Nel campo della medicina sono stati fatti dei progressi rilevanti in ambito prenatale, sono stati fatti dei test semplici per scoprire se il feto presente in una donna gravida, è affetto dalla sindrome di down, e hanno scoperto che con una semplice analisi del sangue si potrà trovare, subito, se sono presenti tre cromosomi 21 che determinano questa sindrome, questa scoperta permetterà di eliminare il test amniocentesi che essendo un esame invasivo che prevede l’utilizzo di un ago per prelevare il liquido presente nella placenta però aveva i suoi rischi di aborto il che non è totalmente affidabile.
Dobbiamo ringraziare dei ricercatori americani della Stanford University che hanno permesso di dare una svolta alla diagnosi prenatale, generando un test del sangue molto più sicuro e più immediato in quanto si potrà farlo alla 10°ma settimana e non alla 15°ma come viene fatto attualmente per l’amniocentesi, e i risultati sono immediati.
Sappiamo che fare un esame amniocentesi costa parecchio e in più comporta dei rischi, per questo dico che questo test è comodissimo e tenderà a tranquilizzare le donne in gravidanza in quanto non comporta alcun rischio.
Un semplice esame del sangue per scoprire se un feto è affetto dalla sindrome di Down. Il test, che apre nuovi orizzonti sul fronte della medicina, è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori californiani della Stanford University. “Basta un piccolo campione di sangue della madre per capire se c’è traccia della malattia”
Via repubblica
I giudici della Corte d’appello civile di Milano hanno autorizzato l’interruzione del trattamento di idratazione
ed alimentazione forzato che fa sopravvivere Eluana Englaro, vittima di un brutto incidente stradale il 18 gennaio 1992. Da quel giorno Eluana vive in stato vegetativo permanente senza più alcuna speranza di ricominciare a vivere una vita normale.
Rispetto massimamente la volontà del padre che da 10 anni lotta per poter dare una morte dignitosa ad Eluana e sono altresì convinto che nessuno come un genitore, possa comprendere quali potessero essere le volontà di una figlia.
Qui sta il punto, Chi deve decidere se lo stato vegetativo permanete vada interrotto?
Non riesco a farmi una certezza: tutto ciò che so è che la materia è controversa e lo stato vegetativo, non essendo la morte celebrale, può forse permettere che alcune facoltà residuali rimangano, se non intatte, funzionanti. A questo punto mi chiedo: e se la persona in stato vegetativo si rendesse conto, pur non potendo in alcun modo comunicarlo, che è preferibile questo alla morte? E se invece l’incoscienza è tale per cui morire oppure no, a quel punto nulla cambia?
Sfido chiunque ad affermare di desiderare un qualsiasi handicap; certamente, chi subisce menomazioni, di qualsiasi tipo, impara a guardare il mondo con occhi diversi ed a quel punto, mi ripeto, non essendoci la certezza che chi è in stato vegetativo permanente non provi alcunché, non credo ci sia alcuno, se non chi ci ama, che possa decidere per noi, ma nessuna legge può appurare il grado di affetto che qualcuno prova nei nostri confronti.
Indipendentemente dai soloni che si schierano, comunque, per una tesi piuttosto che per un’altra, (teniamo conto che in campo scientifico non ci sono certezze), penso non si debba legiferare su un argomento tanto delicato. Augurandomi che la volontà del papà di Eluana sia rispettata fino in fondo, spero questa conclusione non sia un precedente tale per cui, automaticamente, chi è in stato vegetativo permanente possa essere ucciso, (in fondo di questo si tratta), perché forse, in passato aveva espresso la volontà di non voler vivere in una simile condizione.
In fondo come può l’uomo arrogarsi il diritto di decidere della vita di un altro essere umano se ancora non si è stati in grado di sconfiggere il raffreddore?