Stamattina, sono passato da un parco della mia città dove mi capita di transitare molto spesso.
Improvvisamente l’occhio è caduto su un cartello sul quale era scritta la seguente frase: “ obbligo raccolta deiezioni”, con a fianco il disegnino di una paletta ed un cagnolino.
A quel punto la mia mente ha cominciato a viaggiare verso quel dirigente, o presunto tale, che un bel giorno ha firmato un’autorizzazione per far scrivere una frase tanto ispirata su un cartello. Poi mi sono chiesto che faccia avrà colui il quale ha pensato di esprimere un concetto tanto basilare in maniera così “aulica” e sono giunto alla conclusione che quel cartello, in fondo, è la quinta essenza dell’Italia. Sembrerà assurdo ma cosa meglio del sostantivo: deiezione esprime un Paese che, con mille potenzialità si avvita su se stesso massacrandosi di burocrazia, facendo di tutto per rendere la vita dei cittadini un inferno e agevolando il più possibile il soggiorno di stranieri nelle nostre città con cartelli chiari e bilingue…(meravigliosi quelli autostradali).
Se qualcuno fosse in grado di pubblicare la foto del Sig. deiezione, farebbe un servizio alla comunità, se non altro per poter chiedere a quel genio cosa lo ha spinto a toccare certe vette linguistiche.
P.s. Oggi è il settimo anniversario della morte di Indro Montanelli, credo sia giusto ricordarlo, se non altro per la libertà che ha contraddistinto la sua vita.
Parma: martedì 20 maggio 2008.
Alle 8.00 alcuni operai dell’A.N.A.S. stanno predisponendo i segnali per restringere la carreggiata della tangenziale in direzione Bologna da due ad una corsia.
I cittadini che passano, pur un po’ irritati dalle code, sono contenti perché finalmente viene sistemato un pezzo di strada che, da anni sembra un percorso lunare, pieno di crateri.
Mercoledì 21 maggio: devo purtroppo passare su quel tratto di tangenziale ma, l’idea della coda che dovrò affrontare trova consolazione nel fatto che, d’ora in poi la mia auto non rischierà più di lasciare per terra le sospensioni.
Mentre percorro il tratto ristretto a passo d’uomo, noto che non c’è nessuno al lavoro ma, essendo circa le due del pomeriggio, immagino che ci sia la pausa pranzo.
Giovedì 22 maggio: siamo nuovamente tutti in coda, sono le otto del mattino e l’irritazione comincia a prendermi, se non altro perché, dopo tre giorni, la carreggiata è sempre ad una corsia, ma della fine dei lavori, (neanche dell’inizio) non si vede traccia; chiaramente si deve pazientare, del resto si sa che l’A.N.A.S. è un carrozzone statale quindi è inutile pretendere tempistiche da record.
Nel frattempo le code si allungano.
Giovedì 22 maggio, sera: mi capita sott’occhio una Gazzetta di Parma dalla quale vengo a sapere che l’ente di cui si è parlato in precedenza ha sì delimitato l’area nella quale devono essere fatti i lavori ma, senza dare alcuna spiegazione, non li ha neppure iniziati.
Sempre tramite il giornale della città di Parma, (purtroppo l’articolo non è reperibile on line),noi cittadini veniamo a sapere che il Comune ha chiesto spiegazioni senza ricevere alcuna risposta.
Venerdì 23 maggio, la situazione non cambia di una virgola: code, automobilisti ormai in crisi d’ansia conclamata e…nessuno al lavoro sulla strada incriminata.
Sabato 24 maggio 2008, l’A.N.A.S. s.p.a. comunica, sempre tramite il giornale locale e senza scusarsi ne spiegare la settimana di penitenza subita dai cittadini parmigiani, che i lavori di asfaltatura del tratto di tangenziale del quale ci stiamo occupando, cominceranno lunedì 26 maggio per finire mercoledì 28/05, in pratica dieci giorni di code per lavori che necessitano di tre…
Capisco che questo racconto possa non sorprendere i più, ma credo sia ora di dare un nome a questa BUROCRAZIA che ci viene sventolata ad ogni piè sospinto come un moloch senza sapere chi ci lavora, chi sono i responsabili e a chi rivolgersi.
Prendiamo atto che l’A.N.A.S. è un pezzo, purtroppo non l’unico e forse neppure il peggiore, di questa malattia che fa perdere annualmente punti di P.I.L. all’Italia grazie a code, tempo perso, scartoffie compilate inutilmente; identifichiamo i vari pezzi dell’ingranaggio per smascherare chi si trincera dietro l’orrendo termine: “burocrazia”
Come disse il generale Sun Tzu: conosci il tuo nemico e saprai come sconfiggerlo.
Il nuovo Governo, appena insediatosi ha cominciato a lavorare alacremente per risolvere alcune delle questioni che affliggono gli italiani.
Tutto bene, se non fosse per una delle promesse elettorali fatte prima del 13 aprile e che pare, oggi, essere stata accantonata se non dimenticata: l’abolizione delle province, promessa ben più corposa ed interessante dell’abolizione del bollo auto piuttosto che di quanto rimane dell’ICI, (per il quale, comunque, bisogna ancora trovare la copertura).
Se non erro, uno dei maggiori problemi del nostro Paese è il debito pubblico il quale, prevedendo una spesa per interessi gigantesca, fa si che denaro sfruttabile per opere pubbliche piuttosto che aiuti a chi ne ha necessità, venga utilizzato per il pagamento degli interessi.
L’abolizione delle province permetterebbe un notevole risparmio di risorse, nel breve medio termine, spesso sprecate nell’assegnazione di uffici e prebende francamente inutili.
Se solo paragoniamo la situazione italiana a quella di tanti altri paesi, ci rendiamo conto che, a fronte di città di milioni di abitanti, governate da un sindaco con persone delegate a specifici compiti, dalle nostre parti, territori popolati da 2/3 milioni di persone sono, amministrativamente divisi in: regioni, province, comuni e gia questo dovrebbe far riflettere.
L’abolizione delle province potrebbe essere un primo passo verso una semplificazione burocratica che potrebbe puntare, addirittura, a rivedere il disegno delle regioni accorpandone alcune utili solo alla distribuzione di soldi e favori passando per la fusione di comuni abitati da quattro gatti ma completi di sindaco, giunta, assessori, direttori vari e chi più ne ha più ne metta.
Sicuramente gli ultimi due punti restano un sogno, però credo sia utile ricordare quanto promesso in forma solenne da chi oggi ci governa per fare in modo che possa crescere una spinta anche dal basso verso riforme attese ed utili senza pretendere che tutto venga fatto subito ma restando attenti a quanto verrà realizzato nei prossimi mesi ed anni.