Da sempre in Italia siamo abituati a pagare il Canone RAI. O meglio teoricamente in base alla legge (Regio decreto-legge 2 febbraio 1938 n. 246, fu emanata dal Governo di Benito Mussolini per finanziare la macchina propagandistica del regime) siamo obbligati a pagarlo, anche se moltissimi sono quelli che non lo pagano.
Se fosse un servizio pubblico senza pubblicità troverei anche giusto pagarlo, e magari avere la possibilità di pagarlo solo per chi vuole usufruirne. Ma il servizio è comprensivo di molta pubblicità e, se mi permettete, il livello non sempre è paragonabile alle televisioni commerciali. Sicuramente inferiore rispetto alle pay tv, prime fra tutte Sky!
Le proposte di abolizione e le associazioni che si prodigano in questa opera sono molte.
Ad esempio l’UTELIT, associazione nazionale utenti televisivi e consumatori italiani propone una campagna con la possibilità di scaricare il modulo, inviarlo via fax, oppure di farlo online tramite un veloce form. Le loro motivazioni sono:
Aderisco:
- alla petizione popolare affinchè il Governo abolisca il canone RAI (tassa di possesso apparecchio TV), quale bene di pubblica ed essenziale utilità;
- alla Associazione Nazionale Utenti Televisivi e Consumatori (UTELIT) come Socio Ordinario a titolo gratuito;
C’è un’altra associazione che lotta per questo. Si chiama ADUC TLC, è l’associazione per i diritti degli utenti e i consumatori, e TLC contraddistingue i diritti degli utenti TV, Internet e Telefonia. E’ online una campagna STOP al canone RAI, alla quale potete aderire con la compilazione di un modulo online. Per aderire iscrivetevi qui.
Questa la proposta che fanno:
E’ una necessita’ civica che si perde nel tempo, da quando nel nostro etere, negli anni ‘70 del secolo scorso, non siamo piu’ stati costretti a vedere e ascoltare la radio e la tv di un solo gestore. Quando l’etere comincio’ a liberarsi, chi non e’ stato coinvolto in quello spirito che aleggiava nella canzone di Eugenio Finardi “se una radio e’ libera, ma libera veramente, io l’amo ancor di piu’ perche’ libera la mente…“? Ma era una sensazione d’animo che ha dovuto confrontarsi con un mastodonte: la Rai [...] (via Aduc)
Nota statisticha: secondo una ricerca del Corriere della Sera del 2005, sono 5 i milioni di italiani che non pagano il canone, con un danno per l’azienda pari a 500 milioni di Euro l’anno!
foto di oltreilvirgilio
Stamane vengo stimolato da un articolo dell’amico SpippolAzione in riferimento al canone RAI e alla precisazione dell’ufficio delle Entrate. Nel blog viene sottolineata una precisazione del Ministero sul canone RAI:
per affermare che l’obbligo di corrispondere il canone di abbonamento, la cui natura giuridica è quella dell’imposta, si fonda sulla detenzione dell’apparecchio e prescinde dalla volontà del detentore di fruire della ricezione delle audizioni o dall’esistenza di uno specifico rapporto contrattuale
Ma a questo punto mi chiedo: se siamo obbligati a pagare il canone RAI al momento in cui deteniamo un apparecchio audio-visivo, perchè dobbiamo (in quanto diretti contribuenti della TV di Stato) pagare ulteriori soldi perchè la RAI faccia pubblicità al canone e gli abbonati?
Quanto costa la produzione di tale pubblicità?
Quanto costano quegli spazi pubblicitari rubati alla stessa “forza vendita” per pubblicizzare un Non-Prodotto, in quanto corrispondente a una imposta obbligatoria?
Con l’avvento dei conti correnti on line, di home banking e di trading on line, il canale internet ha ridotto i costi di struttura delle banche, questo dovrebbe aver fatto abbassare i costi di conti correnti, ma ancora una volta in italia i costi sono tra i più alti d’europa.
Lo rivela Anna Ponziani, responsabile Ufficio Studi KPMG Advisory e curatrice del rapporto “In una fase caratterizzata da operazioni di concentrazione e d’internazionalizzazione del sistema bancario italiano sara’ interessante capire quali leve saranno utilizzate dalle banche per aumentare la penetrazione della finanza on line nel nostro Paese, nella consapevolezza che questo canale permette di ridurre sensibilmente la loro struttura di costo”.
Molti tra noi hanno uno o due conti correnti, se non di più, coi quali si collegano periodicamente da casa o dall’ufficio, con conseguente calo delle operazioni allo sportello.
Chi fa trading e chi fa semplici bonifici, il tutto senza il classico bancaio davanti.
Grazie a questo, il canone annuo è sceso da 42 a circa 31 euro l’anno in media per conto.
E pensare che in Olanda è addirittura gratis avere un conto corrente!
Lo studio fornisce anche delle stime in merito ai risultati ottenuti dall’e-Banking nella riduzione dell’operativita’ allo sportello: con il progressivo utilizzo del canale internet l’operativita’ allo sportello tradizionale per quanto concerne bonifici e altri pagamenti si e’ ridotta del 30%; ancora piu’ rilevante l’impatto nella compravendita di titoli, in cui il coinvolgimento dello sportello e’ diminuito del 40%. Secondo il rapporto, infine, i primi cinque gruppi bancari italiani (BancoPosta, Capitalia, Intesa, SanPaolo e Unicredit) detengono quasi il 60% delle quote di mercato dell’e-Banking nel nostro Paese. (AGI)
Via Carte oggi