Potrà sembrare noioso continuare ad occuparsi della finanziaria in atto ma ritengo sia giusto cercare di capire dove
vanno a finire i nostri soldi.
Detto questo e ricordando che personalmente trovo la Robin Hood tax una brutta idea, cercando di informarmi ho scoperto per esempio che i 200 milioni di euro che l’organizzazione misericordiosa, E.N.I. concederà allo stato per venire incontro al progetto governativo di social card, (una tessera per gli anziani che hanno difficoltà economiche…), non sono altro che una richiesta del Governo stesso, fra le altre cose azionista dell’ E.N.I. perché la robin tax renderà meno di quanto preventivato e perché, (la ragione fondamentale della tassa di cui sopra), l’azienda HA GUADAGNATO TROPPO, (fonte M. Mucchetti, Corriere della Sera).
Qui si pone un secondo problema legato alla Robin Hood tax: chi decide e secondo quali parametri quando si guadagna troppo?
In uno stato di diritto, specie se liberale, certe considerazioni non si prenderebbero neppure in considerazione, ma siamo in Italia ed allora cosa succede?
Capita che nell’organizzare la finanziaria, (fonte la voce.info), il Governo nel cancellare l’ICI, ha pensato di rimetterci 2,3 miliardi, (anche se pare siano molti di più) e, per compensare questa perdita, ha voluto aumentare le imposte che, per il 90% nel 2008, deriveranno da aggravi su specifici settori: produttori e/o distributori di petrolio, gas ed energia elettrica, le banche, le assicurazioni e le coop.
La relazione tecnica sulla tassa di cui ci stiamo occupando, dice però che il fondo di solidarietà a cui dovrebbero finire i soldi dei cosiddetti ricchi, sarà alimentato per il 2008 per soli 200 milioni di euro, meno del 10% del gettito atteso dalla robin tax.
Questo ci riporta all’offerta volontaria dell’E.N.I. ed al decidere chi guadagna troppo rispetto a cosa; le autostrade, per esempio, non guadagnano abbastanza per essere considerate fra i ricchi da spennare? E la Telecom, che a tutt’oggi è ancora in posizione di monopolio così come altre aziende in vari settori.
Tutto questo, a mio parere, non fa che dimostrare l’idea di fondo della tassa: pubblicità populistica per accontentare il popolo bue.
Se la cosa ci piace….
Molti parlano di regime, tanti altri di casta dei giornalisti. Fino ad oggi non ho voluto crederci.
Oggi leggendo in Wall Street Journal un dubbio mi è venuto.
Copio e incollo due inizi di articolo uno proveniente dal sopracitato WSJ e uno dall’italiano Corriere della Sera.
No, Spasiba
April 30, 2008; Page A16So the Kremlin can’t buy every retiring European leader. Romano Prodi, for one, won’t soon be bunking with Gerhard Schröder in Moscow.
Vladimir Putin personally tried to tap the outgoing Italian Prime Minister to become chairman of South Stream, a new pipeline project by Russian gas monopolist Gazprom to link Russia to Europe. Mr. Prodi was “flattered” by the offer, his spokesman said, but won’t be available.
«No grazie». Romano Prodi sembra insistere nella scelta di voler fare il nonno e rifiuta l’offerta del numero uno di Gazprom, Alexei Miller, di diventare presidente di South Stream Ag, la società di diritto svizzero costituita dall’Eni e dalla stessa Gazprom per la realizzazione del gasdotto dal Mar Nero all’Europa». Dell’offerta a Prodi ne parla «Quotidiano energia», testata online di settore (www.quotidianoenergia.it), citando il russo «Kommersant», secondo cui il colosso del gas russo «intenderebbe seguire per il South Stream lo stesso schema utilizzato per il gasdotto Nord Stream attraverso il Baltico», presieduto dall’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder.
Il tono degli articoli è completamente diverso (vi invito a leggerli cliccando sui link), ma vorrei farvi notare una frase del WSJ:
So the Kremlin can’t buy every retiring European leader
Quindi il Cremlino non può comprare tutti i leader europei che si ritirano.
La notizia in sostanza è questa:
Il presidente russo Vladimir Putin ha offerto a Romano Prodi la presidenza del consorzio per la realizzazione del gasdotto South Stream nel quale sono impegnati il gigante russo del gas Gazprom ed Eni, ma il capo del governo italiano uscente “non è interessato”.
E’ quanto riferisce una fonte di palazzo Chigi in vista della colazione di oggi tra Prodi, l’amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller e l’Ad Eni Paolo Scaroni.
Il quotidiano economico russo Kommersant ha scritto stamani che Miller potrebbe offrire a Prodi la presidenza di South Stream.
Il modo di darla è ovviamente differente.
Si prevede per il 2008 una crescita della domanda di 2,2 milioni di barili per giorno, questo quanto dice il rapporto mensile della Iea sul petrolio.
Il tutto condito da un crescente peggioramento dei mercati finanziari dovuto soprattutto alla crisi tutta statunitense del settore immobiliare.
Secondo l’agenzia, la domanda di greggio raggiungerà il prossimo anno una media di 88,2 milioni di barili al giorno.
L’incremento della domanda farà salire le richieste all’Opec di 700 milioni di barili al giorno, portandole a 32,1 milioni di barili.
La Iea ha ribadito la sua intenzione di richiedere all’Opec un incremento nella produzione, in occasione della riunione di quest’ultima a Vienna, in settembre.
Debolezza sui petroliferi. ENI cede il 2%; peggio ERG, che scivola del 7,2% dopo che i risultati, annunciati stamani prima dell’apertura del mercati, sono stati sotto le attese di qualche analista.
Nel frattempo Piazza Affari quest’oggi apre decisamente in ribasso e recupera lentamente forte delle grosse perdite registate a Wall Street ieri e sui mercati asiatici di stamani.
“E’ un mercato molto speculativo in un momento di forte tensione sui mercati”, dice un trader.
Alle 9,20 l’indice S&P/Mib perde lo 0,84% il Mibtel l’1%, Allstar -1,42%.
* Lettera diffusa su tutti i settori. In fondo al listino principale perdite di oltre il 4% per BULGARI, e IMPREGILO. Colpiti anche i finanziari.
* Uno scostamento al ribasso tra contratti ha fatto balzare GENERALI alle prime battute determinando un breve congelamento del titolo che segna in riapertura un rialzo di 1%.
Ed anche la Francia dice la sua sulla sua apertura al ribasso: “Siamo in un periodo di depressione globale. Durerà un po’, almeno fino a quando non si capirà l’esatta consistenza dei danni nel settore (subprime) e gli investitori non si calmeranno”, Jacques Tissier, fund manager di Stratege Finance, a Parigi.
Via Reuters.it:
Eni non si ferma. Eni vuole continuare a crescere. E per farlo si affida a partnership ed acquisti d’oltralpe, verso la Francia. Le previsioni, soprattuto nel campo del commercio di gas, parlano di cifre ottime.
[...] con un trading margin che noi stimiamo in circa 40 milioni di euro all’anno [...]
sostiene Roberto Ranieri di Caboto.
Ed Eni non si è fermata. Con un’operazione in tre tappe si è infatti assicurata il controllo del principale operatore indipendente del mercato francese del gas naturale. Dapo una prima acquisizione del 2,5%, Eni sottoscriverà un aumento di capitale da 18,9 milioni di euro che la porterà al 27,8% del capitale. Tale quota consentirà al colosso oil di esercitare il controllo congiunto sulla società. Entro il 2010 Eni potrà poi esercitare l’opzione per acquisire il controllo diretto di Altergaz.
via Milano Finanza
Sempre più fusioni nella seconda metà dell’anno ecco i tioli candidati
Anche il primo semestre di quest’anno è stato dominato da un’attenzione particolare rivolta al settore bancario, non solo in Italia ma a livello europeo, per via delle operazioni di fusione e acquisizione annunciate di recente, ma anche in vista di nuovi matrimoni che si potrebbero celebrare nei mesi a venire. Nell’ultimo commento dedicato proprio al tema delle concentrazioni bancarie, l’agenzia internazionale Moody’s si è espressa con molta chiarezza, affermando che il mondo delle banche nel Vecchio Continente sarà caratterizzato ancora da un vivace e crescente processo di consolidamento.
Le previsioni parlano di operazioni che offriranno vantaggi sul versante del debito, anche se non mancheranno alcuni risvolti negativi, che potrebbero portare ad un indebolimento del profilo del debito stesso…..
…..Guardando a Piazza Affari, per quanto i grandi istituti di credito abbiano già preso parte al processo di consolidamento, con poche eccezioni quali ad esempio Monte Paschi, ci sono ancora storie interessanti che vale la pena di considerare. ….