Delle due inquietanti crisi che l’economia mondiale sta attraversando - caos finanziario e aumento dei prezzi dei prodotti alimentari - la seconda è la più preoccupante. In molti paesi in via di sviluppo, la parte della popolazione più povera spende circa tre quarti del suo reddito in prodotti alimentari. Inevitabilmente, i prezzi elevati minacciano disordini, nel migliore dei casi, e la fame di massa nel peggiore dei casi.
I recenti picchi di prezzo colpiscono quasi tutti gli alimenti. Ma questi picchii sono essi stessi parte di una più ampia gamma di aumenti di prezzo delle merci in generale.
Sono forze potenti che agiscono sui prezzi di energia, materie prime industriali e alimentari. Quali sono queste forze? Esse comprendono la rapida crescita economica nei paesi emergenti, la debolezza del dollaro USA e le pressioni inflazionistiche a livello mondiale.
Come mai avviene ciò?
Sul lato della domanda, i forti aumenti dei redditi pro capite in Cina, India e in altri paesi emergenti hanno sollevato la domanda per i prodotti alimentari, in particolare, le carni e i relative mangimi per animali. Questi cambiamenti hanno influito anche sulla riduzione dell’uso del territorio per la fornitura di cereali a disposizione per il consumo umano.
Inoltre, l’aumento di produzione dei biocarburanti, ulteriormente stimolato dall’impennata dei prezzi del petrolio, aumenta la domanda di mais, olio di colza e gli altri cereali che sono un alternativa a colture alimentari. Il World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale osserva che “anche se ancora i biocarburanti rappresentano solo l’1 ½ per cento dei combustibili liquidi globali, essi hanno rappresentato quasi la metà della crescita del consumo di grandi colture alimentari nel 2006-07″.
Questi dati rappresentano un punto di riflessione importante da cui è necessario partire per una riforma sostanziale dell’agricoltura mondiale.
Liberamente tradotto da: Financial Times
A novembre la Commissione Europea prevedeva per l’ economia italiana una crescita nel 2008 dell’ 1,4%. A febbraio erano state riviste le valutazioni e dimezzato la previsione allo 0,7%. Oggi esce invece un’ ulteriore aggiustamento (forse definitivo) che valuta le possibilità di crescita dell’ economia del nostro paese ad un modestissimo 0,5% (più credibile delle versioni precedenti, se si considera che nella relazione unificata del governo si parla di 0,6%).
Il motivo di tali revisioni al ribasso è probabilmente dovuto ad un trimestre gennaio-febbraio-marzo più “roseo” di quelli che saranno i successivi mesi dell’ anno, per i quali si prevede crescita piatta.
Sempre la Commissione Europea auspica una crescita nell’ anno 2009 dello 0,8. C’è da aspettarsi di peggio?

Il Fondo monetario internazionale taglia drasticamente le prospettive di crescita economica in Italia per il 2008: l’incremento del Pil, infatti, non supererà lo 0,3% a fine anno.
Questi i dati del FMI che gettano una pesante ombra sul futuro dell’Italia. Il dato, probabilmente ufficializzato nel Rapporto economico globale mercoledì prossimo, è dell’1% inferiore alle stime di ottobre, ma è anche la metà rispetto allo 0,6% che lo stesso Fmi riteneva raggiungibile ancora all’inizio di marzo.
Le reazioni a questa notizia non si sono fatte attendere, il primo a parlare è stato il numero uno dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che si e’ dichiarato apertamente in disaccordo, poi il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi che, anche non citando direttamente l’Italia, ha pronunciato lo stesso giudizio (negativo) sulle previsioni per la zona euro, definendole eccessivamente pessimistiche. Stessa cosa ha sostenuto il commissario Ue, Joaquim Almunia.
Qualche dato per comprendere meglio:
Il rapporto deficit/pil dovrebbe attestarsi in Italia al 2,5% sia quest’anno sia nel 2009, mentre il rapporto debito/pil dovrebbe essere quest’anno del 103,6%. Numeri in linea con le previsioni del governo (2,4%).
Secca riduzione della crescita anche per la zona dell’euro. Il prodotto registrerà un aumento inferiore all’1,3%, a fronte dell’1,8% stimato a gennaio. Cifre che però Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, contesta: “L’inflazione è la principale fonte di preoccupazione, ma non ci sono prospettive di recessione e la crescita sarà maggiore di quanto preveda il fondo. Un Pil 2008 a +1,3% non è ipotesi realistica”. Contrarietà che Juncker estende anche alle cifre che riguardano l’Italia.
Restano da comprendere le cause di questo “collasso”: subprime? calo generalizzato mondiale? Cina?
Fonti parziali:
Economist
Sole24Ore
Repubblica
Il presidente della Piaggio, Roberto Colaninno, conferma le previsioni in casa Piaggio: dati confortanti, raggiungimento degli obiettivi. Un regime costante e soddisfacente di crescita.
“‘I dati dei primi 9 mesi, che io considero eccellenti per la Piaggio, mostrano una crescita sia a livello di fatturato che di Ebitda, una forte riduzione dell’indebitamento ed un aumento della pressione fiscale’ che ha penalizzato l’utile netto. ‘Sono molto soddisfatto’.”
via Borsa Italiana
Non perde nemmeno questa volta però l’occasione di indicare problematica la pressione fiscale italiane, che tende a strozzare i risultati delle aziende, gravando pesantemente sugli utili.
“Siamo cresciuti ancora - ha spiegato Colaninno - ma sul risultato hanno pesato moltissimo le tasse”.
via antenna3
Una situazione purtroppo che sta colpendo a 360° l’economia italiana, causando costanti rialzi dei prezzi, assolutamente deleteria per l’economia nazionale. Le peggiori previsioni sono quelle di un aumento continuo della divergenza tra poveri e ricchi e l’aumento dell’inflazione.
Il Fondo monetario internazionale taglierà le previsioni per la crescita mondiale a causa dell’impatto della crisi dei mutui ’subprime’ negli Usa. Lo ha detto il direttore generale del Fmi, Rodrigo de Rato, pur senza dare dettagli sulle cifre.
E’ troppo presto per quantificare” - ha detto de Rato secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg - e anche se ad essere più intaccata sarà la crescita degli Usa, prevediamo conseguenze in Europa e Giappone, ma probabilmente molto più limitate
Via repubblica.it
Non sono ancora del tutto conteggiati gli effetti sulla crescita economica della crisi dei mutui ipotecari «subprime» negli Usa e della conseguente gelata sui mercati creditizi.
Lo ha indicato il capo economista dell’organizzazione, Jean-Philippe Cotis.
Via Corriere.it