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L’Italia di Sherwood ha trovato il suo Robin Hood!

Friday, June 27th, 2008

Finalmente ci siamo: qualcuno ha pensato a prendere ai ricchi per donare ai poveri.photo by veneziando.it

Dopo la tragicommedia di rifondazione comunista e dei suoi manifesti: “Anche i ricchi piangano”, il nuovo al ci ha donato la “Robin Hood tax”

Il principio sarebbe, se non erro: tolgo un po’ di soldi a chi ne guadagna tantissimi “vendendo” prodotti per i quali non si scappa, non se ne può fare a meno.

Oggi sul Sole 24 ore, si fa una prima stima e pare che solo 300 milioni andranno ai meno abbietti mentre il resto verrà trattenuto dall’erario. Oltretutto si corre il rischio, per non dire la certezza, che le perdite di ricavi dovute all’aumento dell’Ires, andranno a ricadere sui prezzi dei carburanti e dell’elettricità che non mi sembrano, attualmente, a buon mercato.

Detto tutto questo, un aspetto di questa manovra salta all’occhio: il tradimento del tanto richiamato, invocato e purtroppo vituperato liberalismo, (se non ricordo male il partito di riferimento si chiama Popolo delle Libertà) ed un grande populismo.

Se ci si tiene tanto a che le persone possano veder diminuire almeno un po’ i prezzi dell’energia, perché invece di ricorrere a sistemi pubblicitari ma inutili, non si comincia a fare un po’ di concorrenza reale?

Qualcuno a dato un’occhiata alle offerte per le famiglie sul “libero” mercato dell’energia? Tutte praticamente uguali, le differenze sono dell’ordine di 0,1 centesimo di € e, se prendete in mano, per esempio, il contratto dell’ENEL, venite informati che, riguardo l’erogazione di energia elettrica, risparmierete circa: dall’euro ai 5 euro all’anno….

Qui sta il problema, non certo nell’aumentare le a chi guadagna molto solo per far vedere che si vuole bene al popolo, (bue, magari)

Purtroppo, in Italia, con la scusa del popolo sovrano, si cerca di fare le cose che possono compiacere e non quelle che realmente possono essere utili: lo dimostra l’ultimo richiamo della Corte dei Conti riguardo al “bonus” di 70 miliardi, (avete capito bene: miliardi) di € generato dall’adesione all’euro che sono spariti nelle pieghe dei bilanci pubblici negli ultimi dieci anni, (Governi di centro sinistra e di centro destra, se non sbaglio).

Il prefetto è una figura inutile?

Monday, June 9th, 2008

photo by prefetturadiparma.itVisto e considerato che da anni si punta molto sul federalismo e la vittoria elettorale della Lega nord dovrebbe dare un’ulteriore spinta in questa direzione, non sarebbe opportuno partire da piccole azioni significative che potrebbero dare il senso di una fiducia dello Stato nei confronti della periferia?

Mi riferisco alla figura del prefetto il quale, secondo Wikipedia è tipica degli stati unitari, in particolare di quelli che hanno adottato un’organizzazione di tipo accentrato, operando quale emanazione diretta del centrale nei confronti delle collettività locali. Di solito è investito di poteri di vigilanza e coordinamento, più o meno estesi, sugli altri organi locali dello stato - che nel modello classico, di derivazione napoleonica, dipendono gerarchicamente dal prefetto - nonché di funzioni di controllo sugli enti locali o di raccordo con gli stessi; è inoltre responsabile del mantenimento dell’ordine pubblico e sovrintende alle forze di polizia.

Non sarebbe ora di sopprimere questa figura? Anche da un punto di vista economico, visti i tempi che corrono, sarebbe un buon segnale l’eliminazione, con il prefetto, di tutto quanto gli ruota attorno: uffici, segretari, impiegati e quant’altro. Mi rendo perfettamente conto di non dire nulla di nuovo dato che già molti anni fa ci fu chi, al riguardo, usò queste parole: “ Proporre in Italia, […] di abolire il prefetto sembra stravaganza degna di manicomio. Istituzione veneranda, venuta a noi dalla notte dei tempi il prefetto è quasi sinonimo di e, lui scomparso, sembra non esistere più nulla. Chi comanda e chi esegue fuori dalla capitale? Come opera l’amministrazione pubblica? In verità il prefetto è una lue che fu inoculata nel corpo politico italiano da Napoleone.

[…] L’Italia nuova, preoccupata di rinsaldare le membra disiecta degli antichi ex stati in un corpo unico, immaginò che il federalismo fosse il nemico ed estese il sistema prefettizio anche a quelle parti d’Italia […] come le province ex austriache. Si credette di instaurare libertà e democrazia e si foggiò lo strumento della dittatura”.

Oggi non sarebbe il caso di ricordare queste parole e, sapendo che il favore nei confronti del federalismo è, o almeno pare essere, bipartisan, eliminare questa antica figura?

A proposito, chi scrisse le parole citate in precedenza, fu Luigi Einaudi: Presidente della Repubblica Italiana dal 1948 al 1955.