
Nell’editoriale de Il Sole 24ore di domenica 1 giugno 2008, si parla del fatto che la vera sfida per il nuovo Governo sia la crescita e, citando il Governatore della Banca d’Italia, con il quel, peraltro destra, sinistra, centro, sindacati e imprese pare siano d’accordo, si mette al primo posto, fra le priorità, il rallentamento della dinamica della spesa pubblica corrente. “Per avere il bilancio in pareggio nel 2011, e far scendere la pressione fiscale al 40%, la spesa corrente deve diminuire di un punto percentuale all’anno, in termini reali, nei prossimi cinque anni”.
Veniamo ora alla triste realtà quotidiana:
G.A.Stella, al quale difficilmente sfugge qualcosa, ci ricorda che, nell’ultimo consiglio dei Ministri, il Ministro della Difesa: La Russa, ha fatto approvare una leggina con la quale si proroga di altri sei mesi il taglio delle procure militari italiane per le quali, giova ricordarlo, si fece un gran baccano circa un anno fa poiché i giudici che in esse “lavorano”, non hanno praticamente nulla da fare, (103 magistrati, 700 dipendenti e circa 1000 sentenze all’anno, un carico di lavoro 660 volte più leggero dei loro colleghi civili). Il taglio previsto avrebbe portato ad un risparmio complessivo, per il 2008-2009 di un miliardo e 340 milioni di euro…Fra sei mesi vedremo.
Il 29/05/08, sempre su: Il sole 24ore, (purtroppo l’articolo non è disponibile on line), un trafiletto nelle pagine interne, ci informa che nel decreto fiscale approvato il 28/05, si cancella la sanzione prevista per gli enti locali, (oltre il 10% del totale), che non hanno rispettato i vincoli di finanza pubblica: i comuni spreconi, per farla breve. Lo scorso anno, il decreto mille proroghe cancellò le sanzioni, quest’anno a pensarci è stato un decreto fiscale con il risultato che i comuni in stato finanziario comatoso, (qualcuno si ricorda di Taranto?), si sentiranno in dovere di spendere e spandere alla faccia di quanto detto sabato da Draghi ed in barba ai vincoli di bilancio ai quali tutti, in teoria, sono ligi.
Il nuovo Governo, appena insediatosi ha cominciato a lavorare alacremente per risolvere alcune delle questioni che affliggono gli italiani.
Tutto bene, se non fosse per una delle promesse elettorali fatte prima del 13 aprile e che pare, oggi, essere stata accantonata se non dimenticata: l’abolizione delle province, promessa ben più corposa ed interessante dell’abolizione del bollo auto piuttosto che di quanto rimane dell’ICI, (per il quale, comunque, bisogna ancora trovare la copertura).
Se non erro, uno dei maggiori problemi del nostro Paese è il debito pubblico il quale, prevedendo una spesa per interessi gigantesca, fa si che denaro sfruttabile per opere pubbliche piuttosto che aiuti a chi ne ha necessità, venga utilizzato per il pagamento degli interessi.
L’abolizione delle province permetterebbe un notevole risparmio di risorse, nel breve medio termine, spesso sprecate nell’assegnazione di uffici e prebende francamente inutili.
Se solo paragoniamo la situazione italiana a quella di tanti altri paesi, ci rendiamo conto che, a fronte di città di milioni di abitanti, governate da un sindaco con persone delegate a specifici compiti, dalle nostre parti, territori popolati da 2/3 milioni di persone sono, amministrativamente divisi in: regioni, province, comuni e gia questo dovrebbe far riflettere.
L’abolizione delle province potrebbe essere un primo passo verso una semplificazione burocratica che potrebbe puntare, addirittura, a rivedere il disegno delle regioni accorpandone alcune utili solo alla distribuzione di soldi e favori passando per la fusione di comuni abitati da quattro gatti ma completi di sindaco, giunta, assessori, direttori vari e chi più ne ha più ne metta.
Sicuramente gli ultimi due punti restano un sogno, però credo sia utile ricordare quanto promesso in forma solenne da chi oggi ci governa per fare in modo che possa crescere una spinta anche dal basso verso riforme attese ed utili senza pretendere che tutto venga fatto subito ma restando attenti a quanto verrà realizzato nei prossimi mesi ed anni.