Ad agosto 2007 è entrato in vigore il Regolamento di attuazione della Finanziaria 2006 in materia di depositi dormienti, che ha reso obbligatoria una campagna di informazione per il risveglio dei conti, prescrivendo l’obbligo per gli intermediari di dare avviso ai titolari dei conti inattivi delle giacenze, prima che queste vengano introdotte, se non reclamate, in un fondo gestito dal Tesoro destinato prevalentemente a risarcire coloro che sono rimasti vittime di crack finanziari (Parmalat, Bond Argentini e in ultimo Alitalia).
Rientrano in questa categoria tutti quei rapporti contrattuali (conti correnti, fondi comuni, certificati di deposito, azioni e obbligazioni) di importo superiore a 100 euro, per i quali non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione da parte del titolare, o di un suo delegato, negli ultimi dieci anni.
Cosa fare?
Andate sul sito del Ministero delle finanze a questa pagina e cercate inserendo nome e cognome se voi o qualche parente siete titolari di un conto considerato dormiente. Mi raccomando fate più prove poichè può essere che il sistema riconosca male le keyword inserite.
Una volta fatto ciò, se risultate titolari di un conto o un deposito dormiente, basta fare un’operazione sul conto, ma consigliamo comunque di recarsi presso la vostra Banca o Posta e chiedere informazioni.
I correntisti di tutte le banche italiane dovrebbero essere tutelati se la banca fallisce dal FITD, fondo interbancario tutela depositi. Non è così però per i titolari di conto corrente con le Poste Italiane (oltre 5,1 milioni di persone), visto che Bancoposta non aderisce a questo fondo (perlatro obbligatorio per tutte le altre banche).
Il motivo: Bancoposta non è considerata una banca.
BancoPosta è un conto corrente postale e non un conto corrente bancario.
Dal punto di vista della sicurezza per i clienti, la cosa non costituisce un particolare rischio, in quanto ad oggi Poste Italiane è di proprietà dello Stato, quindi un fallimento è assolutamente improbabile, senza contare il fatto che Poste Italiane opera probabilmente in modo “conservativo”, finanziariamente parlando, rispetto alle banche. Per quanto sia probabilmente una situazione che andrebbe rivista, soprattutto in ottica della prevista liberalizzazione del settore postale che si dovrebbe avere nei prossimi anni, il fatto che le Poste non siano consorziate al FITD non è assolutamente allamante, per i correntisti è molto sicuro tentere i propri soldi in deposito, postale come in questo caso.