Anche nelle elezioni 2008 le polemiche contro exit poll e proiezioni sono state molto accese, nonostante i risultati previsti o interpolati non fosse così distanti dalla realtà.
Quindi per i risultati elettorali in attesa oggi niente exit poll! Punto!
Non sono stati diffusi exit poll e quindi i primi ragionamenti sul voto potranno essere fatti solo quando lo spoglio delle schede sarà stato avviato e avrà raggiunto una discreta copertura. (fonte corriere)
Bisognerà quindi attendere fino a questa sera per aver notizia. Ma cosa c’è ancora in ballo?
Per ora sappiamo che l’affluenza è stata in netto calo, ma dubitiamo la colpa sia del bel tempo arrivato dopo settimane di cielo nero.
Ieri, nella prima giornata, affluenze in forte calo in tutta Italia. Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, alle 22 si erano recati alle urne per il secondo turno delle comunali il 46,258% degli aventi diritto contro il 58,744% del primo turno. Una flessione di circa 12 punti e mezzo. (via La Stampa)
Ogni famiglia spenderà circa 400 euro in più all’anno a causa dell’aumento dell’inflazione in ottobre al 2,1% rispetto all’1,7% di settembre e all’1,6% di agosto. Le stime sono delle associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori.
Epifani però dice di prestare attenzione alle speculazioni.
Confcommercio e Confesercenti pur non minimizzando la portata degli
aumenti, affermano che sui rincari «influiscono le tensioni internazionali sui
prezzi e sulle materie prime, e il forte balzo dei carburanti e delle tariffe
locali del 4% con punte di oltre il 10% per lo smaltimento dei rifiuti»
(Confesercenti), e che «il dato era largamente prevedibile per effetto degli
aumenti delle materie prime energetiche, degli alimentari e della produzione» e
che «al netto di queste componenti l’inflazione rimane sotto il 2%»
(Confcommercio). Secondo quest’ultima organizzazione, perciò, «il dato di
ottobre non autorizza una lettura allarmistica. Il fenomeno non è un’esclusiva
italiana, ma la ripresa dei prezzi legata a prodotti di prima necessità
preoccupa per i possibili effetti sui consumi delle famiglie». Per la
Confesercenti, inoltre, «non va sottovalutato che per la prima volta dopo anni
l’Italia manifesta un tasso d’inflazione meno sostenuto della zona euro».
Conclude la Confesercenti: «Il governo può intervenire subito: non serve la
Guardia di finanza, ma la riduzione delle accise sui carburanti e lo stop della
corsa inarrestabile delle tariffe locali».
Via Corriere
Che tutto non sarebbe filato liscio come l’olio, Pier Luigi Bersani lo sapeva fin dall’inizio. Anche se in qualche caso la realtà ha superato la fantasia più fervida. Chi avrebbe mai potuto pensare che un tentativo (lodevole) di liberalizzazione si sarebbe risolto con un aumento delle tariffe? Eppure questo è quello che è accaduto per i taxi, almeno a Roma e Milano. Dopo trattative estenuanti, scioperi e quasi scontri di piazza i tassisti della Capitale hanno «concesso» 1.450 licenze in più, oltre al prezzo fisso della corsa Roma-aeroporto di Fiumicino. Ora stanno negoziando un aumento medio delle tariffe del 18%.
A Milano la concessione è stata quella di far guidare lo stesso taxi a due
persone diverse. Il fratello, il coniuge, il cugino? Poco importa. Ciò che conta
è che le tariffe sono salite anche in questo caso del 20% circa. Si dirà: è già
un bel risultato. Ma non è quello che milioni di cittadini si aspettavano.
Eppure nella legge che Bersani aveva voluto c’era una bella tagliola per
scoraggiare chi remava contro la liberalizzazione. I Comuni, perché le decisioni
sui taxi sono di competenza esclusiva dei Comuni, potrebbero imporre ai riottosi
«bandi onerosi» per distribuire nuove licenze. Ebbene, finora c’è stato un solo
caso: a Bologna, dove il sindaco Sergio Cofferati è riuscito a ottenere
d’autorità 41 (quarantuno) licenze. Bersani non è il tipo che si deprime
facilmente. Ed è noto che vede sempre il bicchiere mezzo pieno. Qualche
risultato, del resto, l’ha portato a casa. Dopo le iniziali difficoltà, per
esempio, l’abolizione dei costi di ricarica per i telefonini avrebbe fatto
calare da marzo a oggi i prezzi della telefonia mobile del 14,2%: questo,
almeno, sostiene l’Istat. E poi ci sono le farmacie. Con la norma che ha
consentito la vendita dei farmaci da banco (come l’Aspirina) anche nei
supermercati e nelle «parafarmacie » sono stati aperti finora 1.661 nuovi punti
vendita. E 5 mila giovani farmacisti avrebbero trovato lavoro. Per non parlare
del calo dei prezzi fra il 20 e il 30%. Ma anche in questo caso non è stata una
passeggiata. Non sono mancate neppure polemiche insidiose.
Via Corriere
In soli tre anni, i prezzi delle case solo salite di oltre un quarto e continuano a crescere: in particolare, per i capoluoghi si tratta di un aumento del 26,5% dal 2004 mentre per i comuni non capoluoghi l’incremento è stato del 23,2%. È questo il trend evidenziato dall’Osservatorio del mercato immobiliare pubblicato dall’Agenzia del Territorio e relativo ai primi sei mesi dell’anno. Dai dati, emerge che i prezzi delle case sono sempre in salita (+6,6%) mentre scende il numero delle compravendite nel settore residenziale del 3,4%.
Nel primo semestre dell’anno il volume delle compravendite nel settore
residenziale con 412.774 transazioni ha registrato un calo del 3,4% rispetto al
primo semestre del 2006 (il decremento comunque più contenuto rispetto agli
altri settori), mentre il volume delle compravendite complessivo è stato di
884.442 transazioni con una diminuzione pari al -3,9%, rispetto allo stesso
periodo dell’anno scorso. I dati fotografano «una inversione di ciclo già
preannunciata, che si riflette innanzitutto sulle compravendite e poi sui
prezzi, per i quali si assiste ad un lieve rallentamento del tasso di crescita,
che comunque resta positivo», ha sottolineato il direttore dell’Omi Gianni
Guerrieri.
Via Corriere
Dopo il pane (già citato nel nostro blog), anche la pasta entra nel mirino dell’Antitrust, che ha aperto un’istruttoria per possibili violazioni della concorrenza per gli aumenti dei prezzi della pasta. L’Autorità, si legge nel comunicato, indagherà per accertare che ci siano state “possibili intese restrittive della concorrenza nei confronti di Unione industriale pastai italiani e di Unione nazionale della piccola e media industria alimentare”. Le associazioni, infatti, “potrebbero aver dato indicazioni per aumenti dei prezzi omogenei sul territorio nazionale”.
L’Antitrust ha aperto un’istruttoria per possibili violazioni della
concorrenza per gli aumenti dei prezzi della pasta. La pratica riguarda
«possibili intese restrittive della concorrenza nei confronti di Unione
industriale pastai italiani e di Unione nazionale della piccola e media
industria alimentare». Le associazioni, infatti, «potrebbero avere dato
indicazioni per aumenti dei prezzi omogenei sul territorio nazionale».
L’istruttoria dovrà verificare se le indicazioni di aumento del prezzo da
applicare alla pasta, a partire da settembre, fornite dalle due associazioni,
abbiano ristretto la concorrenza. Secondo l’Autorità, infatti, «i dati sugli
incrementi di prezzo da attuare potrebbero aver costituito un punto di
riferimento per l’aumento del prodotto finito, inducendo i singoli produttori ad
adottare una strategia uniforme anzichè concorrere sul prezzo a fronte
dell’aumento del grano e quindi della farina».
Via ilSole24Ore
L’istruttoria, che dovrà concludersi entro il 30 novembre del 2008, è stata
avviata anche a seguito di una denuncia presentata da Federconsumatori Puglia.
Nella segnalazione veniva citato un incontro avvenuto a Roma tra circa 50
imprese sulle 160 aderenti ad Unipi che rappresentano l’85% della produzione
complessiva del settore, dal quale sarebbe emersa la decisione di aumentare il
prezzo della pasta. Nel corso della preistruttoria gli uffici dell’Autorità
hanno individuato indicazioni analoghe da parte di UnionAlimentare sulla base di
dichiarazioni rilasciate dal presidente. I provvedimenti, conclude l’Antitrust,
sono stati notificati alle due associazioni, nel corso di alcune ispezioni
effettuate dai funzionari dell’Autorità, coadiuvati dal Nucleo Speciale Tutela
Mercati della Guardia di Finanza.
Via Corriere
La crisi dei mutui non sembra archiviata. Anche se Alan Greenspan, l’ex timoniere della Federal Reserve, intravede «segnali incoraggianti», Citigroup, il colosso finanziario leader al mondo, ha lanciato un preoccupante allarme utili, annunciando di aspettarsi per il terzo trimestre dell’anno un calo dei profitti del 60% circa su base annuale.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Dow Jones, il gigante dei
servizi finanziari ha motivato la propria decisione con i problemi relativi «ai
titoli garantiti dai mutui», alle condizioni in cui versa il mercato del credito
e al «deterioramento delle condizioni del credito al consumo».
Malgrado il tono delle notizie, la fiducia domina sui mercati finanziari: il titolo
Citigroup, a metà giornata sui mercati americani, guadagna addirittura il 2%.
Per gli operatori, evidentemente, i motivi che hanno causato il «profit warning»
della banca sono eccezionali e soprattutto transitori e il mangement ha le
risorse per tenere sotto controllo il disordine nel business.
Via Corriere