Mentre in Italia si inizia a tremare per l’insolvenza dei mutui, dal Fondo Monetario Internazionale arrivano le cifre previste della crisi dei mutui subprime che ha causato una delle più grandi crisi americane dell’economia, dopo il giovedì nero del ‘29 di Wall Street.
La crisi dovuta ai mutui subprime provochera’ perdite per 945 miliardi di dollari, secondo il Fondo Monetario Internazionale. L’istituto calcola che ‘la caduta dei prezzi immobiliari negli Usa e l’ammontare dei mutui non pagati potrebbe portare a perdite globali per 565 miliardi di dollari (LEGGO Online)
Inoltre sottolinea la FMI che il fenomeno dei mutui subprime non è solamente legato alla liquidità e all’insolvenza, ma anche alla fragilità dei bilanci e a deboli capitali alla base dei debitori. Un problema quindi con conseguenze più radicali e prolungate nel tempo. L’invito comunque resta quello di porre la massima attenzione sulle modalità di concessione del credito. Una riflessione che gli istituti di credito italiani, e in modo particolare le finanziarie del piccolo-medio credito, dovrebbero attuare immediatamente, visto il negativo esempio USA.

Il Fondo monetario internazionale taglia drasticamente le prospettive di crescita economica in Italia per il 2008: l’incremento del Pil, infatti, non supererà lo 0,3% a fine anno.
Questi i dati del FMI che gettano una pesante ombra sul futuro dell’Italia. Il dato, probabilmente ufficializzato nel Rapporto economico globale mercoledì prossimo, è dell’1% inferiore alle stime di ottobre, ma è anche la metà rispetto allo 0,6% che lo stesso Fmi riteneva raggiungibile ancora all’inizio di marzo.
Le reazioni a questa notizia non si sono fatte attendere, il primo a parlare è stato il numero uno dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che si e’ dichiarato apertamente in disaccordo, poi il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi che, anche non citando direttamente l’Italia, ha pronunciato lo stesso giudizio (negativo) sulle previsioni per la zona euro, definendole eccessivamente pessimistiche. Stessa cosa ha sostenuto il commissario Ue, Joaquim Almunia.
Qualche dato per comprendere meglio:
Il rapporto deficit/pil dovrebbe attestarsi in Italia al 2,5% sia quest’anno sia nel 2009, mentre il rapporto debito/pil dovrebbe essere quest’anno del 103,6%. Numeri in linea con le previsioni del governo (2,4%).
Secca riduzione della crescita anche per la zona dell’euro. Il prodotto registrerà un aumento inferiore all’1,3%, a fronte dell’1,8% stimato a gennaio. Cifre che però Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, contesta: “L’inflazione è la principale fonte di preoccupazione, ma non ci sono prospettive di recessione e la crescita sarà maggiore di quanto preveda il fondo. Un Pil 2008 a +1,3% non è ipotesi realistica”. Contrarietà che Juncker estende anche alle cifre che riguardano l’Italia.
Restano da comprendere le cause di questo “collasso”: subprime? calo generalizzato mondiale? Cina?
Fonti parziali:
Economist
Sole24Ore
Repubblica
Peggio del previsto!! Circa 200 miliardi di dollari sono le perdite di sistema registrate da febbraio 2007 dal settore dei cosidetti mutui subprime. Sono le stime degli esperti del Fondo Monetario Internazionale, contenute nel Global Financial Stability Report.
Ammontano a circa 200 miliardi di dollari le perdite di sistema registrate
da febbraio 2007 dal settore dei mutui «subprime», concessi alla clientela con
giudizio di credito non eccellente, e alle relative cartolarizzazioni e
strumenti finanziari, superando di 30 miliardi le precedenti previsioni più
negative: sono le stime degli esperti del Fondo monetario internazionale,
contenute nel Global Financial Stability Report. Si tratta di un’indicazione
approssimativa in quanto «i timori su liquidità e incertezza dei mercati
potrebbero aver spinto ancora più al ribasso i valori dei titoli, fin sotto
quello degli asset in garanzia».
Il Fondo Monetario Internazionale accende un faro su agenzie di rating e turbolenze dei mutui subprime sui mercati: malgrado i correttivi apportanti dopo l’esplosione della crisi
Gli esperti del Fmi sottolineano come, dopo una prima impennata di
downgrade di Abs decisa dalle agenzie di rating ad aprile ne è seguita poi
un’altra più pesante, nel pieno della crisi subprime, a luglio, agosto e
settembre.Spesso, rileva il rapporto, gli interventi al ribasso hanno
interessato in modo pesante (anche di 3-4 livelli) emissioni che godevano della
«tripla A», cioè del miglior giudizio di credito.La drastica revisione è stata a
vario titolo giustificata con la «perfomance più debole delle aspettative dei
mutui, soprattutto in relazione a quelli erogati negli ultimi anni, con
l’articolazione del rischio e la scarsa qualità dei dati».
Via IlSole24Ore