Piccolo post di opinione personale sulla brillante iniziativa del Codacons per la problematica dei redditi online.
Tralasciando il merito della questione, su cui ormai si sono espressi più o meno tutti gli italiani in età post puberale e forse anche parte di quelli in età pre puberale, l’iniziativa del Codacons lascia sconcertati.
Maxi denuncia e maxi richiesta di indennizzo per danni pari a 20 miliardi di euro. Quasi una finanziaria di Prodi.
A chi viene fatta codesta richiesta?
A Vincenzo Visco? Assolutamente…per quanto può guadagnare dubito che abbia 20 miliardi di euro nascosti nel materasso. A chi allora?
Allo stato ovvio!
Ragionando per collegamenti:
Codacons denuncia Stato —> Stato in ipotesi perde la causa —> Lo Stato è composto, oltre che dalle istituzioni, dai Cittadini —> I Cittadini siamo noi che in linea teorica chiederemmo tale rimborso —> Lo Stato Paga 20 miliardi di euro ai Cittadini —> da dove li prende? Dai Cittadini.
In sintesi i 20 miliardi di euro li pagano i 38 milioni di italiani che poi li riceveranno. Ad ulteriore prova dell’intelligenza della richiesta va ponderata la questione degli sprechi lungo la strada che porterà i soldi ai cittadini. Quindi ipotizzo che noi 38 milioni di italiani verseremo diciamo 30 miliardi di euro per riceverne poi 20. Parte dei dieci miliardi di surplus finirà al Codacons per pagare avvocati, strutture e simili.
Che gioia!
Secondo il Codacons la gravità dei fatti che ha contraddistinto la cronaca della settimana scorsa, merita un risarcimento di 52 € per ogni contribuente. La violazione della privacy secondo l’associazione dei consumatori è stata palese, e merita una pena esemplare. L’ultimo atto ecclatante del ministero (o pro ministero) Visco?
La richiesta di risarcimento di 20 miliardi di euro, spiega una nota del Codacons, “e’ da distribuirsi tra i 38 milioni di contribuenti italiani , 52 (secondo noi 520 euro - grazie luca, ndr) euro circa per ciascuno di essi”. (via Rai News 24)
Nel frattempo non si placa il tam tam informativo nel web. Dopo mille post riguardanti questo fatto, primo fra tutti quello di Alberto Falossi (che però furbissimo ha mascherato lo screenshot), compreso lo sfogo inaspettato di Grillo, che sarebbe dovuto essere contentissimo per questo atto di trasparenza, scattano le prime mosse, proprio contro quei blog o quei servizi che ancora diffondono copie dei dati fiscali.
Anche il mondo del peer 2 peer non si placa (leggete anche qui), continuando a diffondere i file con tutte le informazioni dei redditi 2005. Ma ponete molta attenzione, si parla di pene anche per chi lo scarica: noi vi abbiamo avvisato!