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BMW in crisi, utile 504 mln di euro in meno

Tuesday, November 4th, 2008

La crisi dei mutui che sta coinvolgendo il mondo finanziario, non concede eccezzioni come nel caso della casa automobilistica bavarese, la BMW, che ha registrato nel terzo trimestre un utile pari a 296 mln di euro, ma se lo confrontiamo al 2007 vediamo che c’è una differenza negativa pari a 504 mln di euro che corrisponde a -63%, il che significa l’inizio delle crisi per l’azienda tedesca che per ripianare le perdite si dovrà essere costretta a tagliare ben 40.000 persone.

Questa notizia deve farci capire che il peggio deve ancora arrivare e parecchie aziende potrebbero anche fallire a fronte di eccessivi cali della produzione e quindi del fatturato, in quanto la gente tende a spendere il meno possibile causando di fatto la recessione!

BMW annuncia che non potra’ centrare i target previsti per il 2008 a causa della crisi che ha investito i mercati. BMW stimava un risultato di 1,3 miliardi di euro.

Via yahoo

Italia a rischio recessione, Berlusconi è ottimista, la UE no.

Thursday, September 11th, 2008

La crescita economica dell’Italia è come una linea piatta, non cresce e neanche scende, per la UE l’Italia è in una fase di stagnazione e la domanda interna tende a scendere ancora con ripercussione sull’economia, la causa principale è l’inflazione con la sua corsa dei prezzi della materia prima.

Ormai sembra che il rischio di una recessione in Italia sia una questione di tempo, anche se tutti sono cauti Berlusconi compreso, la quale asserisce che l’economia italiana è solida e potrà solo crescere entro nel 2009, ma queste sono solo parole, i fatti per rilanciare l’economia non si sono ancora visti, si parla tanto di Alitalia, di misure contro i teppisti, di leggi ad personam, ma di manovre economiche nell’interesse dei consumatori non si sono ancora viste.

Quindi la Ue è pessimista, Berlusconi è ottimista, mentre io in qualità di consumatore italiano sono per la speranza che vada per il meglio, anche se penso che fino a metà 2009 non cambierà niente.

Pil, Italia in negativo. Bruxelles: “Stagnazione” Berlusconi: “L’economia italiana è molto solida”
Bruxelles: “E’ stagnazione” Per la Commissione europea l’economia italiana si trova in una fase di stagnazione come dimostra l’andamento della crescita trimestre su trimestre: 0,5 nel primo, -0,3% nel secondo, crescita zero nel terzo, 0,1% nel quarto.

Via ilgiornale

L’Italia a crescita zero? Possibile!

Monday, April 7th, 2008

Il Fondo monetario internazionale taglia drasticamente le prospettive di crescita economica in Italia per il 2008: l’incremento del Pil, infatti, non supererà lo 0,3% a fine anno.

Questi i dati del FMI che gettano una pesante ombra sul futuro dell’Italia. Il dato, probabilmente ufficializzato nel Rapporto economico globale mercoledì prossimo, è dell’1% inferiore alle stime di ottobre, ma è anche la metà rispetto allo 0,6% che lo stesso Fmi riteneva raggiungibile ancora all’inizio di marzo.

Le reazioni a questa notizia non si sono fatte attendere, il primo a parlare è stato il numero uno dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che si e’ dichiarato apertamente in disaccordo, poi il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi che, anche non citando direttamente l’Italia, ha pronunciato lo stesso giudizio (negativo) sulle previsioni per la zona euro, definendole eccessivamente pessimistiche. Stessa cosa ha sostenuto il commissario Ue, Joaquim Almunia.

Qualche dato per comprendere meglio:

Il rapporto deficit/pil dovrebbe attestarsi in Italia al 2,5% sia quest’anno sia nel 2009, mentre il rapporto debito/pil dovrebbe essere quest’anno del 103,6%. Numeri in linea con le previsioni del governo (2,4%).
Secca riduzione della crescita anche per la zona dell’euro. Il prodotto registrerà un aumento inferiore all’1,3%, a fronte dell’1,8% stimato a gennaio. Cifre che però Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, contesta: “L’inflazione è la principale fonte di preoccupazione, ma non ci sono prospettive di recessione e la crescita sarà maggiore di quanto preveda il fondo. Un Pil 2008 a +1,3% non è ipotesi realistica”. Contrarietà che Juncker estende anche alle cifre che riguardano l’Italia.

Restano da comprendere le cause di questo “collasso”: subprime? calo generalizzato mondiale? Cina?

Fonti parziali:
Economist
Sole24Ore
Repubblica

La BCE dovrebbe essere più flessibile e cercare di rilanciare l’economia europea.

Monday, March 17th, 2008
Il ministro dello sviluppo economico, Pierluigi Bersani, ha sottolineato come la BCE faccia poco per limitare i danni causati dai mutui subprime e quindi reprimere lo spettro della recessione, in virtù della forza dell‘euro che sta “affossando” il dollaro, il presidente Trichet dovrebbe essere più flessibile e cercare di venire incontro ai consumatori europei, magari tagliando qualche punto percentuale sui tassi.

La BCE dovrebbe capire che l’Euro forte sta limitando la crescita economica dell’europa, petrolio a parte, quindi dovrebbe essere meno rigida in fatto di politica monetaria, considerando anche che l’America sta vivendo una grossa crisi di recessione, addirittura gli esperti dicono che è possibile che arrivi il crack economico come quello del 1929, l’Europa non può stare a guardare, dobbiamo rialzare la testa e abbiamo bisogno dell’aiuto della BCE.

In ogni modo non è possibile pensare che la BCE voglia un super-Euro che arrivi, addirittura, a quasi 2,00 dollari che causerebbe un danno economico di grandi dimensioni sia per gli USA sia per la UE.

L’apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro dovrebbe spingere la Bce a essere più flessibile nelle proprie scelte di politica monetaria. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, sottolineando comunque come il governo non voglia influenzare le scelte dell’istituto di Francoforte. “Il sistema dell’euro forte è stato un’asticella da saltare per il nostro sistema produttivo, ma il problema è quando l’asticella diventa così alta che viene istintivo passarci sotto. Credo che la situazione cominci a essere questa”. Di conseguenza, ha concluso il ministro, “credo che a questo punto un elemento di maggior flessibilità nelle valutazioni della Banca centrale sarebbe auspicabile”.

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