Segui Trading Italia anche via RSS
Raccogliamo dal web gli articoli più interessanti su trading, mutui e finanziamenti e non solo. Articoli sul mondo politico, sul mondo economico e sulla sicurezza online. Ogni articolo riporterà la fonte per consentirti di approfondire online.
Segui Trading Italia anche via RSS. Non sai cos'è l'RSS?

I tassi scendono ma le banche fanno con calma

Wednesday, December 10th, 2008

Dopo che il presidente della Banca Centrale Europea, Trichet, aveva tagliato i tassi di interesse del 0,75%, portando quindi il tasso di interesse al 2,5% e in più i tassi interbancari, euribor a 1 mese era a circa 3,2%, a 3 mesi era a circa 3,54% e infine il tasso eurobor a 6 mesi, che al 90% è il tasso di riferimento per i mutui a tasso variabile, era a 3,61%, rispetto a qualche mese fa c’è una differenza a quasi 2 punti percentuale in meno, ma le banche stanno facendo troppo le furbette, in quanto preferiscono aspettare che si alzi il tasso euribor, prima di abassare le rate del mutuo.

Dobbiamo tenere conto che il 2,5% della BCE è tutto di guadagnato solo per le banche in quanto riceve denaro al quel tasso e lo passa al cliente aumentato di 1-2 punti percentuale e in più c’è lo spread che varia dal 0,5% al 1,5%, tutto questo deve farci capire quanto guadagnano le banche con i mutui a tasso variabile, purtroppo quello che ci rimette da tutto questo è il cliente, siamo in una situazione economica molto delicata e perdere i clienti non fa bene a loro quindi dovevano agevolare il percorso, invece hanno fatto il contrario pensando solo ai loro interessi.

Vista la situazione bisognerebbe fare una protesta significativa in quanto il governo non fa nulla di concreto per spronare le banche ad accelerare il ribasso delle rate del mutuo, dovrebbero capire che così si innalzerebbe il potere di acquisto, quindi protestiamo, facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi!

I mutui variabili continuano a costare cari, nonostante i tassi scendano. Un po’ come la benzina: il costo della materia prima diminuisce, ma il prezzo al distributore viene ritoccato con calma e ponderazione. Nelle banche il meccanismo è più complicato, come tutto quello che succede dietro gli sportelli. Vedi e non vedi, intuisci appena la spiegazione dell’impeccabile bancario in giacca e cravatta, però quando a fine mese arriva la rata del mutuo capisci che qualcosa non torna. norme esistono già, non bisogna toccarle, anzi se possibile rafforzarle».

Via ilgiornale

Il dollaro cresce ancora, la BCE forse taglierà ancora i tassi di interesse

Wednesday, October 22nd, 2008

Ieri l’euro stava perdendo colpi fino a raggiungere 1,28 nei confronti del dollaro, in pratica è il valore minimo dal 2006, il che ci fa capire quanto sia forte la crisi economica in europa, considerato che più l’euro è forte, più l’economia sta bene, e che rispetto a qualche mese fa quando il dollaro valeva 1,60 euro e tutti compravano prodotti provenienti dagli USA, adesso con la recessione in atto è possibile che l’euro possa perdere ulteriori colpi e per ovviare a questo problema la BCE dovrebbe tagliare ancora i tassi di interesse, diffatti girano voci che possa già farlo per fine ottobre, primi di Novembre.

In ogni modo mi viene da pensare che con il prezzo del petrolio che è sui 70 dollari, il dollaro che cresce, la BCE che taglia i tassi, possiamo solo risparmiare sulla benzina e sul mutuo.

La moneta unica europea è scesa sotto quota 1,28 nei confronti del dollaro nella notte, ai minimi da 23 mesi, per poi risalire leggermente a 1,2829 (1,3180 la chiusura di ieri).

Via ilsole24ore

Il dollaro sale ancora, mentre l’euro attende la BCE

Monday, October 6th, 2008

Adesso il dollaro fa la parte del leone e sta recuperando soll’euro di giorno in giorno, adesso un euro vale 1,36 dollari, rispetto a 13 mesi fa è stato raggiunto il livello più basso, adesso conviene sempre meno comprare e/o andare in America, ma di contro si avrà un maggiore guadagni sui introiti provenienti dagli USA, pubblicità Adsense compresa, ricordiamoci quando a gennaio-febbraio l’euro valeva più di 1,50 dollari perà il petrolio era ai massimi livelli.

In ogni modo questa ascesa del dollaro è dovuta all’approvazione del piano finanziario di Bush che ha permesso di rifiatare aun pò il mercato considerando che per comprare le azioni “bidone” ci vorranno circa 6 settimane, quindi per risvegliare l’euro dal suo “torpore” bisogna attendere la decisione della BCE di tagliare i tassi di interesse, che potrebbe dare un risvolto all’economia europea anche se sarà difficile.

L’euro si indebolisce ancora e tocca il livello più basso degli ultimi 13 mesi sotto 1,36 dollari.

Via ilsole24ore

Mutui sempre più cari, a giugno il tasso ha raggiunto il 5,85%

Thursday, July 17th, 2008

L’inflazione sta facendo sempre più vittime, sta portando tutti i prezzi verso l’alto tra questi c’è anche il tasso variabile che si è portato al 5,85% che, tra l’altro, è riferito al mese di giugno e quindi non considera l’aumento del tasso di interesse di un quarto di punto praticato dalla Bce, il che significherà che a luglio, i tassi aumenteranno ancora.

L’abi ha voluto sottolineare che la differenza tra il tasso nominale sui mutui e l’inflazione è più bassa rispetto a qualche anno fa, però questa informazione serve ben poco per le famiglie che hanno stipulato un mutuo a tasso variabile e che vedono, di mese in mese, lievitare la rata mensile del mutuo e per ovviare a questo problema cercano di spostarsi sul fisso, ovviamente ci sono le spese di mezzo ma la sicurezza di dover pagare una rata fissa vale più di ogni altra cosa, sopratutto in questa situazione economica.

Intanto per quelli stakanovisti del variabile, attendono la lettera della loro banca con le proposte di modifica del contratto, in particolare il passaggio dal tasso variabile a un tasso fisso calcolato sulla media del 2006, come stabilito dall’intesa tra Abi e il governo, che partirà da gennaio 2009.

In ogni modo io sono per il variabile, perchè so che dal 2009 tutto si stabilizzerà.

L’inflazione colpisce duramente i mutuo-people italiani. In giugno, cioè già prima del rialzo al 4,25% dei tassi ufficiali da parte della Banca centrale europea, il tasso sui prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni era arrivato al 5,85%, il massimo dall’agosto del 2002.

via ilgiornale

Inflazione, petrolio, tassi, tutto aumenta e non ci resta che piangere

Friday, July 4th, 2008

Ho scelto questo titolo “non ci resta che piangere” con Benigni e Troisi per sottolineare la nostra situazione che sta divantando, di giorno in giorno, sempre più insostenibile tra l’inflazione che è arrivata al 4,00% generando aumenti sulle materie prime, il prezzo petrolio che non smette di crescere e infine la Bce, ieri, ha aumentato di un quarto di punto i tassi di interesse europei portandoli al 4,25% in modo da contrastare l’inflazione.

Capisco i timori di Trichet, ma dico che questo aumento servirà a poco, per non dire nulla, anzi metterà in crisi parecchie famiglie che hanno contratto un mutuo a tasso variabile, bisognerebbe riversare gli sforzi per contrastare l’aumento dei prezzi sul controllo di chi specula sul petrolio e sui mutui e sopratutto cominciare ad investire per poter crescere economicamente. Il problema è che tutti parlano ma nessuno va ai fatti e di conseguenza si arriverà ad una stagnazione.

Purtroppo le banche fanno la parte del padrone ed sono evidenti le loro gravissime responsabilità, che invece di consigliare tassi fissi a partire dal 2005, quando il costo del denaro si era ridotto attorno al 3,5%, al minimo storico con tutte le previsioni che propendevano per una imminente stagione di aumenti, le banche hanno consigliato, a tutti, tassi variabili.

In ogni modo la situazione attuale sta prosciugando sia i stipendi dei lavoratori sia i loro risparmi di una vita e per quanto si possa risparmiare non si riesce a pagare tutto, bisognerebbe aumentare le buste paga dei lavoratori, ma il problema è che nessuno vuole farlo perchè hanno paura della spirale prezzi/salario che porterebbe ad una inflazione ancora più elevata, quindi l’unica soluzione è quella di abbassare le tasse sugli stipendi in maniera considerevole e diminuire la spesa pubblica, ma il governo italiano ha ben altre cose su cui pensare come il decreto anti itercettazioni.

Alla fine non ci resta che piangere!

Il problema per i risparmiatori, se mai, è capire se la mossa della Bce sia isolata o sia invece il preludio a una nuova serie di rialzi. E soprattutto, quanto a lungo possa continuare l’anomalia che vede i tassi interbancari sensibilmente al di sopra dei saggi ufficiali a causa della crisi di fiducia provocata dall’ondata subprime sui mercati del credito. Le previsioni degli operatori, per il momento, scontano un altro aumento di 25 punti base dei tassi entro dicembre.

Via ilsole24ore

L’Europa vuole che la BCE tagli i tassi, ma il 4,50% è imminente

Monday, June 30th, 2008

Oltre la Germania e la Francia, anche la Spagna con Zapatero chiede che la Banca Centrale Europea sia più flessibile nei confronti dell’inflazione che sta flagellando l’Europa in quanto la colpa principale di questo aumento dei prezzi è del petrolio e non all’eccesso della domanda interna, e quindi non dovrebbe aumentare i tassi di interesse.

In ogni modo il Premier spagnolo ha evidenziato una politica non corretta della Bce, in quanto non ha senso agitare i mercati dicendo un mese prima che aumenterà i tassi a luglio, il che significa un conseguente crollo delle borse, però sembra che questa politica sia una sorta di "doppia faccia", cioè che Trichet ha ipotizzato l’aumento del tasso di un quarto di punto, ma che sotto sotto potrebbe essere il doppio e quindi arrivare al 4,50%.

Queste ipotesi hanno generato un malumore nei paesi della Ue e per la prima volta hanno cominciato a criticare l’operato di Trichet, tutti sono per il taglio dei tassi o, al massimo, al mantenimento del 4,00% in quanto la crescita economica è molto ristretta e l’aumento dei tassi potrebbe far ricadere l’economia europea ad un crollo verticale, però sembra che la Bce abbia una politica tutta sua e staremo a vedere come andrà a finire.

Gli analisti, però, pensano che il rialzo di giovedì prossimo potrebbe non essere l’unico e si dicono pronti a chiedere alla banca di scoprire le carte, per portare alla luce il "bluff" nascosto dietro le dichiarazioni di facciata secondo le quali per il 2008 i tassi non dovrebbero salire sopra il 4,25%.

Via ilsole24ore

Perchè non diventiamo come lui? felici per aver pagato le tasse.

Tuesday, June 17th, 2008

Con il petrolio che non smette di crescere come prezzo, e il conseguente aumento delle bollette del gas, della luce, del prezzo del carburante, degli alimenti, lo stipendio che non cresce anzi diminuisce, è palesemente comprensibile che a nessuno piaccia pagare i balzelli, sopratutto se alla fine del mese non ti resta niente.

Con l’inflazione che va a mille, c’è la Bce che per risolvere il problema tende ad essere vaga, spesso ci sentiamo dire che aumenterà i tassi, li taglierà, e alla fine li mantiene, però la possibilità che Trichet tenderà ad aumentare i tassi di interesse di un quarto di punto è molto fattibile, per non dire quasi certa e in quasto caso quelli che hanno contratto il mutuo a tasso variabile sarà una ulteriore spesa.

A parte tutto potremmo essere felici per aver pagato le tasse? perchè no? possiamo comportarci come Primo Rovis, che nel 1980 pagava tasse per un totale di quasi 700 milioni di vecchie lire, pari a quasi 340 mila euro, però era felice di averle pagate, perchè questi soldi hanno contribuito a migliorare il sistema Italia, ecco quello che aveva detto:

«Ho pagato le tasse che dovevo pagare e ne sono felice. Esistono strade, scuole, luce nelle case, assistenza sanitaria, ordine pubblico, tanti servizi a carico dello Stato, che li può garantire e migliorare solo se i cittadini contribuiscono in proporzione al loro reddito».

Insomma se tutti paghiamo le tasse abbiamo solo da guadagnarci!

E’comprensibile che pagare le tasse, specie se sono elevate, non sia piacevole per nessuno e che dunque il 20 giugno non sia un giorno di festa. Al malumore di chi pensa, peraltro comprensibilmente e legittimamente, solo al suo particulare ovvero alla sua tasca, si mescolano considerazioni di ben altra natura. Considerazioni sulle conseguenze generali che la pressione fiscale del momento può provocare sulle condizioni complessive del Paese, sugli investimenti, sull’occupazione, sulla produttività delle imprese e così via.

Via corriere

In Italia l’inflazione ha raggiunto il massimo +3,6%

Friday, June 13th, 2008

L’Istat ha fornito, stamattina, i dati relativi sull’indice dei prezzi al consumo a maggio, che è salito del 0,5% rispetto ad aprile e +3,6% rispetto a amggio 2007, che rappresenta il massimo record da 12 anni (dal 1996), però se spostiamo l’analisi relativa alla spesa quotidiana vediamo che l’incremento è più elevato: +5,4% su base annua, senza poi considerare i prezzi del carburante che hanno raggiunto livelli altissimi.

Per quanto riguarda il campo alimentare, il prezzo del pane ha raggiunto il 13,3% rispetto ad un anno fa mentre per la pasta l’incremento è del 20,7% su base annua e 1,8% rispetto ad aprile, insomma il cibo costa come l’oro, e preparare la colazione, il pranzo e la cena, sta diventando oneroso e ci sono padri e madri che non mangiano pur di far mangiare i loro figli, roba da dopoguerra.

Poi se la Bce manterrà il proposito di aumentare i tassi di interesse a luglio, per far fronte a queste impennate di prezzi, potrebbe essere una buona soluzione, ma ci sono anche quelle famiglie che hanno contratto un mutuo a tasso variabile e non possono spostarlo a fisso, anche se con il decreto Bersani sulla portabilità dei mutui dice che non dovrebbero esserci spese, però le banche hanno trovato l’inganno e si fanno pagare caro per quelli che vogliono cambiare mutuo e/o banca.

In ogni modo questo 2008 è da considerarsi un "annus horribilis" sotto tutti gli aspetti, e possiamo solo sperare che vada meglio anche se l’ascesa del petrolio non sta facilitando la situazione.

L’ Istat, che ha diffuso oggi i dati sui prezzi, conferma che l’inflazione e’ salita del 3,6% su base annua a maggio, ai massimi dall’agosto 1996. Ad aprile i prezzi al consumo erano al 3,3%. L’inflazione su base mensile è stata invece dello 0,5%. Per la spesa quotidiana però i prezzi a maggio sono cresciuti più in fretta del tasso generale: l’inflazione e’ salita al 5,4%, dal 5,1% di aprile. Questo il dato relativo ai beni ad ‘’alta frequenza d’acquisto’’, che vanno dagli alimentari alle bevande, dall’affitto alle spese al ristorante, dai carburanti ai trasporti, dai giornali ai tabacchi.

Via panorama

Le dichiarazioni di Trichet hanno messo in crisi il mercato finanziario

Friday, June 6th, 2008

Dopo la dichiarazione del presidente della Banca Centrale Europea, Jean Claude Trichet, dove dice che per fronteggiare l’inflazione che ha rialzato il capo dopo il calo del mese scorso, a luglio vuole alzare i tassi di interessa di un quarto di punto, quindi dai 4,00% attuali si passerà al 4,25%, e questo ha causato una crisi nel mercato finanziario.

La decisione di Trichet è stata condivisa da parecchi membri della BCE che hanno votato a favore di un rialzo imminente dei tassi di interesse in modo che l’inflazione possa scendere almeno al 3%, ma c’è anche il roverscio della medaglia diffatti potrebbe succedere che il prezzo del petrolio possa aumentare ancora causando di fatto una azzeramento della crescita economica europea.

Questa decisione potrebbe scontentare parecchi consumatori e mettere in crisi parecchie famiglie e aziende, già provate dal crescente aumento dei prezzi della materia prima, ma al 80% la decisione è già stata presa, e qualche operatore prevede anche un ulteriore aumento ad ottobre.

La Bce sta considerando la possibilita’ di aumentare i tassi di interesse di un quarto di punto, di fronte a pressioni sui prezzi sempre piu’ evidenti, e lo potrebbe decidere gia’ alla prossima riunione del Consiglio direttivo, in programma il 3 luglio a Francoforte.

Via ilsole24ore

Il pareggio dei conti di bilancio slitta al 2012

Tuesday, June 3rd, 2008

A Francoforte, in Germania, hanno festeggiato i 10 anni di vita della BCE ed erno presenti tutti i ministri dell’economia della UE e hanno aproffittato per fare una analisi della situazione economica del proprio paese, ma a tenere banco erano l’Italia e la Francia che sono i paesi con il deficit più in rosso e il presidente della UE, Jean-Claude Juncker, ha sottolineato che tutti i paesi devono avere i conti in pareggio entro il 2012, anche se il mercato attuale non permette all’economia europea di crescere.

In ogni modo l’Italia dopo tre anni di purgatorio è uscita dalla procedura d’infrazione per deficit e Jean-Claude Juncker si è congratulato con il nostro ministro dell’economia, Tremonti, peccato che il merito sia da imputare esclusivamente a Prodi e a Padoa-Schioppa.

In ogni modo per poter rispettare questa scadenza il governo dovrebbe diminuire parecchio la spesa pubblica e cominciare a fare sul serio!

Ieri a Francoforte Jean-Claude Juncker, il suo presidente, l’ha detto chiaro: «Tutti i Paesi che ancora non hanno raggiunto l’equilibrio dei conti pubblici dovranno farlo entro il 2012 e indipendentemente dall’andamento del ciclo economico».

Via sole24ore