Spetteranno agli inquilini per la casa di abitazione con contratto registrato e saranno da 150 a 300 euro a seconda del reddito. Chi non paga tasse perché troppo povero potrà incassare la cifra.
Sconti per chi è in affitto già sul reddito di quest’anno: la detrazione per
gli inquilini prevista dalla finanziaria, infatti, sarà riconosciuta fin dalla
prossima dichiarazione dei redditi, ossia per quelli dell’anno in corso.
L’agevolazione riguarda tutti i tipi di contratto purchè, ovviamente, si tratti
di contratto registrato e si riferisca all’abitazione principale. Questo,
almeno, è quello che prevede il testo della finanziaria appena approvato dal
governo e inviato all’esame del Parlamento. Se non ci saranno sorprese, dunque,
chi ha un contratto in regola avrà una detrazione di 150 o 300 euro l’anno a
seconda del suo reddito. E se i redditi sono troppo bassi per presentare la
dichiarazione o si pagano poche tasse, si avrà diritto ad incassare comunque il
bonus.
Via Repubblica.it
La crisi finanziaria ha fatto impennare l’Euribor, il tasso a cui le banche si prestano denaro tra loro ma che determina anche la rata del mutuo. Ma l’effetto dovrebbe esaurirsi in 3-4 mesi. L’analisi effettuata dallo studio JCAssociati fornisce le motivazioni di questa affermazione (sarà solo una speranza di chi ha un mutuo a tasso variabile ?)
Prendendo spunto dai titoli di molti quotidiani analizziamo la situazione
sui tassi di interesse non (come di solito) dal punto di vista di chi investe ma
dal punto di vista di chi è indebitato.
Per tutti gli operatori (sia
persone fisiche che giuridiche) che hanno contratto un mutuo a tasso variabile
infatti, le ultime settimane sono state caratterizzate da un costante e
significativo aumento dei tassi applicati; ciò nonostante che i rendimenti dei
Titoli di Stato siano diminuiti e i tassi di riferimento della BCE siano rimasti
stabili.
Il motivo dell’aumento dei tassi applicati ai mutui va
ricercato nel particolare “tasso” che viene normalmente applicato, cioè
l’Euribor. In termini pratici l’Euribor è il tasso al quale le banche si
prestano vicendevolmente la liquidità. Come ormai più volte sottolineato, data
la situazione di estremo nervosismo e sfiducia proprio nei confronti del sistema
bancario, le banche con eccesso di liquidità hanno smesso di prestarla alle
controparti in una situazione di fabbisogno. La liquidità quindi è diventata una
“merce” estremamente rara e quindi il suo “prezzo” (cioè il tasso Euribor) è
aumentato moltissimo proprio in concomitanza con il calo dei rendimenti dei
Titoli di Stato.
Via JC&Associati
Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, in un’audizione alla Camera, prende tempo e si limita a parlare di una legge snella nelle cifre e nelle norme. Si articolerà in 9 punti, rivela il ministro, arresterà la crescita della pressione fiscale, semplificherà il sistema delle imposte e inizierà a restituire le risorse ai contribuenti. Poi le cifre:
“Se l’anno scorso la manovra è stata di 35 miliardi quest’anno sarà un
terzo o un quarto di quella cifra” dice Padoa Schioppa. In pratica tra gli 8 e
gli 12 miliardi. Ed ancora: “Ci sono 7 miliardi aggiuntivi, composti di maggiori
entrate e di minori spese. Queste risorse rappresentano un sovrappiu’ di cui
possiamo disporre”. Infine un annuncio atteso: “Ci saranno riduzioni fiscali
sulla casa”.
Accenni anche a:Pil, Crisi Mutui, Welfare, Avanzo Primario, Emendamenti, Evasione Fiscale, Spese dei Ministeri
Via Ansa.it
Via Repubblica.it
Nonostante le iniezioni di liquidità delle banche centrali le banche temono anche di farsi credito fra loro. E’ un’indicatore della gravità della crisi generata dai mutui americani. In conclusione, se il comportamento delle banche sul mercato dei tassi e delle obbligazioni può essere considerato un indicatore della gravità della situazione attuale, purtroppo i segnali non sembrano molto incoraggianti. Manteniamo comunque alta l’attenzione sperando di poter rilevare segnali più positivi nelle prossime settimane.
La crisi che ha coinvolto tutti i mercati finanziari è direttamente legata
a specifici prodotti di tipo obbligazionario (le famigerate cartolarizzazioni
dei mutui sub-prime). Anche per questo motivo il mercato obbligazionario e dei
tassi è a nostro parere molto importante per i segnali che può dare (rilevanti
anche per gli altri mercati), riguardo ad una possibile soluzione della crisi in
atto o viceversa, ad un peggioramento della situazione generale. Più che le
oscillazioni dei mercati azionari quindi, a nostro parere è importante
analizzare alcuni aspetti critici del settore obbligazionario e dei tassi,
verificando soprattutto l’andamento nel corso di queste settimane.A questo
proposito purtroppo, i segnali non sembrano essere molto rassicuranti.
Segue una attenta analisi su:
Andamento del tasso Euribor e Libor
Rendimento delle obbligazioni bancarie
I titoli delle “cartolarizzazioni” restano “senza prezzo”
Via Repubblica
L’Italia rischia di non raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011. Lo sostiene la Bce, nel bollettino mensile, basandosi sugli obiettivi di disavanzo dei conti pubblici fissati nell’ultimo Dpef. La Banca Centrale Europea aggiunge però che, per il 2007, il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe scendere sotto il 3 per cento
‘Il governo italiano’ , spiegano gli analisti di Francoforte, ’si pone ora
come obiettivo un disavanzo pari al 2,5 per cento del Pil nel 2007, al 2,2 per
cento nel 2008 e all’1,5 per cento nel 2009. Sulla base di questi presupposti
l’Italia non raggiungerebbe il proprio obiettivo di medio periodo di un bilancio
in pareggio fino al 2011′.
Via Repubblica
Draghi, governatore della Banca d’Italia: “aumentare gradualmente l’età media effettiva di pensionamento e sviluppare le forme di previdenza complementare”. Punta tutta la sua attenzione sulle pensioni e sulla trattativa in atto tra governo e sindacati.
Cruciale secondo il governatore il controllo della spesa pubblica per sanare l’italia.
Controllo della spesa. Il controllo della dinamica della
spesa pubblica “è cruciale”, spiega Draghi parlando del Dpef. Il documento, osserva, “ribadisce l’importanza del controllo della qualità e della quantità della spesa al fine di conciliare il risanamento dei conti con la riduzione della pressione fiscale, che attualmente si colloca in prossimità dei valori massimi degli ultimi decenni”. In particolare, ha rilevato l’inquilino di via Nazionale, “la pressione fiscale è passata dal 40,6 al 42,3%”. Per raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2011 - ha aggiunto il numero uno d Palazzo Koch - l’incidenza delle spese primarie sul Pil dovrà scendere di tre punti percentuali tra il 2008 e il 2011 con una riduzione media annua delle erogazioni in termini reali pari a circa lo 0,5%, a fronte dell’aumento medio del 2,3% registrato nell’ultimo decennio”. Draghi, poi, indica anche il modello da seguire. “Negli ultimi anni altri paesi europei sono riusciti a ridurre i disavanzi di bilancio agendo sul livello e la composizione delle spese”, afferma, aggiungendo che “in Germania, ad esempio, l’incidenza della spesa primaria sul prodotto è scesa dal 45,5% nel 2003 al 42,9% nel 2006, valore inferiore a quello dell’Italia”.
Infine un occhio di riguardo ai contribuenti onesti: “la linea guida deve essere quella di far pagare le tasse a tutti quelli che le devono pagare per diminuire le aliquote di tutti i contribuenti onesti”.
Un moderato ottimismo da parte di Draghi, un italia che ce la può fare e che deve ripetere il successo degli anni 93-95.
Via Repubblica.it