Pochi avrebbero scommesso sulla possibilità che la Lega Nord catturasse l’attenzione degli italiani e quindi ha avuto la possibilità di prendere una bella porzione di seggi sia alla camera sia al senato.
Altri partiti come la Sinistra Arcobaleno e il partito socialista che credevano di prendere buoni voti e quindi di fare opposizione in senato e in camera, non hanno fatto i conti con l’oste e di fatto vengono esclusi, certo il perchè di una ecatombe è dovuta al fatto che la Sinistra Arobaleno è nata subito dopo la fine del governo Prodi e in più l’alleanza di Rifondazione Comunista con i verdi è parsa come una presa in giro per gli stessi comunisti che non gradiscono Pecoraro Scanio.
La Lega Nord ha fatto il suo punto di forza il federalismo fiscale tanto amato dagli italiani e quindi essenziale in questa situazione di crisi e in più lotta contro gli immigrati clandestini, cose che, evidentemente, stanno a cuore al popolo italiano a prescindere dalle “fucilate” di Bossi.
Staremo a vedere come si comporterà la Lega durante questo nuovo governo di Berlusconi e sopratutto come si comporterà Bossi come ministro delle riforme (che Berlusconi gli ha promesso), conoscendo le sue interperanze non tanto professionali potrebbe succedere tutto.
La Lega sfonda al Nord ed esclude ogni frizione con gli alleati. Bossi: “Silvio è un amico, rispetteremo i patti. Il primo atto del prossimo governo sarà il federalismo fiscale”. E si propone come ministro
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Il titolo segna una minusvalenza del 2,22% a 5,945 euro, sui minimi intaday, dopo l’esordio positivo di questa mattina.
I corsi azionari risentono chiaramente dell’impatto psicologico dei risultati elettorali, che vedono per ora uno scarto piuttosto modesto fra le due principali coalizioni. Infatti alla Camera la coalizione PDL-Lega sarebbe vista al 42%, che si confronta con un PD-IDV al 40%.
Situazione poco diversa al Senato, dove la PDL avrebbe preso il 42,5% contro il 39,5% del PD. Penalizzati i partiti minori, UDC e Sinistra Arcobaleno, che risulterebbero sotto la soglia dell’8% al Senato e attorno al 4-5% alla Camera.
Mediaset recupera dai minimi verso la chiusura, con una limatura dello 0,25% a 6,065 euro, dopo essersi appesantita nelle prime ore pomeridiane. Il titolo continua a scontare l’arrivo di novità sul fronte delle elezioni, mentre gli exit poll sembrerebbero ora allargare la forbice fra PDL e PD.
Dal lato opposto brilla Mondadori, anch’essa psicologicamente legata agli esiti elettorali, con un guadagno del 3,69% a 5,51 euro. Il titolo ha progressivamente allungato in scia alle proiezioni in arrivo dalle principali agenzie.
Questi i dati percentuali del Ministero sull’affluenza registrata alle ore 22, ieri sera, nelle diverse regioni per l’elezione della Camera dei Deputati.
Il secondo dato si riferisce alle precedenti elezioni.
VALLE D’AOSTA 60,0 – 63,6,
PIEMONTE 63,5 – 68,2,
LOMBARDIA 69,9 – 73,0
TRENTINO ALTO ADIGE 68,3 – 72,1
VENETO 68,0 -72
FRIULI VENEZIA GIULIA 61,8 – 63,2
LIGURIA 60,4 – 66,4
EMILIA ROMAGNA 70,4 – 75,3
TOSCANA 67 – 71,8
MARCHE 65 – 69,9
UMBRIA 66,1 – 70,1
LAZIO 62 – 67
ABRUZZO 61,13 – 65,35
MOLISE 57,4 – 63,3
CAMPANIA 55,7 – 59,3
PUGLIA 56,11 – 59,4
BASILICATA 56,5 – 61,8
CALABRIA 51,5 – 55,8
SICILIA 55,1 – 56,3
SARDEGNA 51,3 – 56,8.
Consultate la pagina degli exit poll per vedere i dati sempre aggiornati
Oggi è l’ultimo giorno di campagna elettorale e abbiamo visto il leader del Pdl, Berlusconi, attaccare chiunque non fosse d’accordo con lui, dava a tutti del comunista, ed è convinto che ci saranno dei brogli elettorali, mentre il leader del Pd, Veltroni, oltre a difendersi dagli attacchi di Berlusconi ha esposto il programma del Partito Democratico, ha cercato di far capire a tutti che per risollevare l’Italia bisogna attuare le riforme, cosa che Berlusconi non ha voluto sottolineare durante i suoi comizi in tutta Italia.
Ovvio che se vincerà il Pdl, sarà soggetto alle intemperanze della Lega di Bossi per cui sarà un pò difficile che possano mettersi d’accordo Bossi, Fini e Berlusconi, il 1994 insegna.
In ogni modo quello che conta, in questo momento, è l’attuazione delle riforme, dalla crescita del pil in modo che l’economia possa ripartire, limitare la precarizzazione, puntare sulla ricerca, e tanto altro.
Poi, per ogni parola chiave della sua campagna Veltroni cita e ringrazia un testimonial con lui sul palco a fargli da corona. Parla di impresa, di crescita del Pil come chiave fondamentale per ripartire e cita Matteo Colaninno. Parla di lavoro e cita Pietro Ichino «che lavora da anni per coniugare flessibilità e lavoro». Con una chiosa importante: «Sono tra quelli – dice – che non pensano che si possa attribuire la responsabilità della precarizzazione della vita delle persone alla legge Biagi. Anzi. Si tratta di una normativa che ha disciplinato la flessibilità». Parla di giovani e cita il venture capital «che esiste in Francia ma non da noi». Parla di ricerca e ovviamente cita e ringrazia Umberto Veronesi, approfittando per lanciare un duro monito: «Fuori la politica dagli ospedali.
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