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Gli italiani vendono sempre di più su Ebay! crescono i negozi online.

Wednesday, March 12th, 2008
Su ebay stanno crescendo sempre più dei negozi virtuali, in base ad una analisi condotta da Research International per conto di eBay.it è stato rilevato che più di 16.000 italiani hanno una fonte di reddito primaria o secondaria derivante dalla propria attività di vendita su eBay.

Ci sono anche dei imprenditori che vendono sia al dettaglio sia su ebay, ma ci sono anche quelli che hanno lasciato il loro negozio per dedicarsi completamente alla vendita in internet!

Ma ci sono anche quelli che sfruttano la tecnica del drop shipping (vendita per conto terzi) che permette di guadagnare bene, ma ci sono anche quelli che guadagnano tramite la vendita di Ebook di qualisiasi tipo (vari tipi di dieta, come guadagnare 100 euro a ora, ottimizzare adsense, etc.).

Ormai il futuro è la vendita su internet, come già succede in America, è più facile vendere in internet che nei negozi, e sopratutto, si possono raggiungere dei guadagni molto considerevoli se il sito e/o il negozio Ebay raggiunge una certa popolarità!
Il guadagno non è solo per il venditore, ma anche per il compratore, diffatti si possono trovare molte occasioni, basta essere al posto giusto e nel momento giusto!

Forse è la concretizzazione dell’arte d’arrangiarsi tipica degli italiani, oppure è una forma di integrazione del reddito di tante famiglie, o, ancora, è semplicemente la realizzazione di quanto predetto da tanti guru sul fatto che internet diventa/diventerà una replica del mondo fisico, o forse tutte queste cose insieme. Sta di fatto che, in un’epoca in cui in Italia si fa fatica a trovare lavoro attraverso i canali tradizionali, c’è chi su internet lo crea non solo per sé, ma anche per gli altri.

Vai ilsole24ore

Formazione in azienda: arriveremo mai a livelli decenti?

Wednesday, February 27th, 2008


La formazione e la ricerca e sviluppo sono, o quantomeno dovrebbero essere, i pilastri di un’azienda che intenda mirare allo sviluppo sul medio lungo termine.

Le aziende italiane si stanno muovendo in questa ottica, sopratutto negli ultimi anni, ma non ancora abbastanza, purtroppo in media la capacità di investimento risulta ancora troppo bassa.

Da un recente studio realizzato proprio su questa tematica da Adecco e dall’Istituo Iard, vediamo che una bassa percentuale delle aziende interpellate (circa il 26%) ha realizzato corsi di formazione negli ultimi 12 mesi, di queste poi circa il 70% ha investito solo il 5% del fatturato. Questi numeri sono bassi, e dimostrano una problematica forte a livello italiano sulla tematica della formazione, aziende che non formano i propri dipendenti sono aziende che rischiano in un futuro anche troppo prossimo di restare indietro rispetto ai competitor stranieri.

La problematica principale che le aziende riferiscono è, però, la poca formazione esterna della forza lavoro, i neo laureati ad esempio risultano quasi inidonei al lavoro, una volta terminata l’Univarsità, per non parlare dei diplomati.

La via maestra da percorre è quella di un mix di formazione esterna (cosiddetta pubblica) e formazione interna alle aziende. Ingenti investimenti devono necessariamente essere fatti se si vuole un’Italia competitiva a livello europeo e mondiale, altrimenti si rischia di essere surclassati dai paesi dell’Est Europa e dell’Asia che sotto questo profilo risultano essere molto combattivi e preparati.

Italia il paese della media impresa

Wednesday, February 20th, 2008


L’Italia nonostante stia attraversando un periodo di non eccellente crescita, continua a mietere successi importanti che dimostrano come la situazione economica sia dinamica e adatta in certi casi a rispondere alle crescenti problematiche del mercato.

E’ di oggi la notizia della forte crescita nel settore del cosiddetto Quarto Capitalismo, in particolare nelle imprese di medie dimensioni, quelle cioè con un numero di dipendenti che va da 50 a 499.

L’aumento è concentrato, a parere di chi scrive purtroppo, prevalentemente in quello che è l’asse Milano Venezia, il Nord quindi. Un nord che ha cambiato faccia rispetto al passato, non ci sono più le grandi aziende capitalistiche, spazzate via dai colossi asiatici, ma una miriade di medie imprese (se ne contano 4.000) che danno lavoro a 600.000 persone.

Medie imprese che si caratterizzano con un’alta specializzazione e un forte dinamismo, molte sono sconosciute ma forniscono componentistica e know-how a grandi multinazionali. Ci troviamo di fronte a un modello di capitalismo “anonimo” (non più gli Agnelli di una volta), dinamico e flessibile, che si adatta alle esigenze di mercato e che rappresenta sempre a parere di chi scrive il futuro dell’italia.

L’italia potrà avere agenzie di rating

Wednesday, January 2nd, 2008

Finalmente nel 2008 anche l’Italia potrà piantare la bandiera del “made in Italy” nel campo delle agenzie di rating con società possedute dalle banche e non, grazie al nuovo accordo internazionale Basilea 2.

Società italiane specializzate nell’analisi e nella valutazione del merito di credito delle imprese stanno quindi per immettersi in questo mercato molto concorrenziale.

Ma quali sono i ruoli di queste agenzie dopo l’accordo?

Sicuramente Basilea 2 sta apportando un cambiamento culturale anche grazie alla riorganizzazione del sistema bancario, già avviata soprattutto dagli istituti di grandi dimensioni. Certo è che le banche dovranno recepire il rating esterno fornito dalle agenzie specializzate chiamate a soddisfare requisiti di: obiettività, indipendenza trasparenza, pubblicità di operazioni risorse organizzative e credibilità delle procedure.

Microsoft

Per un approfondimento su Basilea2 consigliamo una lettura di del sito www.basilea2.com creato appositamente per guidare ed aiutare a comprendere gli effetti di questo accordo. La società che gestisce il sito è Euroimpresa Consulting Srl.

Il mondo imprenditoriale è sempre stato preoccupato per la messa in opera di questo accordo, ma un segnale sicuro viene dalle banche: “nessun pericolo per le imprese”, questo almeno quanto riportato dal portavoce di BNL:

«Quando assegniamo il rating a un’impresa di piccole dimensioni – spiega Sbrocco della Bnl – teniamo conto della sua specificità. I fattori di fragilità delle piccole società sono controbilanciati da altre variabili, che noi valutiamo a differenza delle grandi agenzie di rating. La rischiosità media delle imprese italiane è molto bassa: e questo nei nostri rating è tenuto in considerazione»

fonte il Sole 24 Ore

L’Italia ha già visto nascere e morire un’agenzia di rating italiana. Nel maggio del 1995 iniziò a operare Italrating, su iniziativa di Mediocredito centrale, Nomisma, Databank, Unioncamere, Consiglio dell’ordine dei dottori commercialisti e poi ancora Duff&Phelps ed Editrice Il Sole 24 Ore spa: questa agenzia voleva assegnare «voti autorevoli e indipendenti » alle Pmi dotandole di un rating che ancora non avevano. L’iniziativa fallì e Italrating fu inglobata dalla Fitch, seguendo il destino di tante altre agenzie locali.

Mutui: Il tasso "fisso" resta la soluzione più tranquilla?

Tuesday, November 27th, 2007
Passare al tasso fisso o restare al variabile aspettando la discesa dell’interesse? Dipende, la risposta è nelle capacità di spesa di chi paga le rate del mutuo, risponde Giuseppe Romano, direttore dell’Ufficio Studi di Consultique, la prima rete di consulenti finanziari “fee only” in Italia, nessuno può prevedere l’andamento dei tassi d’interesse nei prossimi 20 o 30 anni, cioè la durata di un mutuo, quindi se la capacità di spesa della famiglia va oltre la rata del mutuo, e può comprendere anche eventuali nuovi aumenti dei tassi d’interesse, si può ragionare sulla scelta del tasso fisso o variabile. Altrimenti, ogni mutuatario deve farsi i conti in tasca e stabilire con il tasso fisso la somma del bilancio familiare mensile da poter destinare alla rata del mutuo, tarando il mutuo sulla famiglia e non il contrario.Oggi conviene ancora il tasso fisso perché i tassi Euribor potrebbero salire di poco. Con l’inflazione al 2,6 per cento è impensabile che il trend dei tassi possa cambiare rotta a breve e iniziare a scendere, piuttosto sui tassi variabili possono pesare fattori di congiuntura (con effetti da prevedere) come la crisi subprime. E poi se i tassi fissi restano tali, i variabili possono scendere a zero, ma nessuno può dire fino a dove possono salire.
I tassi d’interesse dei mutui-casa hanno raggiunto i massimi da cinque anni: in ottobre hanno toccato in Italia quota 5,71 per cento, contro la media europea intorno al 5,02. E le conseguenze non sono solo nelle tasche dei consumatori, ma anche nei trend del mercato immobiliare e nell’erogazione dei mutui. Ci sono famiglie che hanno optato per il tasso variabile senza valutare i rischi, assecondate dalle banche, che il mercato dei tassi poteva cambiare e che una casa da investimento poteva diventare un debito ed eventualmente oggetto di recupero coatto cioè finire all’asta. Poi ci sono i casi da finanziamenti che raggiungono il 100 per cento del valore dell’immobile, se il finanziamento supera il valore dell’immobile, cè chi si trova in difficoltà a saldare le rate, e ha come garanzia un immobile che vale meno del debito. Con la conseguenza che se decide di vendere la casa ipotecata e tornare in affitto, non riesce a recuperare il debito come avrebbe potuto se il mutuo avesse coperto il 70-80 per cento del valore. Per contenere l’investimento e il peso sul bilancio familiare, in agenzia immobiliare il cliente medio adesso chiede meno metri quadri, meno spese condominiali e per la casa. E sceglie immobili nuovi, senza bisogno di manutenzioni.

Nel tasso variabile, a eccezione della durata più breve (dieci anni), Banca Woolwich offre un tasso del 4,75%. Un mese fa, su tutte le scadenze, l’offerta migliore era il 4,93% di Ing Direct. Sul tasso fisso il calo è più modesto. Ma oggi ci si può finanziare per dieci anni al 5,21%, contro il 5,25% di un mese fa (in entrambi i casi con Ing Direct). E, per fare solo un altro esempio, sui 15 anni la migliore offerta un mese fa era il 5,52% di Ing Direct. Oggi il 5,4% di Banca per la Casa. In lieve aumento, invece, il tasso per la durata massima, 40 anni: dal 5,99% che l’Agricola mantovana offriva lo
scorso mese, al 6,05% attuale di Bnl.
Vai lamiafinanza
La prima cosa che si chiede a chi accende un mutuo per comprare casa è se vuole quello a tasso fisso o quello a tasso variabile. Per saperlo ci vorrebbe la sfera di cristallo. Il primo non ha bisogno di spiegazioni, si paga sempre la stessa rata, il secondo dipende dal costo del denaro sul mercato finanziario, che è fluttuante: se aumenta, la rata diventa più alta, se diminuisce diventa più bassa. Esistono anche mutui a tasso misto, oppure a tasso variabile ma con rata fissa, in cui gli eventuali aumenti o diminuzioni si riflettono sulla durata del contratto allungandola o abbreviandola. Conviene sentire un consulente di fiducia, considerando che negli USA molti si sono rovinati con l’aumento delle rate dei mutui, mettendo in crisi il sistema bancario. E’ anche necessario informarsi se il mutuo proposto dalla banca abbia un tasso iniziale (di ingresso) più basso per le prime rate rispetto al tasso che verrà applicato successivamente per le restanti rate (cosiddetto tasso a regime, il quale è, ovviamente, quello più importante). Al fine di avere una chiara rappresentazione degli obblighi cui occorrerà fare fronte, è senz’altro opportuno richiedere alla banca il “piano di ammortamento”.

Vai agoramagazine

Cuneo fiscale, non costituisce un aiuto di stato

Thursday, September 13th, 2007

E’ la conclusione alla quale è giunta la Commissione Ue sulla riduzione del cuneo fiscale per le imprese varata dal governo Prodi.

“Mi rallegro sinceramente per l’atteggiamento del governo italiano – commenta il commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes – che ha deciso di fare del cuneo fiscale una misura generale a beneficio di tutta l’economia italiana”.

Introdotto nella scorsa Finanziaria, il taglio del cuneo fiscale è stato in seguito esteso dal governo anche a banche e assicurazioni, inizialmente escluse dal provvedimento. Restano fuori dal taglio, invece, i servizi di pubblica utilità a concessione e tariffa regolamentata e le amministrazioni pubbliche: esclusioni che per Bruxelles “sono pienamente giustificate”.

Via Repubblica

Banche: Abi, +12% finanziamenti a imprese

Wednesday, June 20th, 2007

Amuentati i finanziamenti alle imprese con record soprattutto al Sud

“Sono aumentati del 12% nel 2006 i finanziamenti alle imprese. Record al sud, +17,3%, con punte massime del 24,6% in Campania. Lo rende noto l’Abi. Bene anche Calabria (+15%), Sicilia (+14,2%) e Puglia (+13,1%). In Lombardia, invece, la crescita si e’ limitata a +12,3% e la media del nord si attesta al +11%.”

Via Gazzetta del sud

Impresa rosa in crisi

Wednesday, June 20th, 2007

L’impresa rosa stenta a partire, anzi in calo.

negli ultimi anni si e’ registrato un calo del 60% dei finanziamenti alle imprese in rosa. Dal 2001 al 2006 i finanziamenti alle Pmi guidate da donne sono passati da 10,4 a 4,2 mln di euro

via Ansa