Con il petrolio che non smette di crescere come prezzo, e il conseguente aumento delle bollette del gas, della luce, del prezzo del carburante, degli alimenti, lo stipendio che non cresce anzi diminuisce, è palesemente comprensibile che a nessuno piaccia pagare i balzelli, sopratutto se alla fine del mese non ti resta niente.
Con l’inflazione che va a mille, c’è la Bce che per risolvere il problema tende ad essere vaga, spesso ci sentiamo dire che aumenterà i tassi, li taglierà, e alla fine li mantiene, però la possibilità che Trichet tenderà ad aumentare i tassi di interesse di un quarto di punto è molto fattibile, per non dire quasi certa e in quasto caso quelli che hanno contratto il mutuo a tasso variabile sarà una ulteriore spesa.
A parte tutto potremmo essere felici per aver pagato le tasse? perchè no? possiamo comportarci come Primo Rovis, che nel 1980 pagava tasse per un totale di quasi 700 milioni di vecchie lire, pari a quasi 340 mila euro, però era felice di averle pagate, perchè questi soldi hanno contribuito a migliorare il sistema Italia, ecco quello che aveva detto:
«Ho pagato le tasse che dovevo pagare e ne sono felice. Esistono strade, scuole, luce nelle case, assistenza sanitaria, ordine pubblico, tanti servizi a carico dello Stato, che li può garantire e migliorare solo se i cittadini contribuiscono in proporzione al loro reddito».
Insomma se tutti paghiamo le tasse abbiamo solo da guadagnarci!
E’comprensibile che pagare le tasse, specie se sono elevate, non sia piacevole per nessuno e che dunque il 20 giugno non sia un giorno di festa. Al malumore di chi pensa, peraltro comprensibilmente e legittimamente, solo al suo particulare ovvero alla sua tasca, si mescolano considerazioni di ben altra natura. Considerazioni sulle conseguenze generali che la pressione fiscale del momento può provocare sulle condizioni complessive del Paese, sugli investimenti, sull’occupazione, sulla produttività delle imprese e così via.
Via corriere
La corsa dell’inflazione L’inflazione nella zona euro non ferma la sua corsa e a marzo, secondo Eurostat, ha toccato un nuovo record, attestandosi al 3,6%. In aumento anche rispetto al 3,5% della stima flash.Si tratta del 3/o rialzo consecutivo nel 2008. A trascinare in alto i prezzi il caro-petrolio e gli alimentari soprattutto latte,uova e formaggi. Nel marzo 2007, l’indice dei prezzi al consumo nella zona euro era all’1,9%. Nell’intera Ue l’inflazione si è attestata al 3,8%. I prodotti alimentari a marzo hanno fatto registrare su base annua un incremento dei prezzi del 6,2% (+0,5% rispetto a febbraio). Gli aumenti nel settore dei trasporti, invece, sono stati su base annua del 5,6% (+1,3% rispetto allo scorso febbraio), dovuti essenzialmente al rincaro del carburante e dei combustibili. Questi ultimi sono alla base anche dell’aumento dell’inflazione nel settore energia, che ha fatto registrare rispetto al marzo 2007 un balzo dell’11,2% (+2,3% su febbraio).
Entro lunedì 31 marzo l’Authority per l’energia dovrà comunicare l’aggiornamento delle tariffe della luce e del gas che partiranno dal 1° Aprile, alla luce dei rincari dovuti al caro-petrolio. Lo scorso trimestre l’aumento era di 30 euro all’anno e che sommati a questi, probabili 60 euro fanno 90 euro all’anno in più di spesa famigliare (luce +gas) il che è insopportabile per una famiglia media italiana.
Dobbiamo, per forza, optare su fonti alternative tipo il nucleare, solo così possiamo riuscire a rialzare la testa e quindi evitare gli ulteriori rincari, considerando anche che dal 2004 a oggi c’è stato un aggravio totale pari a 340 euro su base annua!
Entro lunedì 31 marzo l’Authority per l’Energia renderà noto l’andamento delle tariffe nel prossimo trimestre aprile-giugno. Tariffe che - secondo le stime di Nomisma Energia, basate sulle quotazioni del petrolio negli ultimi mesi - potrebbero vedere dal primo aprile della prossima settimana il conto delle famiglie italiane salire di quasi 60 euro su base annua: 17 euro in più per la luce (per la quale si profila un ricaro del 3,9%) e circa 40 euro in più per il metano (+4,1% le attesa di rialzo degli esperti tariffari).
Enel dice che senza rigassificatore (è un impianto che permette di riportare lo stato fisico di un fluido dallo stato liquido a quello gassoso) gli italiani pagano molto di più in energia elettrica, attualmente è in costruzione un rigassificatore a Porto Levante in provincia di Rovigo e sarà pronto nel 2009.Enel, Conti: senza rigassificatore 170 milioni sovrapprezzo annuo.
La mancanza di un rigassificatore in Italia che consenta ad Enel di lavorare in proprio i 4 miliardi di metri cubi di gas che il gruppo elettrico importa ogni anno comporta una spesa aggiuntiva di 170 milioni all’anno. Lo ha detto l’ad del gruppo elettrico Fulvio Conti, durante un’intervista che andrà in onda domani sera su Economics, il programma di economia di Rai Educational. Conti, alla richiesta di fare un esempio di sovraccosti sopportati dall’Italia per la mancata realizzazione di alcune opere infrastrutturali, ha parlato della mancanza di impianti di rigassificazione nel nostro Paese. “Noi siamo costretti a rigassificare il gas in Francia e questo, solo per i nostri 4 miliardi di metri cubi all’anno, comporta una maggiore spesa di 170 milioni che poi finisce in bolletta”.
Stiamo consumando più gas di quanto siamo in grado di importare. Stiamo intaccando le riserve, ma esistono per questo e non c’é da allarmarsi”. “Non avere un rigassificatore comporta un costo incrementarle, soltanto per i 4 miliardi di metri cubi di gas che importiamo dalla Nigeria e rigassifichiamo in Francia pari a 170 milioni di euro l’anno, che si scaricano sulle bollette degli italiani”.
Aumenta il prezzo del Petrolio ma i paesi produttori non vogliono aumentarne la produzione seppur dall’inizio dell’anno i prezzi del greggio siano cresciuti del 27%.
Oggi su in preoccupante articolo dice che i falchi Opec sono contro ipotesi aumento quote produzione.
I falchi dell’Opec si scagliano contro l’ipotesi di un aumento, seppur simbolico, della produzione di petrolio per arrestare il balzo dei prezzi vicini al record storico toccato all’inizio di agosto. “Non c’è alcun bisogno di un aumento della produzione”, ha detto il ministro del petrolio algerino Chakib Khelil allineandosi alla posizione di Venezuela, Libia e Iran.
Via MilanoFinanza.it
Contemporaneamente proccupa il livello di stoccaggio del gas
Sugli stoccaggi di gas permane una situazione di attenzione e si conferma la necessita’ di tenere sotto controllo la situazione. E’ quanto e’ stato sottolineato nel corso della riunione dal comitato emergenza gas, tenutasi ieri al ministero dello Sviluppo economico.
Via Ansa.it
Come risultato di questo Bersani, ministro dello Sviluppo Economico non nasconde la fragilità del sistema.
Non siamo riusciti a tener dietro con investimenti e infrastrutture. Siamo ancora abbastanza nei guai dal punto di vista di sicurezza del sistema energetico”.
Al seminario organizzato dai deputati dell’Ulivo a Frascati, l’ad dell’Enel, Fulvio Conti, ha detto che
Il gas costerà sempre di più e sarà sempre legato al prezzo del petrolio. Anche con i rigassificatori il prezzo non scenderà.
Rischiamo ancora di rimanere al freddo e al buio. Siamo ancora più fragili di due anni fa, quando scoppiò la crisi dei rifornimenti del gas a causa del contenzioso tra Russia e Ucraina.
Via Repubblica.it
Dopo il via libera dato ieri dai rispettivi consigli di amministrazione, le compagnie Suez e Gas de France hanno annunciato ufficialmente in mattinata la loro fusione, che dopo 18 mesi di trattative dà vita al quarto colosso del gas e dell’elettricità di tutta l’Europa per capitalizzazione sul mercato.
“I cda di Suez e Gaz de France hanno approvato domenica sera, 2 settembre, il progetto di fusione che farà nascere un colosso del gas e dell’energia da 72 miliardi di euro di ricavi e da circa 90 miliardi di capitalizzazione. Si chiamerà Gdf Suez e sarà la quarta società al mondo nel settore gas-elettricità. Lo precedono Gazprom (Russia), Edf (Francia) e Eon (Germania).”
Il primo ministro Francois Fillon si è rallegrato stamani della creazione in Francia di un «secondo gigante dell’energia» dopo EdF che sarà «terzo o quarto a livello mondiale»: «È una bella operazione» che consentirà alla Francia «di strutturare il mercato dell’energia in Europa».
«Il settore pubblico deterrà circa il 40% del nuovo gruppo. Il 40% di GdF Suez è meglio del 70 o 80% di GdF» ha detto Fillon, che ha aggiunto alla futura partecipazione diretta dello stato nel nuovo gruppo anche quella della Caisse des Depots et Consignations.
Via www.ilsole24ore.com: