Dopo che il prezzo del petrolio si era assestato sui 100 dollari a barile ecco la decisione a sorpresa da parte della OPEC, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, che ha deciso di tagliare la produzione del greggio di ben 520.000 barili al giorno.
Questa notizia ha sconcertato un pò tutti, quando il prezzo superava i 150 dollari a barile tutti esortavano la Opec di aumentare la produzione in modo che scendesse il prezzo ma non l’ hanno fatto in quanto imputavano la colpa alla speculazione, adesso che la situazione si è normalizzata ecco che arriva la mossa inaspettata, la Opec taglia la produzione del greggio il che significherà solo una cosa: il prezzo del petrolio tornerà ad aumentare!
A questo punto chi specula? il mercato? la Opec? Capisco che le Borse mondiali abbiano risentito del calo del prezzo, ma alla fine ci rimettiamo solo noi!
Con una decisione a sorpresa, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio riunita a Vienna ha tagliato la produzione di greggio di 520.000 barili al giorno, invitando i membri del «cartello» a rispettare le quote. Alla notizia il prezzo del petrolio ha guadagnato subito un dollaro.
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Quando il petrolio aveva sforato la quota di 100 dollari a barile, gridavamo allo scandalo e molti auspicavano ad un imminente ribasso, invece la tendenza ad aumentare si è sempre fatta più insistente, oggi il petrolio è quotato a 121 dollari a barile.
Il problema principale di questi continui aumenti è dovuto al fatto che l’inflazione la fa da padrone nel mondo e la recessione americana non favorisce la situazione nonostante il taglio dei tassi da parte della FED, e in più l’Europa non è messa meglio.
Per calmierare questa impennata dei prezzi la OPEC dovrebbe aumentare la produzione del greggio, ma non ha alcuna intenzione di farlo e la possibilità che il prezzo del petrolio passi a 200 dollari a barile, diventa alquanto fattibile entro nel 2009 in base alla previsione di Arjun N. Murti, analista di Goldman Sachs.
Se questa previsione si avvererà, sarà l’inizio di un cataclisma che farà parecchie vittime, e ci troveremo parecchie famiglie in strada.
I prezzi del petrolio potrebbero salire tra i 150 e i 200 dollari al barile nell’arco dei prossimi due anni. È quanto prevede Arjun N. Murti, analista di Goldman Sachs. Stando all’esperto, che nel marzo 2005 aveva previsto una «super impennata» delle valutazioni tra i 50 e i 105 dollari al barile, i colli di bottiglia dal lato dell’offerta non permetteranno di soddisfare la crescente domanda dai paesi in via di sviluppo. Le previsioni di Goldman Sachs giungono in concomitanza con il raggiungimento degli ennesimi record. Il petrolio, infatti, non arresta la corsa salendo a New York fino a 120,93 dollari ed a Londra a 119,07.
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Con questa tautologia l’attuale premier Prodi, partecipa a uno dei suoi ultimi eventi ufficiali, lo IEF (International Energy Forum):
“E’ necessario che i prezzi petroliferi siano relativamente stabili a livelli accettabili sia per i consumatori che per i produttori. - ha detto Prodi - Prezzi del petrolio troppo alti pesano sull’economia mondiale, specie sui paesi più poveri, con un costo, diretto e indiretto, per l’economia mondiale stimabile in 500 miliardi di dollari ogni 10 dollari di aumento del prezzo al barile” (la repubblica)
Il problema petrolio è molto delicato. Nonostante il continuo calo di valore del dollaro americano, il prezzo al barile del petrolio continua la sua impennata, forse proprio per contrastare l’effetto down del dollaro stesso.
L’Opec (organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) non vede però i margini per gestire un’innalzamento della produzione, anzi segnala che il mercato è in perfetto equilibrio e che la colpa e solo dell’America e dell’attuale situazione di crisi in cui si trova.
Prodi ipotizza soluzioni tramite il dialogo:
la necessita’ di un dialogo strutturato tra consumatori e produttori di energia per una strategia condivisa sui temi della sicurezza energetica (agi)
Anche se a nostro avviso serve veramente un giro di vite forte. Almeno in Italia sarebbero necessari forti tagli alle obsolete accise che uccidono il prezzo dei carburanti, che poi si trasferisce direttamente sul costo dei prodotti, alimentari compresi.
Mattinata molto movimentata nelle borse europee. Tutte in rialzo, nonostante le aspettative.
Questo slancio dei mercati europei è dovuto all’uscita dei dati statunitensi che hanno mostrato il più forte balzo della produttività del lavoro degli ultimi quattro anni (+6,3%) e una contestuale diminuzione del costo del lavoro unitario (-2%) superiore alle attese.
Dati che hanno smosso così i nostri mercati, coinvolti nell’ascesa Mibtel, S&P/Mib, il Dax tedesco, il Cac40 francese oltre che tutti i titoli dell’energia.
Nel settore dell’energia si sente la mano di OPEC, trainati dall’ascesa delle quotazioni del greggio
Si prevede per il 2008 una crescita della domanda di 2,2 milioni di barili per giorno, questo quanto dice il rapporto mensile della Iea sul petrolio.
Il tutto condito da un crescente peggioramento dei mercati finanziari dovuto soprattutto alla crisi tutta statunitense del settore immobiliare.
Secondo l’agenzia, la domanda di greggio raggiungerà il prossimo anno una media di 88,2 milioni di barili al giorno.
L’incremento della domanda farà salire le richieste all’Opec di 700 milioni di barili al giorno, portandole a 32,1 milioni di barili.
La Iea ha ribadito la sua intenzione di richiedere all’Opec un incremento nella produzione, in occasione della riunione di quest’ultima a Vienna, in settembre.
Debolezza sui petroliferi. ENI cede il 2%; peggio ERG, che scivola del 7,2% dopo che i risultati, annunciati stamani prima dell’apertura del mercati, sono stati sotto le attese di qualche analista.
Nel frattempo Piazza Affari quest’oggi apre decisamente in ribasso e recupera lentamente forte delle grosse perdite registate a Wall Street ieri e sui mercati asiatici di stamani.
“E’ un mercato molto speculativo in un momento di forte tensione sui mercati”, dice un trader.
Alle 9,20 l’indice S&P/Mib perde lo 0,84% il Mibtel l’1%, Allstar -1,42%.
* Lettera diffusa su tutti i settori. In fondo al listino principale perdite di oltre il 4% per BULGARI, e IMPREGILO. Colpiti anche i finanziari.
* Uno scostamento al ribasso tra contratti ha fatto balzare GENERALI alle prime battute determinando un breve congelamento del titolo che segna in riapertura un rialzo di 1%.
Ed anche la Francia dice la sua sulla sua apertura al ribasso: “Siamo in un periodo di depressione globale. Durerà un po’, almeno fino a quando non si capirà l’esatta consistenza dei danni nel settore (subprime) e gli investitori non si calmeranno”, Jacques Tissier, fund manager di Stratege Finance, a Parigi.
Via Reuters.it: