’ necessario che i prezzi petroliferi siano relativamente stabili a livelli accettabili sia per i consumatori che per i produttori. - ha detto Prodi - Prezzi del petrolio troppo alti pesano sull’economia mondiale, specie sui paesi più poveri, con un costo, diretto e indiretto, per l’economia mondiale stimabile in 500 miliardi di dollari ogni 10 dollari di aumento del prezzo al barile” (la repubblica)
Il problema petrolio è molto delicato. Nonostante il continuo calo di valore del dollaro americano, il prezzo al barile del petrolio continua la sua impennata, forse proprio per contrastare l’effetto down del dollaro stesso.
L’Opec (organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) non vede però i margini per gestire un’innalzamento della produzione, anzi segnala che il mercato è in perfetto equilibrio e che la colpa e solo dell’America e dell’attuale situazione di crisi in cui si trova.
Prodi ipotizza soluzioni tramite il dialogo:
la necessita’ di un dialogo strutturato tra consumatori e produttori di energia per una strategia condivisa sui temi della sicurezza energetica (agi)
Anche se a nostro avviso serve veramente un giro di vite forte. Almeno in Italia sarebbero necessari forti tagli alle obsolete accise che uccidono il prezzo dei carburanti, che poi si trasferisce direttamente sul costo dei prodotti, alimentari compresi.
La corsa della benzina e del petrolio non si ferma. Ora la lancetta del contaEuroPerLitro si alza sempre più per avvicinarsi all’euroequaranta al litro.
Il nuovo aumento pare essere causato da:
Il contratto di riferimento sul Nymex, il light sweet crude con consegna a maggio, è salito a 111,8 dollari al barile con un balzo di 3,26 dollari al barile rispetto alla chiusura di ieri (Repubblica)
Insomma una spada di Damocle che pende sulla testa di tutti gli italiani e a farne le spese in modo più grave chi è costretto a fare il pendolare con la propria auto. Tra aumento del tasso dei mutui che pare non arrestarsi e carburante sempre più esoso il rischio di mancare la fine del mese sta ormai diventando realtà, e la piramide del sacrificio giornaliero si espande.