Sembra che non ci siano medicine che possano fa risollevare l’Italia, stiamo diventando sempre più poveri nei confronti dei paesi della UE, la Eurostat (l’istituto di statistica europea) ha stilato una classifica del Pil pro capite europeo, e siamo terz’ultimi, peggio di noi stanno la Grecia e il Portogallo.
A parte il fatto che siamo appena un punto sopra la media europea, dobbiamo anche considerare che abbiamo perso 2 punti rispetto al 2007, mentre gli altri paesi della UE ci hanno solo guadagnato, il che significa che siamo messi male e non riusciamo a rialzare la testa, anzi ci stiamo solo piangendo addosso.
Il top resta il Lussemburgo con un pil pari a 276, e la seconda è l’Irlanda a146, mentre la medaglia di bronzo va all’Olanda con 131, questi numeri confrontati con il pil dell’Italia che è appena a 101, ci fanno capire quanto dobbiamo ancora lavorare e se tutto va bene nel 2012 dovremmo stare meglio.
Secondo i dati di Eurostat il Lussemburgo si conferma come il Paese leader in Europa con un Pil pro capite che nel 2007 si è attestato a quota 276. A seguire ci sono l’Irlanda (146), i Paesi Bassi (131), l’Austria (128). Sopra a Spagna e Italia si attestano la Francia (111), la Germania (113) e il Regno Unito (116).
Via wallstreetitalia
Il quadro che emerge dal bollettino di aprile della Banca centrale europea individua sostanzialmente una lieve crescita del pil in termini reali, ma anche una elevata l’incertezza sulle prospettive future per le quali prevalgono rischi al ribasso. La causa di questa incertezza è da ricercarsi nelle turbolenze dei mercati finanziari.
Nel complesso, comunque, l’economica dell’area dell’euro è caratterizzata ”da variabili fondamentali solide e non presenta squilibri di rilievo” e ci si attende nel medio lungo termine che ”la domanda sia interna che esterna dovrebbe sostenere il protrarsi della crescita del pil nell’area dell’euro” sebbene in misura minore rispetto al 2007.
Dati relativamente positivi sull’occupazione che, ”per effetto del miglioramento delle condizioni economiche e della moderazione salariale”, ha registrato un aumento significativo con tassi di disoccupazione che sono scesi ‘’su livelli che non si osservavano da un quarto di secolo”.
Per quanto riguarda la politica monetaria, l’Istituto di Francoforte conferma la sua decisione di lasciare invariati i tassi d’interesse. Un orientamento che, sostiene il Consiglio direttivo della Bce, contribuirà al mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo, suo ”obiettivo primario”.
La Banca Centrale europea infine mette in guardia contro i rischi delle forme di indicizzazione dei salari ai prezzi al consumo. Queste, sottolinea, ”comportano il rischio che shock al rialzo sull’inflazione inneschino una spirale salari-prezzi con ricadute negative sull’occupazione e sulla competitività nei paesi coinvolti”.
Fonti parziali:
AdnKronos
Sole24Ore
Repubblica
Il debito pubblico a fine 2007 è risultato pari a 1.596.762 milioni (104,0% del Pil). Alla stessa data del 2006 esso era pari a 1.575.636 milioni (106,5% del Pil). Lo comunica la Banca d’Italia.
In calo del 2% il fabbisogno della Pubblica Amministrazione
Il fabbisogno complessivo delle Amministrazioni pubbliche ha chiuso il 2007 al 2% del Pil, in calo dal 3,7% del 2006. In termini assoluti, il dato si è attestato a 30,534 miliardi, a fronte dei 54,380 miliardi segnati alla fine dell’anno scorso. Nei due anni, segnala il Supplemento al Bollettino statistico di via Nazionale, il fabbisogno al netto delle dismissioni mobiliari è stato pari rispettivamente al 2,2% e al 3,7% del Pil.
Via ilSole24ore
Dopo L’aggiornamento, al ribasso, del PIL italiano al 0,7% da parte delle UE, il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha sottolineato che se il prezzo del petrolio si mantiene sopra i 90 dollari al barile, il PIL si avvicinerà più allo 0,3% che al 1%.
Come dire che l’aggiornamento in negativo fatto da Almunia, non ha stupito nessuno anzi è sovrastimato per gli industriali, in quanto l’inflazione causata dall’eccessivo prezzo del greggio ha di fatto rallentato l’economia italiana e se si mantiene a questi livelli la crescita sarà vicina allo zero.
Montezemolo ha anche sottolineato che il governo fa molto poco per arginare questa situazione di stallo e in più non è in grado di attuare le tanto agognate riforme.
Purtroppo il debito pubblico italiano è troppo consistente e per limarlo dobbiamo sacrificarci e questo super-petrolio non ci sta agevolando per niente.
In ogni modo per scrollarci di dosso questa dipendenza dal petrolio dovremmo puntare decisamente sul nucleare, solo così riusciremo ad recuperare, la nostra forza economica.
E’ brutto pensare che l’Italia sia ultima in fatto di crescita economica, ma purtroppo abbiamo un governo che pensa a sè stesso che per il paese!
Come diceva il buon Napolitano, il nostro presidente della Repubblica, bisogna fare le riforme altrimenti rischiamo la paralisi!
«Se il prezzo del petrolio si mantiene sopra i 90 dollari al barile, la nostra crescita sarà ancora inferiore a quella indicata oggi dall’Europa: ci avvicineremo più allo 0,3% che all’1%». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, intervenendo ad un convegno di Assinform, con riferimento all’aggiornamento al ribasso del Pil italiano da parte della Ue.
Produzione industriale in netto calo a dicembre, il dato mensile destagionalizzato della produzione industriale e’ sceso dello 0,5% a quota 96,4, si tratta del livello dei 33 mesi. Ormai si capisce che l’economia italiana stenta a crescere, anzi sta preggiorando sempre di più, sembra quasi un malato con la febbre a 38°, ma se il governo non c’è più dovremmo aspettare qualche mese perchè possano attuare le tanto agognate riforme che possono fare l’effetto di una medicina che possa risvegliare l’economia.
Ma il problema principale resta il potere di acquisto dei lavoratori, infatti se non si provvederà ad abbassare le tasse sugli stipendi, si rischierà veramente la recessione!
Quarto mese con il segno meno per la produzione industriale italiana, che a dicembre ha registrato una contrazione dello 0,5% su base mensile e del 6,5% su base annua. Il pesante calo sorprende gli analisti che, in base alla mediana delle stime raccolte da Reuters, si attendevano una crescita congiunturale dello 0,5% e di una frenata tendenziale del 3,1%.
Se l’Italia non cresce, economicamente perlando, rischiamo che l’inflazione cresca ancora di più e di contro avremo più tasse. Il Pil dell’area Ocse è salito dello 0,9% nel terzo trimestre dell’anno, accelerando la dinamica segnata nel secondo trimestre quando era cresciuto dello 0,6%.
Lo riporta l’Ocse nel suo aggiornamento della crescita dei paesi dell’organizzazione. L’Italia, resta fanalino di coda con una crescita nel terzo trimestre di solo lo 0,4% contro lo 0,1% del trimestre precedente. Nel confronto
annuo la crescita è stata del 2,9% nell’Ocse contro il 2,5% del trimestre precedente e dell’1,9% in Italia contro l’1,8% precedente.
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