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Chi sono questi signori per pontificare sulla vita?

Monday, August 4th, 2008

Credo sia giusto riflettere attentamente prima di toccare argomenti quali: le sorti di quella povera ragazza che da 16 anni vive in stato vegetativo e che risponde al nome di Eluana Englaro.

Personalmente ho già chiarito quale sia la mia posizione al riguardo e, nonostante abbia cercato di comprendere meglio, resto dubbioso sul cosa sia giusto fare.

Ciò che mi lascia allibito e mi sconvolge è l’arroganza con cui buona parte della nostra classe politica gioca con le sorti di una persona per la quale pochissimi di loro provano realmente pietà.

Mi infastidisce l’atteggiamento della Chiesa, a me cattolico, che, nelle parole di Mons.  Fisichella: uomo di grande spessore intellettuale e morale, si dice soddisfatto della decisione della Camera di voler dar contro la sentenza di appello che ha, ad oggi, dato il permesso al padre della ragazza di staccare il sondino che la nutre.

Chi da il diritto a questi signori di indicare la via giusta? Chi sono per poter giudicare la richiesta di un padre convinto di fare la volontà della figlia?

Per quel che riguarda la Chiesa: se è inevitabile, da parte Sua, la difesa ad oltranza della vita, credo sarebbe necessario, in frangenti quale quello di cui stiamo parlando, se non altro di un po’ di riserbo e di carità cristiana.

In Italia, le centinaia di persone che vivono in stato vegetativo permanente sono, per lo più, abbandonate a loro stesse e, in misura massima, sulle spalle dei famigliari che vivono “non vite” dedicando ogni sforzo economico, psicologico e fisico alla cura del corpo di coloro i quali, un tempo, furono i loro compagni/e e/o figli.

Allora, lor signori, prima di prendersi la briga, in nome della morale cristiana che, molti di loro non sanno neppure dove stia di casa, di andare contro le richieste di un padre che, semplicemente, ama la figlia, si mettano una mano sulla coscienza e smettano di voler arrogarsi il diritto di decidere per altri su cose troppo elevate per loro, (il riferimento è ai politici).

Come ho scritto in passato, non credo si possa immaginare una legge che possa permettere l’eutanasia attiva e/o passiva e tutto ciò che ne consegue, per mille motivi fra i quali l’ignoranza credo stia al primo posto ma, in un caso come quello di Eluana, forse, la cosa migliore, sarebbe il silenzio ed il rispetto per scelte che, a mio parere devono restare personali.

Un articolo del Sole 24 ore, mi ha riportato ala mente le parole di Montanelli nell’ultima battaglia che lo contraddistinse nei mesi precedenti la morte: “ Il diritto alla morte è un diritto sacrosanto come il diritto alla vita” ed a questo aggiungeva: “ Noi non pretendiamo che lo Stato riconosca i nostri principi, noi ci accontentiamo che non li perseguiti in pratica”

Credo non resti altro da dire.

 

Stato vegetativo e morte

Wednesday, July 9th, 2008

I giudici della Corte d’appello civile di Milano hanno autorizzato l’interruzione del trattamento di idratazione photo by zadig.ited alimentazione forzato che fa sopravvivere Eluana Englaro, vittima di un brutto incidente stradale il 18 gennaio 1992. Da quel giorno Eluana vive in stato vegetativo permanente senza più alcuna speranza di ricominciare a vivere una vita normale.

Rispetto massimamente la volontà del padre che da 10 anni lotta per poter dare una morte dignitosa ad Eluana e sono altresì convinto che nessuno come un genitore, possa comprendere quali potessero essere le volontà di una figlia.

Qui sta il punto,  Chi deve decidere se lo stato vegetativo permanete vada interrotto?

Non riesco a farmi una certezza: tutto ciò che so è che la materia è controversa e lo stato vegetativo, non essendo la morte celebrale, può forse permettere che alcune facoltà residuali rimangano, se non intatte, funzionanti. A questo punto mi chiedo: e se la persona in stato vegetativo si rendesse conto, pur non potendo in alcun modo comunicarlo, che è preferibile questo alla morte? E se invece l’incoscienza è tale per cui morire oppure no, a quel punto nulla cambia?

Sfido chiunque ad affermare di desiderare un qualsiasi handicap; certamente, chi subisce menomazioni, di qualsiasi tipo, impara a guardare il mondo con occhi diversi ed a quel punto, mi ripeto, non essendoci la certezza che chi è in stato vegetativo permanente non provi alcunché, non credo ci sia alcuno, se non chi ci ama, che possa decidere per noi, ma nessuna legge può appurare il grado di affetto che qualcuno prova nei nostri confronti.

Indipendentemente dai soloni che si schierano, comunque, per una tesi piuttosto che per un’altra, (teniamo conto che in campo scientifico non ci sono certezze), penso non si debba legiferare su un argomento tanto delicato. Augurandomi che la volontà del papà di Eluana sia rispettata fino in fondo, spero questa conclusione non sia un precedente tale per cui, automaticamente, chi è in stato vegetativo permanente possa essere ucciso, (in fondo di questo si tratta), perché forse, in passato aveva espresso la volontà di non voler vivere in una simile condizione.

In fondo come può l’uomo arrogarsi il diritto di decidere della vita di un altro essere umano se ancora non si è stati in grado di sconfiggere il raffreddore?