In base ad un rapporto della caritas, sono aumentate le persone che chiedono aiuto alla caritas per quanto riguarda il mangiare, e i nuovi sono gli impiegati ministeriali, dove con il loro stipendio non riescono ad arrivare a fine mese e sopratutto se devono mantenere la famiglia e sono costretti ad andare nei posti dove la caritas distribuisce alimenti oppure vanno a mangiare nella mensa dei "poveri".
Questa situazione "fotografa" la povertà in crescendo dell’Italia a causa dell’inflazione galoppante tra mutuo/affitto, bollette, benzina, cibo è praticamente impossibile risparmiare e aumentano casi dove si fa ricorso agli aiuti della caritas per poter tirare avanti. Se poi capita una situazione istostenibile tipo una malattia, una grossa multa, la morte di un componente della famiglia ecco che arriva il patatrack.
Sarà difficile trovare una soluzione immediata per risollevare l’economia italiana, ci vuole tempo per risanarla!
I dati ancora non li hanno messi nero su bianco, perche’ le parrocchie ancora li devono trasmettere, ma un fatto e’ certo: a chiedere aiuti economici o alimentari alla Caritas diocesana o ad altri centri religiosi non sono piu’ e solo i ’senzatetto’, i nullatenenti, ma impiegati minisgteriali, comunali e lavoratori di vari ceti sociali. Insomma sono i cosiddetti ‘nuovi poveri’: famiglie dove non lavora solo uno dei coniugi, ma anche due. Famiglie pero’ che con la crisi economica non riescono piu’ ad arrivare alla terza settimana del mese, perche’ i soldi finiscono prima.
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E’ stato rilevato, in maniera percentuale, il peso delle tasse che gravano sulla benzina che è pari al 58%, in sostanza con 1,4 euro attuali sarebbero 0,59 euro al litro senza le accise.
Il ministero ha anche puntualizzato che questo 58% è inferiore alla media europea e che in Francia e in Inghilterra si è oltre il 63%, ma dico che è facile guardare gli altri che sono messo peggio, ma non guardano mai quelli che sono meglio di noi come la Spagna che ha il 50% di peso fiscale sulla benzina.
In ogni modo il prezzo attuale della Benzina e e del Diesel è molto elevato e quindi insostenibile per la maggior parte dei consumatori come i pensionati e i giovani precari.
Bisognerebbe togliere almeno l’8% del peso fiscale che sarebbero 0,11 euro in meno con un risparmio di almeno 10 euro a pieno, solo così si riesce, almeno in parte, ad recuperare una piccola fetta del potere di acquisto.
Ma sappiamo benissimo che il governo non ha alcuna intenzione di togliere le accise in quanto è una rendita continua che ingrassa parecchio le casse dello stato e che poi verranno destinati in contributi statali che non servono a nulla o che verranno persi in opere inesistenti.
“In Italia, il peso percentuale della componente fiscale sul prezzo della benzina verde è pari al 57,9% sul prezzo finale. Una quota inferiore alla media europea e a quella registrata in Gran Bretagna, Francia e Germania, mentre più “virtuosi”, da questo punto di vista, sono gli spagnoli.”
Adesso con i mutui sempre più cari e l’attuale crisi economica abbinata all’inflazione che cresce sempre di più, è sempre più difficile comprare una casa. Questo fatto ha generato una inversione di marcia per quanto concerne la compravendita di immobili, diffatti se un proprietario di un immobile decidesse di vendere, dovrà abbassare il prezzo altrimenti dovrà aspettare parecchio!
Si capisce benissimo che questo non è il momento di vendere e neanche comprare, bisognerebbe avere pazienza finchè la situazione economica si stabilizzi e che, sopratutto, la BCE abbassi i tassi di interesse!
Scende la «febbre del mattone»: per vedere un immobile sono ora necessari 135 giorni - circa 4,5 mesi - contro i 118 giorni che bastavano solo fino a sei mesi fa. In pratica per trovare un acquirente, è necessario pazientare circa 15 giorni in più rispetto allo scorso agosto.
Le bollette del’acqua, gas e rifiuti hanno raggiunto dei livelli difficilmente sopportabile da una famiglia media, la causa non è da imputarsi all’inflazione in quanto l’aumento è il triplo della normale inflazione, ovvio che dietro a tutto questo c’è la speculazione del prezzo a barile del petrolio.Oltre al fatto che la materia prima (pane, carne, benzina etc,) abbia raggiunto dei prezzi elevati, non si può permettere che anche l’acqua, luce, gas e rifiuti costino care quasi come un secondo mutuo, come può una famiglia che ha sul groppone un mutuo da pagare e deve sobbarcarsi anche questi aumenti incontrollati.
Il governo non ha fatto molto per calmierare questi prezzi e la situazione attuale non ci fa sperare che vada per il meglio, anzi l’unica speranza che abbiamo è che il nuovo governo che andrà in auge, a prescindere che sia di destra o di sinistra, possa andare avanti con il programma di riduzione del peso fiscale presente in ogni stipendio/pensione così da avere qualche euro un più da poter tirare qualche sospiro di sollievo.
In ogni modo bisogna già provvedere con le centrali nucleari per poter risparmiare con le bollette della luce, andare avanti sempre di più con la raccolta differenziata e sopratutto fare partire al più presto il federalismo fiscale!
“Scendendo nel dettaglio, si nota che l’acqua è il bene che è rincarato di più, il 61,4% che corrisponde a poco meno del triplo dell’inflazione. Il secondo balzo è stato quello delle tariffe del gas +45%, seguito dal rincaro delle spese per i rifiuti +43% e da quello per i trasporti urbani +35%. Invece sembra quasi moderata la crescita delle tariffe elettriche, un +20,8% che risulta inferiori all’inflazione.”
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