L’ex premier inglese, Tony Blair, dopo aver dismesso i panni del primo ministro, ha capito subito qual’e la migliore maniera per fare più soldi possibile: le consulenze e le conferenze, praticamente viene pagato a ore e precisamente 7.300 euro per ogni minuto di conversazione, la furbizia di Tony è senza limiti e senza morale, insomma ha ragione e fa bene ad aprofittare della situazione perchè sa che poi non potrà più farlo.
I suoi discorsi sono talmente banali che si possono trovare in qualsiasi sito internet, ma un conto è leggerli in un sito, un conto è che a parlare sia l’ex primo ministro quindi tutti sono disposti a sbosare soldi pur di sentirlo parlare anche se dice cose scontate, come per esempio ha partecipato ad una conferenza nelle Filippine e per due interventi di appena 30 minuti ciascuno ha percepito ben 200.000 euro, vitto e alloggio compresi.
Se consideriamo, poi, il suo ruolo di consulente alle banche JP Morgan e Zurich Financial Service dove percepisce complessivamente ben 2 milioni e mezzo di sterline all’anno il che ci fa capire quanti soldi prende solo per dire 2 paroline, mentre c’è gente che si fa il mazzo tutta la giornata per pochi soldini.
Dico solo, BRAVO TONY BLAIR!!!
Compensi folli per il blablà di Blair: banalità da 7.300 euro al minuto.
Tony Blair continua a guadagnare cifre esorbitanti per ogni uscita pubblica. E poco importa che le parole dell’ex premier britannico non si distinguano propriamente per originalità, perché basta il suo nome in cartellone per garantire il successo.
Via ilgiornale
Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli afferma:
“Alle emergenze si deve rispondere con provvedimenti consequenziali. E’ apprezzabile quindi l’iniziativa del Sottosegretario Carlo Giovanardi di far effettuare controlli antidroga a chi e’ alla guida di veicoli” (via AGI)
La politica del Ministro, proclamata più volte, è rivolta a puntare sulla tecnologia e sui controlli automatici. Ma siamo certi sia la soluzione corretta?
Faccio chilometri e chilometri in autostrada e i pericoli peggiori non sono certo quelli di chi va ai 150. Ma sono dati soprattutto da autisti / camionisti molto sbadati, assonnati o indaffarati.
Basta un giretto sulla Padova-Bologna per rendersene immediatamente conto: gente che legge il giornale, che guarda la TV, che scrive con il cellulare. Senza contare improvvisi cambi di corsia, sorpassi a destra, sorpassi di camion che durano chilometri, distanze di sicurezza inesistenti e ognuno di voi penso sia in grado di aggiungere qualcosa. Senza contare la mole di incapaci alla guida di un’auto, con una patente conquistata con un’esame più burocratico che pratico!
Allora magari prima di impestare le autostrade italiani di macchinette non è il caso di intensificare un po’ i controlli sulle autostrade, magari con auto civetta, puntando proprio il dito sui fatti di insisciplina più gravi degli automobilisti?
foto di Giallickr
Tra i settori che lo stato amministra, quello della sanità è quello che ci rimette di più, nonostante il governo si impegni a fornire risorse per migliorare i servizi per gli italiani, non è possibile che si spenda in maniera irresponsabile per poi avere cose che non servono, hanno calcolato che in 6 anni sono stati spesi, anzi buttati via 30 miliardi di euro per niente.
Gli esempi di malasanità ormai sono nell’ordine del giorno, mancano macchine, manca personale e costruiscono ospedali e li lasciano inoperativi anche per più anni a causa della mancanza di personale, come a Padova.
Queste spese tendono ad aumentare la spesa pubblica e ci rimettiamo noi contribuenti, non è possibile spendere così tanti soldi in maniera superficiale, dovrebbe esserci un ministro che faccia dei controlli a tappeto, aliminare il superfluo e aggiungere risorse dove servono, comprare macchinari dove c’è bisogno, e invece vediamo che va tutto al contrario.
Questo però vale solo per determinate regioni dell’Italia, come Lazio, la Campania e la Sicilia che hanno un bilancio rosso perenne a causa di spese inutili, però anche l’Abruzzo , il Molise, la Calabria e la Liguria non stanno facendo bene e su queste regioni si dovrebbe fare un controllo capillare, mentre per Lombardia, Veneto, Emilia e Toscana possiamo stare tranquilli, in quanto sono più attenti alle esigenze del paziente.
Purtroppo sappiamo benissimo che la sanità italiana è un malato terminale e per risollevarla ci vorrebbe l’elettroshock, però intanto siamo noi a pagare!
La sanità potrebbe essere definita il vero grande malato della finanza pubblica italiana. Si tratta, infatti, di un settore che spende quasi sempre male le ingenti risorse che gli sono destinate e concorre ad aumentare progressivamente il deficit delle pubbliche amministrazioni. La situazione non assume i toni della tragedia solo perché, in valore assoluto, la spesa sanitaria rappresenta meno della metà di quella per l’erogazione delle pensioni, altra nota dolente per le casse dello Stato.
Via ilgiornale
A Francoforte, in Germania, hanno festeggiato i 10 anni di vita della BCE ed erno presenti tutti i ministri dell’economia della UE e hanno aproffittato per fare una analisi della situazione economica del proprio paese, ma a tenere banco erano l’Italia e la Francia che sono i paesi con il deficit più in rosso e il presidente della UE, Jean-Claude Juncker, ha sottolineato che tutti i paesi devono avere i conti in pareggio entro il 2012, anche se il mercato attuale non permette all’economia europea di crescere.
In ogni modo l’Italia dopo tre anni di purgatorio è uscita dalla procedura d’infrazione per deficit e Jean-Claude Juncker si è congratulato con il nostro ministro dell’economia, Tremonti, peccato che il merito sia da imputare esclusivamente a Prodi e a Padoa-Schioppa.
In ogni modo per poter rispettare questa scadenza il governo dovrebbe diminuire parecchio la spesa pubblica e cominciare a fare sul serio!
Ieri a Francoforte Jean-Claude Juncker, il suo presidente, l’ha detto chiaro: «Tutti i Paesi che ancora non hanno raggiunto l’equilibrio dei conti pubblici dovranno farlo entro il 2012 e indipendentemente dall’andamento del ciclo economico».
Via sole24ore
Ricordate il controverso Decreto Bersani? Vi rinfreschiamo la memoria:
Il decreto Bersani (Dl 223/2006, definitivamente convertito con la Legge n. 248 del 4 agosto 2006), noto anche come “decreto sulle liberalizzazioni”, è un decreto legge proposto dal ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani emanato il 4 luglio 2006.
Le misure contenute nel decreto si proponevano di rendere più dinamico il mercato, tutelare i consumatori (abbattendo i privilegi di alcune categorie sociali e aumentando la concorrenza in quei settori) e, in secondo luogo, di agevolare la lotta all’evasione fiscale (attraverso alcune procedure obbligatorie nei pagamenti).
E in particolare:
Vendita dei farmaci da banco nei supermercati – Il provvedimento non riguarda i farmaci su ricetta, ma consente di creare spazi dedicati nella grande distribuzione, purché alla vendita sia impiegato personale con una laurea in farmacia.
Finalmente i risultati di questo Decreto, dopo l’abolizione dei costi di ricarica, incominciano a vederesi.
Dalla prossima settimana sugli scaffali di 80 punti vendita in tutta Italia il primo farmaco a marchio Coop. Si tratta di acido acetilsalicilico più acido ascorbico in compresse efferverscenti, ovvero il principio attivo dell’aspirina unito a vitamina C, assimilabile ad alcuni prodotti di marca molto conosciuti. Il prezzo di vendita sarà di due euro, circa la metà di quello di altre versioni generiche dell’analgesico oggi presenti sul mercato.
Importante a mio modo di vedere le dichiarazioni del presidente di Coop-Italia Vincenzo Tassinari:
«In questi due euro c’è anche il nostro margine di utile, a dimostrazione che su questo versante si può incidere molto sul prezzo, operando a vantaggio dei consumatori. Un farmaco comune, di ampia diffusione, che non necessita di ricetta medica potrebbe sembrare un traguardo di poco conto. Ma non è così. Il farmaco Coop è una sorta di prodotto simbolo e nasce dopo un anno di iter burocratico completo e difficoltoso. Coop Italia ha infatti dovuto richiedere l’autorizzazione all’immissione in commercio all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), come avviene per qualsiasi altro medicinale generico, cioè non più coperto da brevetto».
Speriamo in bene per il futuro!