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Lehman Brothers dichiara il fallimento

Monday, September 15th, 2008

Image Hosted by ImageShack.us Prima o poi doveva succedere. Lehman Brothers, la famosa Banca d’affari americana, nonostante i tentativi del Tesoro di salvarla, non ce l’ha fatta.

Il destino della Lehman Brothers è stato segnato dall’abbandono delle trattative per il salvataggio da parte di Barclays e di Bank of America. In mancanza di un appoggio da parte delle autorità tutti i possibili acquirenti si sono tutti tirati indietro rendendo inevitabile la richiesta di bancarotta.

Il fallimento di Lehman Brothers è il più grande nella storia delle bancarotte mondiali.

Le Borse Mondiali non hanno tardato a manifestare il proprio disappunto  e sono letteralmente crollate causa la sfiducia e l’incertezza per il futuro. Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -3,41% - Parigi -4,28% - Francoforte -3,35% - Madrid -3,12% - Milano -3,84% - Amsterdam -3,62% - Stoccolma -3,68% - Zurigo -2,94%.

Tornando a Lehman Brothers, la banca lascia la bellezza di 155 miliardi di dollari di esposizione nei confronti degli obbligazionisti (che ricordiamo non sono creditori privilegiati e quindi saranno pagati per ultimi…), inoltre il debito totale supera i 600 miliardi di dollari.
Si teme al momento per le altre banche in difficoltà…

Fallisce la First Priority Bank

Monday, August 4th, 2008

Si allunga la lista delle banche fallite in seguito alla crisi del mercato immobiliare. Le autorità hanno chiuso la First Priority Bank, istituto della Florida. La Federal Deposit Insurance Corp. ha ceduto 227 milioni di dollari di depositi a SunTrust Bank. La First Priority Bank è l’ottavo istituto statunitense a fallire quest’anno.

Al 30 giugno gli asset di First Priority risultavano pari - secondo i dati della Fdic, l’ente che assicura depositi bancari per 13′000 miliardi - a 259 milioni di dollari. Al momento della chiusura, l’istituto conta su 13 milioni di depositi non assicurati.

First Priority è la prima banca a fallire in Florida dal 12 marzo 2004, quando fu costretta a chiudere i battenti la Guaranty National Bank. “E non sarà l’ultima”, sottolineano alcuni operatori. La Florida è, insieme alla California, lo stato più colpito dalla crisi del mercato immobiliare.

Le difficoltà della First Priority risalgono allo scorso anno. Per cercare di salvare e rilanciare la banca venne chiamato Kevin Hale, che cercò in primo luogo di rafforzare il capitale dell’istituto. “Venne messo in una posizione quasi impossibile per salvare la banca e, ovviamente non ha potuto farlo”, sottolinea Ken Thomas, consulente bancario di Miami.

Il 25 giugno, la Fdic aveva lanciato l’allarme, affermando che l’istituto era sotto capitalizzato: l’ente aveva concesso 30 giorni per aumentare il capitale.

La crisi economica non ha risparmiato le obbligazioni

Tuesday, April 1st, 2008
C´è un´attività finanziaria che ha cominciato il 2008 peggio delle Borse, anche se non era facile. Le obbligazioni ad alto rendimento, da inizio anno hanno bruciato 35 miliardi di dollari di valore in America. L´indice Merrill Linch del settore è sceso del 3,9% – oscillazione da non parametrare alle azioni, molto più volatili – e le emissioni “spazzatura”, situate sotto il livello idoneo di rating e quindi più rischiose, si frazionano nel trimestre: 11 bond a stelle e strisce per 9 miliardi di dollari, contro 83 emissioni del valore di 40 miliardi un anno fa.
In queste condizioni, la prossima parola chiave, dopo subprime e svalutazioni, potrebbe essere default. Il sistema finanziario americano, ansimante per un centinaio di miliardi di dollari di svalutazioni su titoli e gravato da 370 miliardi di titoli strutturati invendibili, si difenderà togliendo l´ossigeno creditizio alle società meno sicure, e provocandone all´insolvenza. In primis chi ha sviluppato l´indebitamento più aggressivo.

Rispetto a inizio gennaio, i tassi di interesse in Euro hanno subito un adeguamento al ribasso che risulta abbastanza diversificato a seconda di quale tipologia di curva dei tassi si consideri. Analizzando i movimenti della curva “swap”, che rappresenta il livello dei tassi ai quali il sistema bancario si “scambia” denaro sulle varie scadenze, il movimento è stato impercettibile sulle brevi scadenze (inferiori a 1 anno), e comunque abbastanza contenuto e uniforme sulle altre (tra lo 0,30% e lo 0,40%).
Analizzando invece i rendimenti dei titoli di stato europei con rating AAA (Germania, Francia e Olanda), i ribassi sono più marcati (circa lo 0,50%) per le scadenze intermedie (da 2 a 10 anni), mentre sono molto più contenuti o inesistenti per le scadenze molto brevi (inferiori a 2 anni) e molto lunghe (superiori a 10 anni). In entrambi i casi, la forma “a V” delle curve dei tassi in Euro rappresenta un’evidente differenza rispetto p.es. alla situazione negli USA, dove i rendimenti a breve sono ormai nettamente inferiori a quelli a più lunga scadenza. Questa differenza rispecchia il diverso atteggiamento della BCE, che ha mantenuto i tassi di riferimento invariati, rispetto alla FED, che li ha invece abbassati dal 5,25% di pochi mesi fa al 2,25% attuale. La maggiore intransigenza della BCE, rispecchia le preoccupazioni per l’aumento dell’inflazione e le minori preoccupazioni (almeno apparentemente) riguardo all’atteso rallentamento economico.
Su un atteggiamento opposto sembra essere invece la FED, che sembra decisa a contrastare la possibile recessione anche a costo di “abbassare la guardia” sulla stabilità dei prezzi. In ogni caso, su entrambe le sponde dell’Atlantico rimane evidente l’anomalia degli
ultimi mesi che riguarda la forte differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato e il livello dei tassi di interesse sul mercato interbancario.Come si vede dal grafico successivo, che mostra il differenziale tra i rendimenti dei Bond governativi e il tasso Euribor a un anno, nonostante le massicce iniezioni di liquidità delle Banche Centrali, il livello di nervosismo e la sfiducia sul settore bancario/finanziario continua ad essere molto elevata.
A fare le spese di questa situazione di nervosismo sono stati sia i titoli di Stato dei paesi finanziariamente meno solidi come l’Italia, il cui differenziale di rendimento con gli equivalenti titoli tedeschi è più che raddoppiato in pochi mesi, sia i titoli corporate, emessi cioè dalle società.
In questa situazione di non facile lettura, gli indici obbligazionari hanno registrato un andamento molto diversificato.
Mentre gli indici governativi possono vantare un risultato positivo (seppure modesto), quelli che seguono l’andamento del settore corporate hanno invece continuato a perdere terreno a ritmi sempre più rilevanti. Ancora peggio hanno fatto gli indici che seguono l’andamento dei Bond finanziari.

fonte

Obbligazioni argentine, ancora nell’occhio del ciclone

Tuesday, October 9th, 2007

I Tango Bond sono le famigerate obbligazioni che l’Argentina si rifiutò di rimborsare, offrendo in cambio altri titoli per un quarto del valore, la faccenda verificatasi nel 2001 scosse un po’ tutto il mercato internazionale.

Chi ha in tasca i Tango bond non vedrà i suoi problemi risolti in breve tempo. Alcuni possessori rifiutando l’offerta Argentina purtroppo ad oggi si ritrovano con in mano un pugno di mosche, questo è quanto ha dichiarato l’ex ministro delle Finanze Roberto Lavagna.
Una dichiarazione dura che ha scatenato una replica dai toni piuttosto accesi di Nicola Stock presidente della Task Force Abi, chiamando in ballo il ricorso Icsid.

“Il ricorso Icsid (un organismo della Banca mondiale che decide sulle controversie finanziarie internazionali, n.d.r.) a tutela dei risparmiatori italiani prosegue nei tempi previsti”, ha detto Stock. “Sono da respingere le affermazioni dell’ex ministro dell’Economia, Roberto Lavagna, candidato alle elezioni presidenziali, che pensa di conseguire consenso elettorale utilizzando quale mezzo l’esproprio finanziario perpetrato ai danni di obbligazionisti internazionali, in particolar modo i piccoli investitori italiani. Lavagna dimentica le pressioni internazionali che nascono sia dalle numerose cause perse ed altre pendenti presso i tribunali di New York e di Francoforte, sia dai ricorsi dinanzi all’Icsid in particolare quello dei 190.000 obbligazionisti italiani, ormai in fase d’avvio”.

In Argentina però esiste una campagna atta ad abolire il Ciadi/Icsid cominciata il 24 Settembre scorso, maggiori dettagli su unimondo.oneworld.net, questa campagna è nata proprio perchè Ciadi/icsid hanno recentemente condannato l’Argentina a risarcire 105 milioni di dollari alla multinazionale Vivendì (francese).

Stock ribadisce che l’Argentina, gravemente inadempiente, dispone delle risorse finanziarie per risolvere la questione perché “ secondo i dati economici dell’Argentina, il Paese registra tassi di crescita annuali pari a circa l’8% annuo. Inoltre numerosi economisti internazionali confermano che il ricorso al mercato dei capitali è precluso al Paese fintanto che non si risolva la questione degli obbligazionisti che non accettarono l’offerta di scambio argentina (holdout)”.

Infatti, ricorda Stock, lo stesso Guillermo Nielsen, sottosegretario alle Finanze della Repubblica Argentina, proprio con il ministro Roberto Lavagna, organizzatore e principale esecutore dell’offerta pubblica di scambio del 2005, ha dichiarato nella rivista economica argentina “Fortuna” del 24 agosto 2007: “… La conclusione istituzionale per un pieno ritorno al mercato comprende anche l’implementazione di una proposta per porre fine agli “holdouts”.

Sta diventando un gioco allo scaricabarile che vede come protagonisti Governi e illustri personaggi ma le vittime sono sempre gli investitori con le tasche piene di Tango Bond.

Via La Repubblica | Economia

Obbligazioni il mercato ha paura e Euribor si Impenna

Monday, September 17th, 2007

Nonostante le iniezioni di liquidità delle banche centrali le banche temono anche di farsi credito fra loro. E’ un’indicatore della gravità della crisi generata dai mutui americani. In conclusione, se il comportamento delle banche sul mercato dei tassi e delle obbligazioni può essere considerato un indicatore della gravità della situazione attuale, purtroppo i segnali non sembrano molto incoraggianti. Manteniamo comunque alta l’attenzione sperando di poter rilevare segnali più positivi nelle prossime settimane.

La crisi che ha coinvolto tutti i mercati finanziari è direttamente legata
a specifici prodotti di tipo obbligazionario (le famigerate cartolarizzazioni
dei mutui sub-prime). Anche per questo motivo il mercato obbligazionario e dei
tassi è a nostro parere molto importante per i segnali che può dare (rilevanti
anche per gli altri mercati), riguardo ad una possibile soluzione della crisi in
atto o viceversa, ad un peggioramento della situazione generale. Più che le
oscillazioni dei mercati azionari quindi, a nostro parere è importante
analizzare alcuni aspetti critici del settore obbligazionario e dei tassi,
verificando soprattutto l’andamento nel corso di queste settimane.A questo
proposito purtroppo, i segnali non sembrano essere molto rassicuranti.

Segue una attenta analisi su:
Andamento del tasso Euribor e Libor
Rendimento delle obbligazioni bancarie
I titoli delle “cartolarizzazioni” restano “senza prezzo”

Via Repubblica