La Reserve Bank of Australia ha aumentato i tassi di interesse di un quarto di punto passando, quindi, al 7,00%.Si noti la differenza tra l’economia americana, europea e australiana, con i tassi Usa al 3% contro il 4% di europa e il 7% di australia, non so chi sia messo peggio, ma sicuramente noi europei siamo in una via di mezzo tra inflazione e recessione l’incertezza la fa da padrone e non si sa se la BCE decida di tagliare o di aumentare.
La banca centrale australiana ha aumentato oggi il suo tasso ufficiale per i contanti di un quarto di punto, al 7%.La decisione aggravera’ ulteriormente la pressione su centinaia di migliaia di famiglie, gia’ in difficolta’ con il mutuo della casa. I tassi di interesse sono ora al livello massimo dal 1996, dopo 11 incrementi consecutivi. L’aumento era ampiamente previsto dagli economisti come risposta all’inflazione.
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L’economia americana accusa una brusca frenata e vede sempre più nitido all’orizzonte lo spettro della recessione. E la Federal Reserve ha tagliato di mezzo punto percentuale il tasso di riferimento degli Stati Uniti, quello sui Fed Fund, portandolo al 3%: ora il divario fra il costo del denaro negli Usa e quello in Eurolandia è salito a un punto.
Tagliando a sorpresa il tasso sui Fed Funds di 75 centesimi lo scorso martedì, la Federal Reserve aveva segnalato ulteriori significativi rischi per la crescita, spingendo i mercati a scommettere su un nuovo allentamento di mezzo punto percentuale
La Fed sta cercando di evitare una situazione critica: negli Stati Uniti una larga fetta dei mutui a tasso variabile rimoduleranno le rate nel primo semestre dell’anno per adeguarle al nuovo livello dei tassi. L’istituto agisce così per dare un aiuto concreto alle famiglie e ai mutuatari che rischiano di perdere le proprie case.
Più rilevante è che la Fed abbia lasciato intendere che quella di ieri sera non sarà l’ultimo taglio, e che anzi lo stesso tipo di operazione potrebbe essere ripetuta a breve scadenza.
Adesso la situazione economica europea potrebbe volgersi al meglio con il taglio dei tassi di interesse da parte delle BCE, in sostanza Trichet dovrebbe seguire l’esempio del suo collega di oltreoceano e tagliare entro il prossimo mese almeno di un quarto di punto in modo da ridare fiato alle famiglie indebitate a causa del mutuo e quindi risollevare l’economia.
“In sintonia con l’attesa prevalente sui mercati la Federal Reserve ha deciso una riduzione di mezzo punto del tasso di riferimento Usa, portandolo al 3,00%. “
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Oggi Il presidente della BCE, banca centrale europea, si è confrontato con i più alti esponenti del mercato bancario e non è mancata qualche telefonata al presidente della FED Bernanke e ha detto che la crisi e l’eventuale recessione negli USA non ha influenzato la possibilità di aumentare il tasso di interesse, anzi ha deciso di mantenere ancora una volta il tasso del 4%! In linea alle attese di mercati finanziari e analisti il direttivo dalla Banca centrale europea riunito oggi ha optato per una conferma dei tassi di riferimento della zona euro.Il tasso minimo sul rifinanziamento principale resta così a 4,00%.
In contrasto con i presunti aiuti di cui parlava Bush, pare che la crisi dei mutui subprime non abbia in alcun modo intenzione di frenarsi.
“A novembre i pignoramenti immobiliari negli Stati Uniti sono cresciuti su base annua del 68% a quota 201.950.
Naturalmente l’incremento è conseguente alla crisi del credito immobiliare ad alto rischio, definito subprime, che ha messo numerosi mutuatari nell’impossibilità di pagare le rate del mutuo a causa del repentino incremento dei tassi di interesse registrato.
Secondo i dati diffusi nel terzo trimestre gli interessi sarebbero rincarati di oltre 87 miliardi di dollari”
via La Padania Online
68% è una cifra altissima, impressionante. Secondo Alan Greenspan, ex presidente della FED, gli USA dovrebbero sfruttare l’esubero di liquidità per coprire le situazioni più gravi.
Ma il rovescio della medaglia potrebbe essere un adattamento ulteriore all’indebitamento da parte dei privati, e un consolidamento del potere delle banche, certe comunque di risquotere credito o parte ti esso?
L’ultimo periodo è per i mercati finanziari il più incerto ed altalenante dal 2000-2002. Alla base della crisi di queste settimane, come tutti ormai sappiamo, ci sono i mutui sub-prime statunitensi e le operazioni finanziarie ad essi collegate, il cui “collasso” ha creato una sorta di blocco del credito.
Questa situazione, in bilico tra le difficoltà del mercato del credito e l’inflazione in accelerazione sta mettendo le banche centrali europee e americane in una posizione estremamente difficile. Il periodo durante il quale le Banche centrali sembravano influenzare i mercati anticipando le proprie decisioni, ha lasciato il posto ad un atteggiamento decisamente più confuso e incerto che rischia di aggiungere volatilità a mercati finanziari che certo non ne hanno certo bisogno.
Lo studio segnala che:
In pratica, da luglio in avanti, le condizioni a cui le società e le banche
stesse si possono finanziare sono diventate molto più onerose. Chi si finanzia a
breve termine infatti ha dovuto fare i conti con un deciso aumento del tasso
Euribor, nonostante il fatto che i tassi di riferimento della BCE siano rimasti
inalterati e quelli della FED siano addirittura scesi (vedi grafici).
Chi invece si finanzia sul lungo termine,
ha dovuto subire (in media) in forte aumento dello spread di rendimento (cioè il
differenziale di rendimento con i titoli di Stato) richiesto dal mercato.Nel
complesso quindi le condizioni di finanziamento delle imprese sono peggiorate di
circa lo 0,80% in Europa e del 0,20% in USA (nonostante il ribasso dei Fed
Funds).
Fonte
Alcune mosse delle banche non fanno che agevolare questa teoria, infatti le mosse della FED e della BCE vann oproprio in questa direzione. Sempre lo stesso studio testimonia che:
Proprio la scorsa settimana, in occasione della riunione mensile della FED,
la decisione di ridurre di 0,25% sia il tasso sui Fed Funds (dal 4,50% al
4,25%), sia quello sui direct loans (dal 5% al 4,75%) ha contrariato i mercati.
Le attese erano per una riduzione dello 0,25% sui Fed Funds e del 0,50% sui
direct loans.La decisione, a quanto sembra, e stata presa a maggioranza e non
all’unanimità, confermando che all’interno della FED ci sono opinioni
contrastanti.
Tutto questo non può che significare una maggiore incertezza e volatilità, ma anche, per chi sa mantenere i nervi saldi, maggiori opportunità di individuare situazioni di eccesso che possono portare a ottime performance nel medio termine. La notizia di alcuni giorni fa della TAF (Term Auction Facility), uno sforzo coordinato delle maggiori Banche Centrali per consentire una migliore circolazione della liquidità, non fa che confermare l’attuale situazione di incertezza e di relativa impotenza degli strumenti tradizionali di politica monetaria.
Anche la Borsa di Tokyo subisce i pesanti colpi inflitti (indirettamente) dai mutui subprime. Così Repubblica segnala la notizia.
“Pesanti perdite per la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso del 2,48% per i nuovi timori legati ai mutui subprime.”
via Repubblica.it
Da un macro-evento che avrebbe dovuto limitarsi ai casi USA, si sta evolvendo in Europa e ora anche in Asia, con effetti spesso pesanti. L’indice Nikkei ha chiuso in ribasso del 2,48%!
Rai News rincara la dose dicendo:
Per gli analisti si tratta della peggiore crisi finanziaria negli ultimi 10 anni.
via RaiNews
Come l’effetto Dollaro sull’Euro, che ha creato un mega monetone transgenico, così l’effetto è passato allo Yen. La moneta si è rafforzata e l’export (principale fonte economica giapponese) incassa immediatamente il colpo: -1,7% Toyota, -1,1% Canon, -1,7% Samsung!
Ieri, la bce, la Federal Reserve, la Banca Svizzera , quella della Gran Bretagna e quella Canadese hanno annunciato una serie di iniezioni coordinate per un totale di 60 miliardi di dollari per gestire le difficoltà che molte banche stanno incontrando.
È un’operazione di tipo nuovo, complessa e sperimentale. Mostra l’ampiezza del
contagio della crisi dei subprime, che richiede interventi coordinati e globali,
l’inefficacia delle misure finora adottate, e anche le debolezze del mercato
monetario Usa, distorto da regole e privilegi. È stata annunciata inoltre il
giorno dopo l’ultima riunione annuale delle Banche centrali coinvolte, quella
della Fed, e quindi non segnala nulla dal punto di vista della politica
monetaria: è semplice “manutenzione”, sia pure straordinaria, del mercato
monetario.Negli Usa. La Fed lancerà negli Stati Uniti quattro aste: lunedì 17 e
giovedì 20, da 20 miliardi di dollari ciascuna, e poi il 14 e 28 gennaio, con
ammontare da definire.Le operazioni cancellano momentaneamente una distorsione
del mercato monetario americano (che favorì nel ’91 clamorosi abusi da parte
della Salomon Brothers). Negli Usa soltanto 21 privilegiatissime banche hanno
accesso alle aste – anche quelle straordinarie dei mesi scorsi! – lanciate per
iniettare o drenare liquidità al tasso dei Fed Funds, oggi al 4,25 per cento.
Alle corrispondenti operazioni della Bce hanno accesso invece centinaia di
istituti.Le altre aziende di credito americane devono pagare di più. Le migliori
possono chiedere fondi al tasso di sconto, oggi al 4,75%, anche se possono
consegnare in cambio un range più ampio di titoli a reddito fisso: è la discount
window, che non garantisce l’anonimato e lascia trapelare quindi eventuali
situazioni di difficoltà. Per quelle ancora meno solide sono previsti strumenti
diversi.
Summers, ex segretario del tesoro americano lancia l’allarme, legato alla crisi dei mutui (mutui subprime) che ha sconvolto il mercato americano:
“A lanciare l’allarme dalle colonne del Financial Times e’ l’ex segretario al Tesoro Usa, Larry Summers, che ha richiamato le autorita’ ad un intervento urgente per fronteggiare i danni della crisi del credito globale. ‘Senza risposte politiche piu’ forti di quelle che abbiamo visto – scrive Summers – c’e’ il rischio che le conseguenze siano sentite per il resto del decennio e oltre’.”
via Repubblica.it | Finanza
Sulla base dei dati delle ultime 6 settimane, credo che la probabilita’ sia aumentata e sarei sorpreso se non vedessimo un significativo rallentamento il prossimo anno
via Borsa Italiana
A quanto pare gli annunci fatti dal FED sono in pieno contrasto con quanto dichiara l’ex segretario. Una situazione atipica per l’America, in grado di rialzarsi sempre in tempi brevi dalla crisi economiche. Anzi, la sua repentinità nel cambiare le situazioni ha sempre creato gap nei confronti del vecchio continente, sempre meno reattivo alle problematiche.
Stavolta la Fed ha cambiato modo di valutazione in modo da evitare pastrocchi a danno dei consumatori. Federal Reserve rivoluziona il rito delle previsioni sull’economia. Il numero uno della Banca centrale degli Stati Uniti, Ben Bernanke, nel corso di una conferenza organizzata dal prestigioso think-tank liberal Cato Istitute, ha detto che la Fed pubblicherà l’outlook ogni trimestre e non più due volte all’anno. Una mossa che mira a venire incontro alle esigenze degli operatori di Wall Street, specie in questi tempi di turbolenze finanziarie. I rapporti della Fed coprono da circa 30 anni crescita economica, disoccupazione e prezzi. Le stime non includeranno più l’andamento del prodotto interno lordo nominale, ma saranno relative al trend del Pil tenendo conto degli aggiustamenti dovuti al tasso di disoccupazione e all’inflazione. Riguardo a quest’ultima, le stime saranno elaborate in riferimento al trend complessivo e a quello «core», misurato dall’indice dei prezzi per le spese dei consumi personali depurate dalle componenti più volatili (beni alimentari ed energetici). Nel documento non si fisseranno invece dei «target d’inflazione». Bernanke ha spiegato infatti che fissare degli obiettivi esula dai compiti della Fed che, a differenza della Banca Centrale Europea, ha si il compito di «tenere a bada i prezzi», ma soprattutto quello di stimolare l’occupazione. Si parlerà poi dei rischi che accompagnano le previsioni e nel documento ci saranno anche delle proposte di carattere politico. L’orizzonte temporale di riferimento infine sarà esteso da due a tre anni.
Bernanke vuole piu’ dati previsioni per maggiore trasparenza, saranno raddoppiati rapporti su andamento economiaLa Federal Reserve annuncia un nuovo piano per aumentare la trasparenza con una nuova strategia di comunicazione. Sara’ raddoppiata la diffusione dei rapporti su crescita economica, inflazione e disoccupazione, tutti stilati nell’arco temporale dei tre anni. Lo annuncia il presidente, Ben Bernanke. La nuova strategia ‘aiutera’ famiglie e imprese a capire meglio le nostre risposte in base alle informazioni disponibili rafforzando la nostra responsabilita”.
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L’euro apre in ribasso sui marcati del Vecchio Continente a 1,4655 dollari, contro 1,4683 dollari delle indicative della Bce di venerdi’ scorso e dopo il nuovo record storico di 1,4752 dollari toccato sempre venerdi’. Dollaro/yen a 110,20 dopo aver raggiunto in precedenza il minimo da 18 mesi a 109,85. Euro/yen in forte calo a 161,93 contro 163,22 delle rilevazioni ufficiali e dopo essere calato ai minimi da 3 settimane a 160,70. Gli investitori continuano a tenersi lontani dal carry trade e dalle operazioni a rischio per paura delle turbolenze sui mercati finanzaiari e in particolare sul settore bancario.
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Cambi: euro stabile contro dollaro a 1,4644 usd
Avvio di settimana poco mosso per il mercato valutario, dopo il forte depprezzamento del biglietto verde della scorsa ottava sui timori per un nuovo taglio dei tassi in Usa, visti i deludenti dati macroeconomici a stelle e strisce. Il cross eur/usd sta passando di mano a 1,4644 mentre quello usd/yen vale 110,38.La giornata si preannuncia fiacca, vista la festa del Veteran’s Day in Usa, con il mercato dei titoli di stato chiuso e quello azionario aperto.
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