Dopo la laurea o diploma, si comincia a fare esperienza nel mondo del lavoro e per questo ci sono gli stage che, nella maggior parte vengono concordati con l’università, altrimenti ti devi arrangiare. Lo stage ti permette di formarti nel mondo del lavoro e quindi acquisire esperienza che è fondamentale per le aziende, ma purtroppo sta diventando un peso economico per le famiglie, in quanto ci sono delle aziende senza scrupoli che cercano stagisti a costo zero in modo da poterli sfruttare.
Nella blogosfera troviamo testimonianze di coloro che hanno lavorato come stagista e sono rimasti insoddisfatti della loro esperienza lavorativa, sia per quanto riguarda l’esperienza, sia per quanto riguarda la busta paga, come Claudia che ha cominciato con uno stage estivo in auna agenzia interinale:
«Inizio in luglio, ad agosto mi mollano da sola in una filiale del centro alle prese con cessazioni, assunzioni, buste paga, senza nessuna esperienza. E per 200 euro al mese».
Massimo, invece è uno stagista in una emittente televisiva:
«Dopo il primo contratto di tre mesi mi riconfermano due volte, in totale nove mesi di stage, gratis, soltanto un ticket restaurant al giorno, nessun rimborso spese»
Queste testimonianze ci fanno capire come sia difficile trovare un buon lavoro che ci permetta di acquisire esperienza e allo stesso tempo stare economicamente tranquilli, ma, per fortuna, c’è in loro aiuto una lista delle migliori aziende per stagisti che ti permettono di avere tutto questo, al primo posto c’è l’azienda Magneti Marelli che offre una busta paga mensile di 1.000/1.200 euro con rimborso spese, poi ci sono anche varie aziende dove ti possono anche offrirti un buono palestra, parcheggio libero, un appartamento per chi vive lontano, insomma una manna, ma dipende anche dalla capacità dello stagista, mica assumono tutti!
Questa lista la potete trovare su repubblicadeglistagisti e si trova nella colonna a destra e viene aggiornata periodicamente, per questo “tesoro” bisogna ringraziare la veneziana Elena Voltolina e sperare che il governo cambi questa legge assurda.
La legge che regola questa materia è la 196 del ‘97 (art. 18) con decreto 142 del ‘98: prevede che “il soggetto ospitante non è tenuto a pagare alcuna retribuzione né contribuzione al tirocinante” e fissa il limite di 12 mesi per gli universitari.
via corriere
L’Istat parla chiaro e senza mezzi termini. Stiamo messi male.
Ieri si parlava di sicurezza, oggi parliamo di istruzione. Il dato che emerge è sconcertante:
Nel 2007 infatti il 48,2% della popolazione di età compresa tra i 25 e i 64 anni aveva conseguito come titolo di studio più elevato solo la licenza di scuola media inferiore. Nel contesto europeo l’Italia presenta al 2006 un valore dell’indicatore pari al 48,7%, che posiziona il nostro Paese in fondo alla graduatoria insieme a Spagna, Portogallo e Malta.
Quasi un italiano su due non ha come ultimo diploma conseguito la licenza media. Il dato, inoltre, ci pone ai livelli più bassi in Europa (ricordiamo che l’Europa adesso è a 27 Stati membri, fra cui Romania, Slovvacchia ecc che presentano tassi di scolarizzazione molto bassi).
Il Mezzogiorno presenta poi un peggioramento: dal 2004 al 2007 le regioni del Sud hanno visto aumentare la popolazione in possesso della sola licenza media di 2,4 punti percentuali. Nell’analisi per regione emerge che Sardegna, Sicilia, Campania e Puglia presentano un maggior numero di abitanti fermi agli studi di scuola media inferiore, con quote intorno al 56-57%. Al Nord le situazioni in cui si rilevano le quote più elevate degli adulti che hanno conseguito solo la licenza media inferiore sono quella della provincia autonoma di Bolzano (52,6%) e della Valle d’Aosta (52,3%).
Il dato su cui vorrei farvi riflettere è però questo:
Mentre quella che si mantiene costantemente bassa è la spesa per l’istruzione: nel 2005, rileva l’istat, l’incidenza di questa voce sul Pil era pari al 4,4%, ampiamente al di sotto della media dell’Ue27 che era del 5,1% nel 2004.
Le motivazioni, a volte, si trovano anche abbastanza facilmente…
Fonti parziali:
Istat
Repubblica
In Italia, non è facile trovare un lavoro che permetta di sfruttare le proprie capacità intellettive, anche se si ha una laurea, spesso si è costretti ad accettare un lavoro dequalificato.
La creatività e il talento vengono sempre più sacrificati e il processo di valorizzazione è vicino al collasso, la causa è da imputarsi alle imprese e alle scuole che non orientano lo studente in maniera perfetta al mondo del lavoro.
Attualmente la figura più richiesta è il ragioniere, ma ci sono parecchi ragazzi intelligenti e laureati con il massimo dei voti che non riescono a trovare il lavoro che gli si addice (ci mette di mezzo anche il fatto che vogliono più soldi). Il problema principale è che crediamo di essere intelligenti e superiori a tutti, invece non lo siamo, ci sono parecchi che non sanno usare internet, non leggono i giornali e quindi non sanno cosa succede nel mondo.
Ogni diplomato si chiede se conviene studiare ancora per avere la laurea, la risposta a questo dilemma non è semplice in quanto sappiamo che un laureato prende di più di un diplomato ma solo dopo tanta gavetta, la stessa che fa un diplomato e spesso i diplomati fanno più carriera dei laureati, ma questo dipende dalla situazione lavorativa.
Quindi per migliorare la situazione bisogna valorizzare la persona cercando di migliorare le sue capacità, solo così si potrà andare avanti e si riuscirà a trovare il lavoro adatto alle proprie capacità e fare carriera.
Poveri ma geniali? Ma dove? A che serve il genio, quand’anche l’avessero nel Dna, ai 48 italiani su cento che non sanno usare Internet, alla spaventosa maggioranza che non sa neanche una lingua straniera, alla quasi totalità che non sa cosa succede nel mondo? Dove starebbe questo genio, poi, che nomi ha? Rubbia, Levi Montalcini, Dulbecco, i nostri premi Nobel, che poi hanno tutti studiato e lavorato all’estero? "Michelangelo diventò un grande artista perché aveva un muro da affrescare, e io in Italia non avevo un muro", così, amaro, Riccardo Giacconi, premio Nobel 2002 per la Fisica, italiano all’anagrafe, americano per obbligo.
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