Il mondo intero si è un po’ fermato ad ascoltare le parole di Barack Obama, il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Il suo discorso non ha deluso le aspettative dei 2 milioni di persone accorse a Washington e degli altri milioni che hanno seguito il discorso in diretta via TV.
Un discorso semplice, diretto e allo stesso tempo forte, senza esitazione alcuna. Non sono state risparmiate critiche e nemmeno paure, ma su tutto la decisione di contrastare in ogni modo la crisi. Celebriamo anche noi the new President a modo nostro.
L’articolo comincia così: “ Il mondo dell’editoria può tirare un sospiro di sollievo[…]”, (pag 22 del Sole 24 ore di
oggi)
Il Governo, dopo aver deciso l’aumento dell’iva sulla TV satellitare per avere soldi da utilizzare nell’attuale crisi, ha deciso di togliere il tetto dei 4 milioni di euro per ogni singola testata, (ripeto: PER OGNI SINGOLA TESTATA…), ai contributi per l’editoria.
Personalmente non mi fa ne caldo ne freddo che si aumenti l’iva su un bene voluttuario, lasciando perdere il conflitto di interesse che, a parte questi pochi giorni, è dimostrato, purtroppo, non interessare affatto gli italiani.
Ciò che ritengo grave è che i giornali, che dovrebbero informare e muovere l’opinione pubblica, ricevano soldi, e tanti, dal governo.
Pensate che chiunque abbia ricevuto dei soldi da un governo di qualsiasi colore esso sia, farà di tutto per entrare in contrasto con esso?
Pensate che i nostri grandi quotidiani, che si battono da anni per le liberalizzazioni, siano credibili quando parlano di libero mercato per gli altri ma continuano a prendere i soldi dei contribuenti per andare avanti?
Nessuno si ricorda, per esempio, della casa editrice finanziata in toto dai contributi editoriali dello stato di tal Italo Bocchino, figura di spicco del PdL, (vedi qui), per la bellezza di 380.000 euro?
Questi sono i risultati dei contributi editoriali dati, come sempre a pioggia, dal nostro Stato spendaccione che quando si tratta di farsi gli affari propri è generosissimo.
Sono ormai mesi che la politica italiana è impegnata a legiferare, discutere e litigare su Alitalia.
Il centro destra al governo ha preso i provvedimenti che sono sotto gli occhi di tutti ed il centro sinistra, ai suoi tempi, ha fatto il possibile per salvare, nella maniera più decorosa, la nostra compagnia di bandiera.
Tutti hanno in comune questa caratteristica: la certezza che il fallimento della compagnia sarebbe stata una tragedia nazionale.
Ora, a questo punto della vicenda mi chiedo:
Visto che i reali esuberi saranno più di 9.000, (fonte il Sole 24 ore)
Visto che i continui scioperi hanno fatto ottima pubblicità ala compagnia aerea ed al sistema paese,
visto che almeno il prestito ponte di 300 milioni di euro andrà a gravare le nostre gia appesantite spalle,
visto che negli ultimi 10 anni Alitalia ci è costata più di 5 miliardi di €,
vsto che l’unione con Air One produrrà monopolio sulla rotta regina,
visto che Air One è indebitata fino al collo, (vedi qui)
vista la figuraccia internazionale che questa soap opera comico-drammatica, (comica per i concorrenti che gongolano e drammatica per noi che perdiamo tempo dietro un carrozzone decotto), ha provocato e sta provocando.
Non era meglio il fallimento?
Capisco che la storia non si faccia con i se, ma almeno mi auguro che questa vicenda ci serva da lezione per il futuro, quando ancora, sono certo, verranno tirati in ballo l’interesse nazionale, i poveri lavoratori ed il dovere di difendere l’italianità.
Da parecchi anni, da più parti si denuncia l’aumento per le spese dell’alta velocità avvenuto dal ’92 ad oggi, (vedi qui, e qui: per esempio
Pare, direi è accertato visto che tutte le fonti concordano, che il costo è triplicato negli anni e siccome si parla di miliardi di €, mi chiedo come mai, a tutt’oggi, nulla sia successo.
Facendo un’analisi casereccia mi pare che il debito pubblico italiano sia enorme, le famiglie, (così almeno denunciano da un quinquennio destra e sinistra), sono in seria difficoltà, l’economia sta entrando in recessione e, per concludere e riferendosi alla nuova edizione de: “La Casta” di Stella e Rizzo, i nostri politici continuano a spendere e spandere.
Entro la fine di quest’anno, dopo dieci anni di lavori, verrà inaugurata la tratta Milano Bologna e, con un risparmio di un’oretta, si potrà arrivare fino a Roma andando a 250 km orari.
Senza entrare nel merito della discussione sull’utilità o meno dell’alta velocità, (per approfondire vedi qui) ciò che sconcerta è la mancanza di indignazione per lo sperpero pubblico dei nostri soldi dimostrato a più riprese da giornalisti che sanno fare il loro lavoro.
Nonostante tutti sappiano che la nostra alta velocità sia costata un’enormità in più rispetto a qualsiasi altro paese europeo, non si è creato nessun comitato contro chi ha rubato, (di questo si tratta), i nostri soldi.
Non è stata creata nessuna commissione d’inchiesta sui costi dell’alta velocità, nessuno fra i tribunali che hanno perseguito penalmente Corona e veline varie, ha avuto l’obbligo di guardare dentro quel calderone…
Nessuno si è incatenato davanti a Palazzo Chigi, insomma: tutti sappiamo che ci stanno rubando soldi ma pare non ce ne possa fregare di meno.
Perché avviene questo? Come mai tanta indifferenza davanti ad uno sperpero di dimensioni bibliche?
Lascio aperta la domanda avendo solo una cosa da dire: difficilmente ci si può lamentare se le cose vanno in un certo modo se, quando vengo fatte denunce circostanziate da parte dei media, il cittadino medio se ne frega.
Lettera aperta al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’ Innovazione Renato Brunetta. Un’idea per contrastare l’assenteismo parlamentare.
Egr. Sig. Ministro, le scrivo questa lettera un po’ amareggiato dal comportamento di molti parlamentari assenteisti. I media ormai lo testimoniano, non è più una cosa segreta.
Lavoro ormai da una decina d’anni e nel privato situazioni simili, come sicuramente lei ben sa, sono inaccettabili e inaccettate. Inaccettate in quanto con la tecnologia si possono risolvere moltissimi problemi.
La mia proposta è molto semplice: perchè non risolvere il problema dell’assenteismo alla radice? Non con una soluzione repressiva (vedi simpatico servizio della Iena vigile) ma con una soluzione attiva? Una soluzione che tutelerebbe i cittadini e la sicurezza dei parlamentari stessi?
All’ingresso delle Camere un piccolo portale, costantemente tutelato: il passaggio dei parlamentari in entrata e uscita certificato tramite la lettura delle impronte digitali. Una soluzione semplice, adottata da migliaia di medie/grandi imprese italiane.
Tutto sarebbe sotto controllo. Inoltre, dato che i parlamentari sono dipendenti diretti assunti dal popolo, ritengo che i dati di presenza dovrebbero essere pubblici e visibili online: presente/assente/assente giustificato.
Con la speranza di non averla annoiata la ringrazio per l’attenzione.
Riccardo Mares
Speriamo qualcuno la legga. Voi cosa ne pensate?
La splendida foto di Stranju si intitola “Un pianoforte che non suona più…”: perfetta direi!
Nel corso della conferenza stampa del vertice Ue, Steve Scherer, un giornalista dell’agenzia di stampa americana Bloomberg, ha domandato al capo del governo italiano perché non chiedesse scusa al presidente eletto Barack Obama per le dichiarazioni fatte da Mosca. «Presidente, chiederà scusa a Obama?». «Ma per favore, per favore, chiedi piuttosto scusa tu all’Italia», è stata la replica.
Il video lo trovate qui: YOUTUBE
Senza parole.
Il giornalista americano ha così replicato:
«Uno statista non fa così». È stato il commento di Steve Scherer. «Ho deciso di rispondere alle domande dei colleghi giornalisti perché sono stato chiamato imbecille e “messo in mezzo” a questa storia, ma non intendo presentare proteste formali», ha spiegato il reporter americano ad alcuni cronisti nella sala stampa del Consiglio europeo. «Quando Berlusconi dice una cosa, io la riporto, e in questo caso non c’è una questione politica ma semplicemente di cortesia. Bisognerebbe capire che i tempi cambiano: Berlusconi ha 72 anni e non ha ancora capito – ha osservato Scherer – che cosa ha significato l’elezione di Obama negli Stati Uniti». Aver «fatto incazzare» Berlusconi, ha detto ancora il cronista della Bloomberg, «per me è un onore: negli Stati Uniti il giornalismo è critica del potere, o meglio dell’abuso del potere. Il fatto che Berlusconi si sia alterato vuol dire che io, come giornalista, ho fatto il mio lavoro».
Ad averceli in Italia..
In realtà il Ministro dell’Istruzione Maristella Gelmini questa volta c’entra poco. E’ solo inconsapevole vittima di quei pazzi di Sballato.com.
Usando gli strumenti di analisi dei trend di Google hanno messo in gara proprio la Gelmini, contro le maggiorate Sara Varone e Melita Toniolo, da mesi incontrastate regine del gossip e glamour online.
Diciamo che per la più criticata politica degli ultimi giorni è andata quasi di lusso, visto la fine fatta in America dalla collega Sarah Pallin, le immagini della cui sosia hanno fatto il giro del mondo: peccato fosse una porno star in pose tutt’altro che ambigue.
Chiudo questa parentesi di ca**eggio e lascio la parola al resto della redazione per trattare temi ben più seri, Gelmini e la sua scuola compresi!
Stavo leggendo questa breve ma intensta domanda nel blog Malafemmena:
È ammissibile, in un paese civile, che Saviano venga minacciato di morte per aver scritto Gomorra, mentre Moccia dorme sonni tranquilli?
E mi è tornata alla mente una domanda che è un pezzo che mi frulla nella testa. Posso capire che la camorra sia invelenita contro Roberto Saviano, responsabile di aver scritto un libro shock svelando molti segreti della mafia locale.
Ma quello che mi chiedo sempre è perchè al contrario Stella e Rizzo, che hanno venduto milioni di copie de “La Casta”, vivono tranquillamente la loro vita senza scorta o ripercussioni. Hanno scritto cose light, ma talmente light che non scalfiscono nessuno? O chi hanno colpito è così intoccabile da fregarsene dell’opinione pubblica?
Beh ragioniamoci insieme.
Dopo mesi di stallo nel tentativo di dare un nome a due posizioni di grande rilievo
nell’amministrazione dello Stato italiano: manca un membro alla Corte Costituzionale e va eletto il nuovo presidente della vigilanza RAI; pare che finalmente qualcosa si muova.
Il centro sinistra, ha sempre indicato, riguardo la RAI, il nome di Orlando come l’unico candidato possibile ed il centrodestra, fino ad oggi, ha messo i paletti.
Persino il Presidente della Repubblica si è mosso spingendo i protagonisti delle vicende ad arrivare ad una soluzione.
Oggi, forse abbiamo trovato il bandolo della matassa: il segretario del PD Veltroni ha così dichiarato: “IL centrodestra ci presenti il suo candidato per la Corte Costituzionale e noi lo voteremo, a patto che Orlando si il candidato unico per la Vigilanza RAI”
Dopo anni passati a discorrere di meritocrazia e di selezione. Dopo tonnellate di convegni su come selezionare la nuova classe dirigente, ora sappiamo che si tratta solo di un bla bla senza alcun senso perché l’unico vero sistema selettivo usato dai nostri cari politici è il sistemare gli amici senza tanto badare alle capacità dell’individuo in questione, (senza nulla togliere a chiunque verrà eletto), sui temi che dovrà trattare, l’importante è che la pensi come loro.
Se pensate che questo sia normale, sappiate che, nelle democrazie compiute, si indicano, per certi ruoli, personaggi che certamente sono vicini a chi governa in un dato momento ma dando assoluta preminenza alle capacità tecniche.
“Diritti al Lavoro”, lo slogan scelto dalla SLC -Cgil, Fistel – Cisl e Uilcom- Uil promotrici del corteo del 19 settembre, riassume al meglio il senso e lo spirito di questa prima manifestazione nazionale della categoria Call Center che ha visto in piazza centinaria di lavoratici e lavoratori provenienti da tutta Italia.
Stabilizzati e precari, giovani e madri, padri di famiglia, tutti uniti dal bisogno e dalla volontà di rivendicare diritti, garanzie e tutele in un settore per anni reso invisibile e tenuto a distanza da ogni forma di sensibilizzazione e lotta sindacale; un settore cresciuto a dismisura e che oggi vede 24.000 dipendenti stabilizzati e oltre 30.000 lavoratori precari in tutta Italia.
Tra i principali obiettivi della manifestazione – ricorda Luca Alessandrini di Teleperformance- richiedere al Governo l’attuazione delle direttive dell’ex Ministro del Lavoro Damiano – solidale con i manifestanti e presente in piazza – e di tutti gli interventi messi in campo dal Governo Prodi nella direzione della progressiva stabilizzazione dei lavoratori precari nel call center. Senza dimenticare l’indispensabile e continuo lavoro di sensibilizzazione da svolgere, in tale direzione, nei confronti dell’opinione pubblica e dei clienti, cioè dei committenti delle società di Call Center.
Una “carta delle responsabilità aziendali”, ribadisce Luca, permetterebe un monitoraggio più efficace conferendo alle prestazioni degli operatori, soprattutto dei collaboratori occasionali non ancora stabilizzati, una dingità lavorativa e personale ad oggi negate.
Sul palco allestito a Piazza Venezia, nonostante la pioggia incessante, si alternano le testimonianze di lavoratrici, lavoratori e rappresentanti delle tre sigle sindacali.
Sono storie di deregolamentazioni selvaggie e di abusi, racconti di un quotidiano precariato mascherato da flessibilità e politiche aziendali, che rischiano di aggravarsi in seguito all’approvazione del decreto 112, la manovra economica triennale del governo Berlusconi in cui vengono demolite le garanzie per i precari introdotte dal governo Prodi. La riattivazione del Tavolo nazionale sui Call Center presso il Ministero del Lavoro risulta, dunque, un passaggio obbligato per evitare l’affondamento della “flotta” Call Center italiana.