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Sei troppo bravo e pignolo al lavoro? stai attento che ti licenziano

Friday, November 28th, 2008

Da quando il ministro Brunetta ha deciso di fare la guerra contro i fannulloni del pubblico impiego, questi si sono dovuti regolare cercando di lavorare un pò di più, di non andare a fare la spesa durante l’orario di lavoro e di ammalarsi il meno possibile altrimenti rischiavano di venire licenziati, ma c’è anche chi viene licenziato perchè lavorava troppo bene, questo fatto è successo negli uffici della Provincia di Bolzano dove hanno giustificato questo benservito dicendo che la signora è troppo pignola sul lavoro e che non fa il gioco di squadra, insomma doveva lavorare un pò meno e aiutare gli altri.

Questa vicenda mi pare troppo fantozziana, in buona sostanza se si vuole mantenere il proprio posto di lavoro bigogna lavorare il minimo indispensabile e sempre in gruppo in modo che tutti facciano qualcosa e poco, per questo troviamo delle strutture pubbliche che fanno “schifo”.

Fannulloni, state all’occhio. Ma anche voi, stakanovisti a sfondo narcisistico, drizzate le orecchie. Soprattutto se avete l’abitudine di lavorare con «eccessiva pignoleria». Sappiate infatti che un perfezionismo esasperato può – addirittura – essere giusta causa di licenziamento.

Via ilgiornale

Ma quale crisi: c’è chi può permettersi di rifiutare il lavoro!

Friday, October 24th, 2008

Mentre si avvicina sempre più il fantasma della recessione che, invitabilmente porterà con se minore occupazione se non, licenziamenti e famiglie sempre più indebitate, a Palermo, (fonte: il Sole 24 Ore), c’è chi si può permettere, dato lo stato splendido dell’economia isolana, di non lavorare.

Succede che un bel giorno il comitato della piccola industria della Confindustria palermitana, avvia un progetto, in collaborazione con l’I.T.I.S. locale secondo il quale 20 ragazzi neodiplomati dell’istituto, avrebbero dovuto portare avanti uno stage, in alcuni casi retribuito che, avrebbe potuto portare ad una possibile assunzione.

Niente di certo, per carità, però si trattava di un primo approccio al mondo del lavoro e di un primo passo nella compilazione di un curriculum vitae.

Sapete com è andata a finire?

Bene, dei 18 ragazzi che lunedì scorso avrebbero dovuto cominciare lo stage: 14 di loro, che fino a venerdì erano certi di iniziare e che si erano presentati il giorno stesso all’appuntamento per regolarizzare la loro posizione lavorativa, ben 14 non si sono presentati al lavoro.

Per rendere la cosa ancora più edificante: nessuno dei 14 ha avuto la premura di avvisare che non ci pensava neanche lontanamente di mettersi a lavorare.

Al di la dello sconcerto della confindustria palermitana, ciò che più colpisce è il sistema di una certa quota di giovani, oggi, di affrontare il mondo del lavoro, (basta chiedere a chiunque si occupi di selezione); purtroppo, al di la del valore di ogni singolo individuo, moltissimi pensano di potersi permettere di scegliere il lavoro a seconda del sentimento mattutino, degli orari ai quali sono abituati, e, cosa più importante, a seconda di quanta fatica si decida di fare.

Pensate sia colpa dei soliti giovani d’oggi, oppure che le famiglie abbiano una grossa responsabilità nell’aver allevato pulcini non si riescono a togliere di dosso la bambagia che li ha cullati fino ad oggi?

Questa sarà l’ultima volta che mettiamo le mani in tasca ai contribuenti…!!!

Friday, October 17th, 2008

Qualcuno si ricorda questa frase pronunciata l’indomani dell’approvazione del prestito ponte di 300 milioni di euro per salvare Alitalia?

Essendo stata l’ennesima volta che noi poveri contribuenti avremmo dovuto metter mano al portafoglio per la disastrata compagnia di bandiera, quella volta si decise che, dopo il prestito ponte o si cambiava oppure si falliva.

Com’è andata a finire tutti lo sappiamo: Alitalia non esiste più ed ora c’è C.A.I. che pare, almeno a sentire i favorevoli, abbia salvato l’onore nazionale, abbia evitato crisi occupazionali immani e ci permetterà di volare in tranquillità per il prossimo futuro, (il fatto che essendo monopolista su certe tratte pagheremo i biglietti uno sproposito, poco importa).

Dietro a tutto questo però, c’è il fantasmagorico accordo sindacale che prevede per tutti i dipendenti Alitalia che dovranno essere tagliati: ammortizzatori sociali di lusso, per 7 anni.

Ma come si fa a trovare i soldi da dare a chi non lavora, per sette anni?

Pensa che ti ripensa si è deciso in un primo tempo di mettere un obolo di 1 euro su ogni biglietto emesso.

Poi si è pensato che era meglio alzare la posta a due euro ed infine: notizia di questi giorni, si è capito che se non si estorcevano 3 euro, (vedi qui), ad ogni persona che decidesse di volare C.A.I./Air One, non si sarebbe riusciti a pagare i 7 anni di pace per gli ex dipendenti.

La cosa più bella, ritengo, è stata la dichiarazione che un rappresentante del Governo ha osato rifare: “ Questa sarà l’ultima volta che mettiamo le mani in tasca ai contribuenti…”

Meditate gente meditate.

Prima manifestazione nazionale dei Call Center – Roma

Thursday, September 25th, 2008

Diritti al Lavoro”, lo slogan scelto dalla SLC -Cgil, Fistel – Cisl e Uilcom- Uil promotrici del corteo del 19 settembre, riassume al meglio il senso e lo spirito di questa prima manifestazione nazionale della categoria Call Center che ha visto in piazza centinaria di lavoratici e lavoratori provenienti da tutta Italia.

Stabilizzati e precari, giovani e madri, padri di famiglia, tutti uniti dal bisogno e dalla volontà di rivendicare diritti, garanzie e tutele in un settore per anni reso invisibile e tenuto a distanza da ogni forma di sensibilizzazione e lotta sindacale; un settore cresciuto a dismisura e che oggi vede 24.000 dipendenti stabilizzati e oltre 30.000 lavoratori precari in tutta Italia.

Tra i principali obiettivi della manifestazione – ricorda Luca Alessandrini di Teleperformance- richiedere al Governo l’attuazione delle direttive dell’ex Ministro del Lavoro Damiano – solidale con i manifestanti e presente in piazza – e di tutti gli interventi messi in campo dal Governo Prodi nella direzione della progressiva stabilizzazione dei lavoratori precari nel call center. Senza dimenticare l’indispensabile e continuo lavoro di sensibilizzazione da svolgere, in tale direzione, nei confronti dell’opinione pubblica e dei clienti, cioè dei committenti delle società di Call Center.

Una “carta delle responsabilità aziendali”, ribadisce Luca, permetterebe un monitoraggio più efficace conferendo alle prestazioni degli operatori, soprattutto dei collaboratori occasionali non ancora stabilizzati, una dingità lavorativa e personale ad oggi negate.

Sul palco allestito a Piazza Venezia, nonostante la pioggia incessante, si alternano le testimonianze di lavoratrici, lavoratori e rappresentanti delle tre sigle sindacali.
Sono storie di deregolamentazioni selvaggie e di abusi, racconti di un quotidiano precariato mascherato da flessibilità e politiche aziendali, che rischiano di aggravarsi in seguito all’approvazione del decreto 112, la manovra economica triennale del governo Berlusconi in cui vengono demolite le garanzie per i precari introdotte dal governo Prodi. La riattivazione del Tavolo nazionale sui Call Center presso il Ministero del Lavoro risulta, dunque, un passaggio obbligato per evitare l’affondamento della “flotta” Call Center italiana.

Il tesoretto che il Sud Italia non usa

Monday, September 8th, 2008

Tutti sanno che la differenza tra il Nord e il Sud è molto rilevante sutto tutti gli aspetti, ma la notizia più eclatante è che l’europa ha messo a disposizione per il Sud Italia ben 6 miliardi e 800 milioni di euro da spendere entro il 31 dicembre di quest’anno, sono così tanti soldi che potrebbero sistemare il loro patrimonio artistico e culturale, fare nuove scuole, creare nuovi posti di lavoro e tanto altro.
Evidentemente i politici del Sud hanno così tanti soldi che non sanno cosa farne che preferiscono rifiutare questi fondi europei e nessuno dice niente e si lamentano anche!

Ma la preoccupazione è che dopo questa osservazione lanciata dai giornali, questi politici nostrani possano spendere a man bassa per cose che non servono a nulla, per opere che non verranno mai finite, per ingrassare i portafogli altrui per consulenza d’oro, con il risultato finale che tutto resterà come prima.

Capisco che sotto sotto ci sia la mafia, la camorra, gli interessi personali, ma potrebbero spendere una piccola parte per creare più tarmovalorizzatori, più energie rinnovabili, più asili nido, insomma delle opere per permettano una migliore vita possibile al cittadino del Sud, ma so che tutto questo è un sogno.

Sei miliardi e ottocento milioni di euro da spendere entro il 31 dicembre. Eccolo il tesoretto del Sud, un patrimonio da investire, distribuire, erogare: altrimenti si perderà per sempre. Avere troppi soldi, così tanti da non sapere come spenderli.

Via ilgiornale

I lavoratori onesti filmano i fannulloni del pubblico impiego

Friday, August 8th, 2008

L’effetto Brunetta si fa sentire ovunque, dopo la regola sulle malattie dei dipendenti pubblici e il conseguente dimezzamento di personale che va in malattia, adesso i lavoratori “onesti” si sono messi in guerra contro i fannulloni del pubblico impiego filmando chiunque faccia qualcosa che non riguarda il proprio lavoro.

Diffattu su youtube troviamo parecchi video che riprendono personale del pubblico impiego che fanno la spesa, le commissioni, utilizzano l’auto di servizio per i propri comodi.

Nel sito del giornale repubblica hanno diffuso due video che ritraevano un impiegato delle poste che usava la macchina di servizio per caricare la spesa appena fatta durante l’orario di lavoro e un impiegato delle poste che invece di lavorare si stava facendo un pisolino al fresco del condizionatore.

Insomma non c’è pace per i fannulloni e se non vogliono essere licenziati dovranno, per forza, lavorare in quanto avranno mille occhi intorno a loro.

L’effetto Brunetta corre sulla rete. A Grugliasco un auto di servizio delle poste si ferma davanti a una casa, il dipendente scende e scarica due casse di pomodori davanti alla porta di una casa. Il video viene ripreso da un utente e caricato su YouTube. “Si può usare una vettura delle poste per fare la spesa?”, si chiede l’autore delle riprese.

Via repubblica

I piccoli comuni stanno scomparendo!

Thursday, August 7th, 2008

L’attuale situazione economica sta mettendo in crisi molte famiglie italiane e ci sono anche delle coppie che non possono fare figli perchè non sono in grado di supportare economicamente una persona e in più si fa sempre più fatica a trovare lavoro sopratutto se si è precari.
Il tutto per un piccolo comune è deleterio in quanto le probabilità che possano diventare delle città fantasma sono molto alte, pochi nascituri e troppi anziani fanno si che i comuni con scarsa popolazione si estingueranno, diffatti Legambiente ha diffuso un rapporto dove dice che per i prossimi 20 anni almeno 1650 comuni tenderanno a scomparire mentre aumenteranno i comuni disagiati cioè con popolazione compresa tra i 10/100 abitanti.

A parte che ci sono gli immigrati a fare numero, non basta però a tenerli in vita e le regioni con il maggior numero di comuni che tenderanno a sparire sono Molise, Basilicata e Calabria tutte con percentuali superiori al 80%

Purtroppo non c’è la soluzione per arginare questo problema anzi andrà sempre peggio, alla fine ci saranno solo città da 500.000 abitanti in su e nessun piccolo comune.

Il numero di quelli «disagiati», più poveri, con poche opportunità di lavoro e con scarsa popolazione, da alcuni anni continua a crescere e si prevede che entro il 2016 raddoppierà rispetto al 1996. Ed entro questo ventennio 1650 comuni sono addirittura destinati a scomparire diventando delle vere e proprie «ghost town», città fantasma.

Via iltempo

Sei stagista? ecco la lista delle 100 migliori aziende

Wednesday, July 16th, 2008

Dopo la laurea o diploma, si comincia a fare esperienza nel mondo del lavoro e per questo ci sono gli stage che, nella maggior parte vengono concordati con l’università, altrimenti ti devi arrangiare. Lo stage ti permette di formarti nel mondo del lavoro e quindi acquisire esperienza che è fondamentale per le aziende, ma purtroppo sta diventando un peso economico per le famiglie, in quanto ci sono delle aziende senza scrupoli che cercano stagisti a costo zero in modo da poterli sfruttare.

Nella blogosfera troviamo testimonianze di coloro che hanno lavorato come stagista e sono rimasti insoddisfatti della loro esperienza lavorativa, sia per quanto riguarda l’esperienza, sia per quanto riguarda la busta paga, come Claudia che ha cominciato con uno stage estivo in auna agenzia interinale:

«Inizio in luglio, ad agosto mi mollano da sola in una filiale del centro alle prese con cessazioni, assunzioni, buste paga, senza nessuna esperienza. E per 200 euro al mese».

Massimo, invece è uno stagista in una emittente televisiva:

«Dopo il primo contratto di tre mesi mi riconfermano due volte, in totale nove mesi di stage, gratis, soltanto un ticket restaurant al giorno, nessun rimborso spese»

Queste testimonianze ci fanno capire come sia difficile trovare un buon lavoro che ci permetta di acquisire esperienza e allo stesso tempo stare economicamente tranquilli, ma, per fortuna, c’è in loro aiuto una lista delle migliori aziende per stagisti che ti permettono di avere tutto questo, al primo posto c’è l’azienda Magneti Marelli che offre una busta paga mensile di 1.000/1.200 euro con rimborso spese, poi ci sono anche varie aziende dove ti possono anche offrirti un buono palestra, parcheggio libero, un appartamento per chi vive lontano, insomma una manna, ma dipende anche dalla capacità dello stagista, mica assumono tutti!

Questa lista la potete trovare su repubblicadeglistagisti e si trova nella colonna a destra e viene aggiornata periodicamente, per questo “tesoro” bisogna ringraziare la veneziana Elena Voltolina e sperare che il governo cambi questa legge assurda.

La legge che regola questa materia è la 196 del ‘97 (art. 18) con decreto 142 del ‘98: prevede che “il soggetto ospitante non è tenuto a pagare alcuna retribuzione né contribuzione al tirocinante” e fissa il limite di 12 mesi per gli universitari.

via corriere

I salari sono tornati ai livelli di 15 anni fa

Wednesday, July 9th, 2008

Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha evidenziato un problema che sta attanagliando il popolo italiano, cioè che gli stipendi sono fermi a 15 anni fa e il peggio è che il costo del lavoro è aumentato, insomma l’inflazione attuale ha fatto crescere i prezzi causando una diminuizione dei redditi pari al 3% il che sta facendo calare i consumi.

Purtroppo c’è poco da cambiare, in quanto le imprese italiane hanno sul groppone il costo del lavoro che è aumentato del 30%, ma l’analisi non si ferma qui, se confrontiamo questi dati con quelli dei paesi della Ue, vediamo che noi siamo messi molto peggio, e questo vuol dire che bisogna muoversi per poter far fronte a questo problema e solo il governo può farlo, deve infatti cominciare a defiscalizzare i nostri stipendi e cominciare a spendere meno, ma purtroppo i nostri politici fanno orecchie da mercante oppure fanno delle cappelle come la "Robin Tax" che di fatto è una arma a doppio taglio che ricadrà, in maniera negativa, sui cittadini italiani.

Insomma per poter svegliare questa Italia che sta andando in coma, il governo deve lasciare perdere i tesoretti, le intercettazioni, la Carfagna e altre cose che non servono a nulla e quindi cominciare a risolvere i VERI problemi, ma so che questa è vera utopia italiana.

I salari in Italia sono fermi a quindici anni fa ma il costo del lavoro aumenta piu’ che negli altri paesi europei. E’ la fotografia scattata dal Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nel corso del suo intervento all’assemblea dell’Abi. Le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti, osserva, "non sono oggi molto al di sopra del livello di quindici anni fa". Nel frattempo, il costo del lavoro per unita’ di prodotto nell’economia "e’ aumentato di oltre il 30%, contro il 20% in Francia e il pressoche’ nulla della Germania".

Via iltempo

La moda contro il Rispetto

Wednesday, July 9th, 2008

Ieri sera sono stato piuttosto disgustato da un servizio sul mondo della moda. Intervista a Guillermo Mariotto, il designer della collezione Haute Couture di Gattinoni.

L’intro della giornalista, nonchè quello del sarto, parlava di razionalità e di spiritualità. Ti riduzione drastica dei prezzi, di sociale e di energia del cuore. Insomma tante belle cose.

Così anche l’intro del sito modaonline:

E’ una continua tensione all’equidistanza tra razionalità e spiritualità lo spirito con il quale Guillermo Mariotto ha disegnato la nuova collezione Haute Couture di Gattinoni, che questa sera sfilerà nella cornice di Santo Spirito in Sassia. Una collezione che mescola senza apparenti distinzioni la classica Alta Moda e la nuova Demi Couture di capi che sfruttano la tecnologia per mantenere i prezzi finali in un range di [...]

Il finale dell’intervista riguardava un top indossato da una modella. Ebbro di orgoglio Mariotto ha espresso cotanto concetto: “eh si questo top costa solo 3 mila euro”. E la giornalista sbigottita ha poi scoperto che il prezzo standard sarebbe stato 12!

Ma a cosa serve? Una delle principali leggi economiche del mercato enuncia  che più cala il prezzo, più cresce la vendita di un prodotto. A questa regola fanno eccezione proprio i beni di lusso, per i quali un aumento del prezzo può spingere le vendite, in quanto il bene assume il ruolo appunto di “oggetto di lusso”. DIESEL, ad esempio, in questo è stata grande maestra. I suoi jeans prezzati anni fa come jeans casual di qualità (80-90 €), improvvisamente hanno iniziato a costare il triplo (200-250€) e si sono trasformati immediatamente in prodotto di griffe, alta moda… e c’è qualcuno che si svena per prenderli.

A questo punto chi può permettersi un top da 3.000 €? La moglie disoccupata che deve accudire 2 bambini, con il marito operato che prende 1.200 euro al mese. Con rata di mutuo da 700 €, variabile??? Oppure l’operaio in cassa integrazione perchè la multinazionale non sostiene più il costo del lavoro italiano, dirigendosi verso Cina o Polonia?

Non sono cose inventate. Da anni anche la stessa Istat riscontra cali nei consumi, parliamo di beni primari:

Per la prima volta, in sostanza, l’Istat riscontra nell’andamento delle spese delle famiglie italiane un calo nei consumi che, negli anni precedenti, erano invece risultati fermi. Secondo i tecnici dell’Istituto di Statistica «le famiglie si sono attrezzate con una strategia generalizzata di contenimento della spesa attraverso diminuzioni nelle quantità e razionalizzazione negli acquisti»: in sostanza là dove si assiste ad una stabilità degli acquisti corrisponde un calo della qualità, con un aumento, ad esempio delle spese realizzate negli hard discount o comunque di prodotti di qualità inferiore. (via corriere della sera)

Scusate ma a me fa schifo! Fa schifo che la TV pubblica proponga servizi simili: una indecenza! Non sono bigotto, non sono contro la moda. Che li mettano pure a 100.000 € quei vestiti, qualcuno sicuramente li compra. E se hanno la palanca per prenderseli per me fa benissimo. Ma non venite a prendereperilculo (scusate la licenza poetica) chi deve sopravvivere e comprare gli abiti per necessità, rincorrendo discount, outlet e soprattutto le svendite. E perchè no, ricorrere a abiti smessi dal cugino o dallo zio!

foto di figurale