
Stupiti?
Il meglio deve ancora venire.
La celebrazione del 4 novembre, Giornata delle Forze Armate ed anche 90° anniversario della fine della I Guerra mondiale costerà la bellezza di 850 mila euro, a cui andranno aggiunti i l’indennità e lo straordinario dei militari.
Lo ha annunciato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, spiegando che (cito testuale): “E’ stato attivato un fondo speciale di massimo 3 milioni di euro, al quale attingeremo soltanto in parte. La manifestazione conclusiva di Roma costerà 300 mila euro, più 200 mila per la comunicazione istituzionale e 250 mila per l’occupazione del suolo pubblico”. Inoltre la manifestazione vedrà la partecipazione di Andrea Bocelli, Fabrizio Frizzi e Rita Dalla Chiesa, bande e 150 tra orchestrali e coristi.
Mentre quindi da un lato si taglia l’istruzione e la ricerca dall’altro si spendono fino a 3 milioni di euro per celebrare il 4 Novembre, con in più l’importante partecipazione di Andrea Bocelli, Frizzi e Rita dalla Chiesa che presumibilmente saranno pagati.
Contenti?
Solo un italiano su due è soddisfatto del proprio impiego, gli altri sono «decisamente insoddisfatti» o «indifferenti».
Questo disagio non deriva dallo stipendio percepito ma dal fatto di essere occupati in un ruolo o in un settore non gradito, differente rispetto a quello per il quale abbiamo studiato e ci siamo preparati.
Risulta dall’indagine svolta on line su un campione di lavoratori tra i 27 e 45 anni nel periodo 1 ottobre 2007 - 1 febbraio 2008 da Intermedia Selection e da Talent Manager, società che si occupano di ricerca di middle management e di selezione on line, e resa nota da Panorama.
L’indagine rivela quello che sapevamo no? Quanti di noi provano infatti questo disagio professionale? Il “buco” tra le nostre aspettative e la realtà del ruolo in azienda si dilata.
Nel 75 per cento dei casi gli intervitati lascerebbero al volo l’azienda per cercare opportunità più in linea con la loro formazione, anche accettando compromessi su sede di lavoro (50%), incentivi e benefit (17%) e stipendio (15%).
Si parla di “deragliamento professionale”, un costo in termini di appesantimento nella valorizzazione delle risorse umane
A quale occupazione ambivano i connazionali intervistati?
Marketing e la comunicazione (21%), finanza (14%), ingegneria e project management (12%) e ricerca (9%), commerciale (7%). Al contrario ecco dove sono finiti costoro: 17% nell’area commerciale e vendite, in quella amministrativa (15%), nel marketing, nelle pr e nella comunicazione solo l’11% del campione, solo il 3% nella ricerca.
E in termini di carriera?
La delusione è forte anche se si considera la carriera. Oltre il 56% è inquadrato come impiegato e appena il 5% ha ottenuto la dirigenza, mentre considerando l’anzianità di lavoro attuale il 46 per cento si sarebbe aspettato di essere almeno quadro e il 18 per cento dirigente. Insomma, l’immagine che appare è quella di un paese ingessato, dove seguire il proprio talento e scalare i gradini del successo è particolarmente difficile. Così molti vorrebbero dare una svolta alla propria vita lavorativa, ma sono convinti di essersi infilati in una «trappola» da cui è difficile uscire: il 53 per cento ritiene infatti «possibile ma molto complesso cambiare settore» e il 6 addirittura impossibile. (via Panorama)
Quindi, in tempi di crisi si prende quel che c’è e ricollocarsi è dura, soprattutto se si resta troppo a lungo nel posto sbagliato. Infatti, demotivazione a parte, si corre il rischio di non acquisire gli skills necessari, sia quelli specialistici, sia quelli relativi alla conoscenza trasversale in più materie e alla capacità di interpretare più ruoli, come è ad esempio per gli ex consulente, che sono considerati proprio per la loro elasticità mentale grazie alla quale si ritiene che possa portare idee nuove.
Un’ultima considerazione. Il settore commerciale, svilito dalla concezione di mera vendita, in realtà può dettare la via per arrivarea cariche dirigenziali strategiche proprio per la conoscenza del mercato che può dare. Il marketing, invece, funzione di cui si dotano solo aziende di medio grandi dimensioni in genere, specie nelle multinazionali estere che tengono la funzione strategica nella casa madre all’estero. Salvo che non si riesca ad entrare nelle rare multinazionali italiane come Barilla, Luxottica, Fiat, Pirelli.
Ma quanti posti ci sono qui?
Da dove arrivano i soldi per la copertura finanziaria del taglio dell’ICI?? Presto detto, ecco l’elenco completo:
La nuova era Tremonti…
L’Istat ha rilevato che nonostante l’occupazione si invariata, gli stipendi lordi dei dipendenti sono calati del 5% su base stagionale, anche se dice, in caratteri grandi che gli spipendi sono aumentati del 10,9% su base annua, ma questo dato non dice tutto in quanto ci sono 2 giorni in meno di lavoro rispetto all’anno precedente.
Insomma a parità di giorni lo stipendio è cresciuto, e questo valo solo per quei lavoratori delle grandi aziende, chissà come sono messi i dipendenti delle piccole aziende, forse stanno peggio.
In ogni modo Istat o no, non dobbiamo affidarci a queste statistiche che non focalizzano per bene la situazione economica dell’Italia, cioè che facciamo troppa fatica a soppravvivere a fine mese, 10 euro in più in busta paga non cambia la vita a nessuno!
Le retribuzioni lorde per ora lavorata nelle grandi imprese hanno registrato a marzo un aumento del 10,9% su base annua a fronte di una diminuzione congiunturale del 5%.
Via agi
Il quadro che emerge dal bollettino di aprile della Banca centrale europea individua sostanzialmente una lieve crescita del pil in termini reali, ma anche una elevata l’incertezza sulle prospettive future per le quali prevalgono rischi al ribasso. La causa di questa incertezza è da ricercarsi nelle turbolenze dei mercati finanziari.
Nel complesso, comunque, l’economica dell’area dell’euro è caratterizzata ”da variabili fondamentali solide e non presenta squilibri di rilievo” e ci si attende nel medio lungo termine che ”la domanda sia interna che esterna dovrebbe sostenere il protrarsi della crescita del pil nell’area dell’euro” sebbene in misura minore rispetto al 2007.
Dati relativamente positivi sull’occupazione che, ”per effetto del miglioramento delle condizioni economiche e della moderazione salariale”, ha registrato un aumento significativo con tassi di disoccupazione che sono scesi ‘’su livelli che non si osservavano da un quarto di secolo”.
Per quanto riguarda la politica monetaria, l’Istituto di Francoforte conferma la sua decisione di lasciare invariati i tassi d’interesse. Un orientamento che, sostiene il Consiglio direttivo della Bce, contribuirà al mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo, suo ”obiettivo primario”.
La Banca Centrale europea infine mette in guardia contro i rischi delle forme di indicizzazione dei salari ai prezzi al consumo. Queste, sottolinea, ”comportano il rischio che shock al rialzo sull’inflazione inneschino una spirale salari-prezzi con ricadute negative sull’occupazione e sulla competitività nei paesi coinvolti”.
Fonti parziali:
AdnKronos
Sole24Ore
Repubblica