Dopo mesi di stallo nel tentativo di dare un nome a due posizioni di grande rilievo
nell’amministrazione dello Stato italiano: manca un membro alla Corte Costituzionale e va eletto il nuovo presidente della vigilanza RAI; pare che finalmente qualcosa si muova.
Il centro sinistra, ha sempre indicato, riguardo la RAI, il nome di Orlando come l’unico candidato possibile ed il centrodestra, fino ad oggi, ha messo i paletti.
Persino il Presidente della Repubblica si è mosso spingendo i protagonisti delle vicende ad arrivare ad una soluzione.
Oggi, forse abbiamo trovato il bandolo della matassa: il segretario del PD Veltroni ha così dichiarato: “IL centrodestra ci presenti il suo candidato per la Corte Costituzionale e noi lo voteremo, a patto che Orlando si il candidato unico per la Vigilanza RAI”
Dopo anni passati a discorrere di meritocrazia e di selezione. Dopo tonnellate di convegni su come selezionare la nuova classe dirigente, ora sappiamo che si tratta solo di un bla bla senza alcun senso perché l’unico vero sistema selettivo usato dai nostri cari politici è il sistemare gli amici senza tanto badare alle capacità dell’individuo in questione, (senza nulla togliere a chiunque verrà eletto), sui temi che dovrà trattare, l’importante è che la pensi come loro.
Se pensate che questo sia normale, sappiate che, nelle democrazie compiute, si indicano, per certi ruoli, personaggi che certamente sono vicini a chi governa in un dato momento ma dando assoluta preminenza alle capacità tecniche.
Correva l’anno 1969 quando Lucio Battisti, ricordato proprio in questi giorni per i 10 anni dalla sua morte, cantava Un’avventura, un successo fantastico. Correva l’anno 2008, mese di settembre, quando ha avuto il via l’ennesima isola dei Famosi. Uno dei tanti format per lanciare nuovi personaggi ma soprattutto che disperatamente cercano di fare da paracadute / lanciarazzi a personaggi che ormai non hanno più nulla da dire, o che la gente non vuole più ascoltare.
Da tutte le critiche però ne è sempre uscita praticamente indegna la neo-regina della RAI, Simona Ventura. Ma diversamente da Un’avventura, il per sempre forse non esiste. E a un certo punto l’ascia affilata di Aldo Grasso arriva sulla testa della super show girl onnipotente e onniscente senza alcun timore, in pieno stile Corriere della Sera.
Riporto solo alcuni brani, ma l’articolo veramente merita.
Simona Ventura ormai è qualcosa di più e qualcosa di meno di una presentatrice
E ancora…
una sorta di agenzia umana di lavoro interinale. Con tre trasmissioni a disposizione sistema tutti: il figlio dei Pooh e Morgan, ex famosi e sfigati storici, Mara Venier e Luca Giurato, parenti dei concorrenti e parenti serpenti; ripesca Massimo Caputi per la domenica e un bidello che ha studiato con Umberto Eco per il lunedì; convince Michi Gioia a uscire dai suoi divani & salotti e Antonio Cabrini dalla leggenda (che subito si abbandona a un patetico sfogo contro la Casta che domina il calcio). Per Vladimir Luxuria crediamo non abbia avuto difficoltà.
Non bastando:
perso l’antica autoironia che le riconoscevamo, si veste e agisce come una Vanna Marchi rivisitata da Briatore, è diventata una cinicona [...] della sociologia con i poveri cristi in cerca di fama
A questo punto non aggiungo altro. Forse i reality hanno rotto le palle. Specie se i non famosi, sono sempre più famosi e “predestinati” e i famosi sono elementi di recupero.
Ieri sera sono stato piuttosto disgustato da un servizio sul mondo della moda. Intervista a Guillermo Mariotto, il designer della collezione Haute Couture di Gattinoni.
L’intro della giornalista, nonchè quello del sarto, parlava di razionalità e di spiritualità. Ti riduzione drastica dei prezzi, di sociale e di energia del cuore. Insomma tante belle cose.
Così anche l’intro del sito modaonline:
E’ una continua tensione all’equidistanza tra razionalità e spiritualità lo spirito con il quale Guillermo Mariotto ha disegnato la nuova collezione Haute Couture di Gattinoni, che questa sera sfilerà nella cornice di Santo Spirito in Sassia. Una collezione che mescola senza apparenti distinzioni la classica Alta Moda e la nuova Demi Couture di capi che sfruttano la tecnologia per mantenere i prezzi finali in un range di [...]
Il finale dell’intervista riguardava un top indossato da una modella. Ebbro di orgoglio Mariotto ha espresso cotanto concetto: “eh si questo top costa solo 3 mila euro”. E la giornalista sbigottita ha poi scoperto che il prezzo standard sarebbe stato 12!
Ma a cosa serve? Una delle principali leggi economiche del mercato enuncia che più cala il prezzo, più cresce la vendita di un prodotto. A questa regola fanno eccezione proprio i beni di lusso, per i quali un aumento del prezzo può spingere le vendite, in quanto il bene assume il ruolo appunto di “oggetto di lusso”. DIESEL, ad esempio, in questo è stata grande maestra. I suoi jeans prezzati anni fa come jeans casual di qualità (80-90 €), improvvisamente hanno iniziato a costare il triplo (200-250€) e si sono trasformati immediatamente in prodotto di griffe, alta moda… e c’è qualcuno che si svena per prenderli.
A questo punto chi può permettersi un top da 3.000 €? La moglie disoccupata che deve accudire 2 bambini, con il marito operato che prende 1.200 euro al mese. Con rata di mutuo da 700 €, variabile??? Oppure l’operaio in cassa integrazione perchè la multinazionale non sostiene più il costo del lavoro italiano, dirigendosi verso Cina o Polonia?
Non sono cose inventate. Da anni anche la stessa Istat riscontra cali nei consumi, parliamo di beni primari:
Per la prima volta, in sostanza, l’Istat riscontra nell’andamento delle spese delle famiglie italiane un calo nei consumi che, negli anni precedenti, erano invece risultati fermi. Secondo i tecnici dell’Istituto di Statistica «le famiglie si sono attrezzate con una strategia generalizzata di contenimento della spesa attraverso diminuzioni nelle quantità e razionalizzazione negli acquisti»: in sostanza là dove si assiste ad una stabilità degli acquisti corrisponde un calo della qualità, con un aumento, ad esempio delle spese realizzate negli hard discount o comunque di prodotti di qualità inferiore. (via corriere della sera)
Scusate ma a me fa schifo! Fa schifo che la TV pubblica proponga servizi simili: una indecenza! Non sono bigotto, non sono contro la moda. Che li mettano pure a 100.000 € quei vestiti, qualcuno sicuramente li compra. E se hanno la palanca per prenderseli per me fa benissimo. Ma non venite a prendereperilculo (scusate la licenza poetica) chi deve sopravvivere e comprare gli abiti per necessità, rincorrendo discount, outlet e soprattutto le svendite. E perchè no, ricorrere a abiti smessi dal cugino o dallo zio!
foto di figurale
Da sempre in Italia siamo abituati a pagare il Canone RAI. O meglio teoricamente in base alla legge (Regio decreto-legge 2 febbraio 1938 n. 246, fu emanata dal Governo di Benito Mussolini per finanziare la macchina propagandistica del regime) siamo obbligati a pagarlo, anche se moltissimi sono quelli che non lo pagano.
Se fosse un servizio pubblico senza pubblicità troverei anche giusto pagarlo, e magari avere la possibilità di pagarlo solo per chi vuole usufruirne. Ma il servizio è comprensivo di molta pubblicità e, se mi permettete, il livello non sempre è paragonabile alle televisioni commerciali. Sicuramente inferiore rispetto alle pay tv, prime fra tutte Sky!
Le proposte di abolizione e le associazioni che si prodigano in questa opera sono molte.
Ad esempio l’UTELIT, associazione nazionale utenti televisivi e consumatori italiani propone una campagna con la possibilità di scaricare il modulo, inviarlo via fax, oppure di farlo online tramite un veloce form. Le loro motivazioni sono:
Aderisco:
- alla petizione popolare affinchè il Governo abolisca il canone RAI (tassa di possesso apparecchio TV), quale bene di pubblica ed essenziale utilità;
- alla Associazione Nazionale Utenti Televisivi e Consumatori (UTELIT) come Socio Ordinario a titolo gratuito;
C’è un’altra associazione che lotta per questo. Si chiama ADUC TLC, è l’associazione per i diritti degli utenti e i consumatori, e TLC contraddistingue i diritti degli utenti TV, Internet e Telefonia. E’ online una campagna STOP al canone RAI, alla quale potete aderire con la compilazione di un modulo online. Per aderire iscrivetevi qui.
Questa la proposta che fanno:
E’ una necessita’ civica che si perde nel tempo, da quando nel nostro etere, negli anni ‘70 del secolo scorso, non siamo piu’ stati costretti a vedere e ascoltare la radio e la tv di un solo gestore. Quando l’etere comincio’ a liberarsi, chi non e’ stato coinvolto in quello spirito che aleggiava nella canzone di Eugenio Finardi “se una radio e’ libera, ma libera veramente, io l’amo ancor di piu’ perche’ libera la mente…“? Ma era una sensazione d’animo che ha dovuto confrontarsi con un mastodonte: la Rai [...] (via Aduc)
Nota statisticha: secondo una ricerca del Corriere della Sera del 2005, sono 5 i milioni di italiani che non pagano il canone, con un danno per l’azienda pari a 500 milioni di Euro l’anno!
foto di oltreilvirgilio
Stamane vengo stimolato da un articolo dell’amico SpippolAzione in riferimento al canone RAI e alla precisazione dell’ufficio delle Entrate. Nel blog viene sottolineata una precisazione del Ministero sul canone RAI:
per affermare che l’obbligo di corrispondere il canone di abbonamento, la cui natura giuridica è quella dell’imposta, si fonda sulla detenzione dell’apparecchio e prescinde dalla volontà del detentore di fruire della ricezione delle audizioni o dall’esistenza di uno specifico rapporto contrattuale
Ma a questo punto mi chiedo: se siamo obbligati a pagare il canone RAI al momento in cui deteniamo un apparecchio audio-visivo, perchè dobbiamo (in quanto diretti contribuenti della TV di Stato) pagare ulteriori soldi perchè la RAI faccia pubblicità al canone e gli abbonati?
Quanto costa la produzione di tale pubblicità?
Quanto costano quegli spazi pubblicitari rubati alla stessa “forza vendita” per pubblicizzare un Non-Prodotto, in quanto corrispondente a una imposta obbligatoria?