In questo momento il potere delle banche è aumentato notevolmente e la gestione di un conto corrente può diventare oneroso alla fine e poi se ci mettiamo di mezzo anche il mutuo da pagare ecco che le spese diventano isostenibili, però ci sono degli accorgimenti per far “dimagrire” i costi di gestione del proprio conto corrente e per abbatterli bisogna usare internet.
Qualsiasi operazione effettuata su internet verrà a costare molto meno che in uno sportello bancario, se si vuole fare un bonifico su internet costerà poco o nulla, l’estratto conto potrete guardarlo online e stamparlo, le bollette potete pagarle online oppure sottoscrivre un pagamento automatico.
Recapitolando possiamo dire che la gestione del proprio conto corrente su internet permetterà di risparmiare almeno il 40% sulle spese di gestione e in più si risparmia parecchio tempo!
Però devo dire che queste operazioni richiedono la massima attenzione, dovete sempre controllare che il vostro computer non abbia virus che potrebbe catturare le vostre informazioni e valutare che che ci sia SEMPRE il certificato di protezione aggiornato.
Sono molte le voci che fanno lievitare, anche di alcune decine di euro, le spese di gestione del conto corrente. Spesso, però, secondo un’inchiesta di Radiocor, bastano alcuni piccoli accorgimenti per abbattere i costi del proprio conto fino al 40%. La strada più pratica e veloce per sgonfiare i costi di gestione è internet.
Via ilgiornale
Ricordate il controverso Decreto Bersani? Vi rinfreschiamo la memoria:
Il decreto Bersani (Dl 223/2006, definitivamente convertito con la Legge n. 248 del 4 agosto 2006), noto anche come “decreto sulle liberalizzazioni”, è un decreto legge proposto dal ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani emanato il 4 luglio 2006.
Le misure contenute nel decreto si proponevano di rendere più dinamico il mercato, tutelare i consumatori (abbattendo i privilegi di alcune categorie sociali e aumentando la concorrenza in quei settori) e, in secondo luogo, di agevolare la lotta all’evasione fiscale (attraverso alcune procedure obbligatorie nei pagamenti).
E in particolare:
Vendita dei farmaci da banco nei supermercati – Il provvedimento non riguarda i farmaci su ricetta, ma consente di creare spazi dedicati nella grande distribuzione, purché alla vendita sia impiegato personale con una laurea in farmacia.
Finalmente i risultati di questo Decreto, dopo l’abolizione dei costi di ricarica, incominciano a vederesi.
Dalla prossima settimana sugli scaffali di 80 punti vendita in tutta Italia il primo farmaco a marchio Coop. Si tratta di acido acetilsalicilico più acido ascorbico in compresse efferverscenti, ovvero il principio attivo dell’aspirina unito a vitamina C, assimilabile ad alcuni prodotti di marca molto conosciuti. Il prezzo di vendita sarà di due euro, circa la metà di quello di altre versioni generiche dell’analgesico oggi presenti sul mercato.
Importante a mio modo di vedere le dichiarazioni del presidente di Coop-Italia Vincenzo Tassinari:
«In questi due euro c’è anche il nostro margine di utile, a dimostrazione che su questo versante si può incidere molto sul prezzo, operando a vantaggio dei consumatori. Un farmaco comune, di ampia diffusione, che non necessita di ricetta medica potrebbe sembrare un traguardo di poco conto. Ma non è così. Il farmaco Coop è una sorta di prodotto simbolo e nasce dopo un anno di iter burocratico completo e difficoltoso. Coop Italia ha infatti dovuto richiedere l’autorizzazione all’immissione in commercio all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), come avviene per qualsiasi altro medicinale generico, cioè non più coperto da brevetto».
Speriamo in bene per il futuro!

Dall’inizio di aprile è possibile acquistare i detersivi pagando il flacone solo una volta e acquistare successivamente solo il prodotto necessario pagandolo il 30% in meno di quelli confezionati. Questo avviene a Roma per i clienti dell’ipermercato Panorama di via Tiburtina. Sono quattro i detersivi erogati dalla macchina: detersivo per bucato a mano e in lavatrice (1,20 euro al litro, 0,85 euro il costo del flacone da tre litri), detersivo per lana e delicati (1,10 euro al litro, 0,60 euro il prezzo del flacone da un litro), ammorbidente (0,90 euro al litro, 0,75 euro il flacone da due litri), detersivo per i piatti (0,90 euro al litro, 0,60 euro il flacone da un litro). L’iniziativa è promossa dall’assessorato all’ambiente e cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio che ha dato l’avvio a tavoli di lavoro con cui sono stati siglati degli accordi tra i distributori e i produttori. All’installazione della macchina distributrice nell’ipermercato Panorama, seguiranno quelle nei punti vendita Crai, Carrefour, Auchan, Ipercoop. L’iniziativa, stando ai primi dati relativi ai primi sette giorni, è stata apprezzata dai consumatori: sono ben 2.982 i litri di detersivi venduti in una settimana in questo che per ora è l’unico impianto del Lazio e ciò ha permesso il risparmio di 753 kWh d’energia, la non emissione di 67,3 chili di anidride carbonica in atmosfera e di ben 120.000 litri d’acqua. E sono solo sette giorni! Per l’assessore Filiberto Zaratti è necessario che i cittadini collaborino attivamente, ricaricando il contenitore che si trovano in casa e dando così un seguito attivo all’iniziativa.
Quando andiamo in un concerto rock, pensiamo solo alla musica che ascolteremo, al divertimento, urlare la canzone a squarciagola.
Ma non ci rendiamo conto di quanto possa influire negativamente all’ecologia, diffatti il consumo di CO2 è pari a quello di 6.000 famiglie cioè 110 tonnellate di CO2, il che significa mandare in malora il clima.
Per ovviare a questo problema si è pensato di usare dei materiali ecologici, fonti di energia pulita, stampare il materiale pubblicitario su carta riciclata, riciclare i rifiuti, a partire dalle lattine di birra e coca-cola, utilizzare bibite e snacks di provenienza locale, in questo modo arrivemo a produrre in totale solo 26 tonnellate di CO2.
In Italia, dalla prossima estate si comincerà ad attuare questo bel progetto e si potranno vedere dei concerti “ecologici” nella speranza che questa iniziativa possa essere seguita anche da tutto il mondo, dobbiamo considerare che con queste piccole cose ridiamo fiato alla terra e ci guadagnamo anche noi in salute!
Io sono completamente d’accordo con questo bellissimo progetto, anzi dovremmo cominciare a fare qualcosa per pubblicizzare questi eventi.
“Parte dai concerti rock “ecologici” che si terranno la prossima estate in giro per l’Italia la sfida per salvare il pianeta Terra. Cominciando a risparmiare l’energia che si consuma per produrre eventi musicali. Basterà seguire semplici consigli. Quelli contenuti nel progetto “Edison – Change the music”, con il quale l’operatore leader nel settore dell’energia elettrica e del gas in Italia, in collaborazione con case discografiche, artisti, organizzatori di eventi, promoter musicali, lancia la sfida della sostenibilità, del risparmio energetico e della riduzione dell’impatto ambientale.
Dallo studio condotto dalla “Direzione Ricerca & Innovazione” di Edison, che verrà presentato oggi a Milano, risulta come per ogni evento musicale di medie dimensioni (circa 5 mila persone) sia possibile ridurre le emissioni di CO2 di più del 70%.”
Vai: repubblica
Vi siete mai chiesti, davanti a uno scaffale di un supermercato, quanto incida sul costo del prodotto quella bella confezione colorata?
No?
Fate male.
Gli imballaggi oltre che a inquinare e a risultare spesso fastidiosi per l’utente, costano, e anche molto caro. Secondo una recente ricerca il loro costo incide quasi fino al 30% del prezzo pagato dal consumatore per una data merce.
I costi maggiori di imballaggio li troviamo su alcuni dei beni di largo consumo che sono allo stesso tempo beni primari. Ad esempio gli alimentari, in cui il costo dell’imballaggio sfiora il 27% del prezzo finale pagato dal consumatore, oppure dei pack di succhi di frutta dove si arriva al 25%.
Il dato è rilevante alla luce soprattutto dei recenti rincari dei beni di prima necessità e al conseguente aggravio delle spese riscontrato sulle famiglie italiane.
Qualcosa si sta muovendo. Secondo Coldiretti, con un consumo consapevole e quindi con acquisti consapevoli si può agire in maniera da risparmiare notevolmente sulle spese. Addirittura fino al 40% della spesa settimanale.
Va sottolineato, poi, che riducendo gli imballaggi si riducono anche i rifiuti finali, ottenendo il duplice risparmio sia sotto il profilo delle spese, sia sotto il profilo ambientale.
I trader di New York hanno scommesso tutto, sulla possibilità che il petrolio arrivi a 200 dollari entro la fine del 2008, e questo genererà di fatto la speculazione, avvantaggiati dalla eccezzionale crescita esponenziale del oro nero, quindi aspettiamoci questo “capestro” che di fatto genererà una crisi “quasi” mondiale e noi italiani ci rimetteremo parecchio perchè, con questo scenario, l’inflazione crescerà parecchio generando aumenti in tutti i campi, mutui compresi.Potremmo trovarci in difficoltà a gestire il patrimonio famigliare con il rischio di perdere la casa, i beni essenziali, insomma tutto.Duecento dollari per un barile di petrolio a fine anno. Sarebbe l’ultima scommessa in voga fra i trader del New York Mercantile Exchange. La conferma arriva, secondo Bloomberg, dall’incredibile crescita registrata dalle opzioni per acquistare petrolio a 200 dlr entro fine 2008.
Petrolio: lieve rialzoIl greggio a 95,49 dollari al barile, piu’ 40 centesimi
Gli italiani fanno sempre più fatica a mettere da parte qualche euro per il futuro, la causa è riconducibile agli stipendi non in linea con l’inflazione e comunque troppo bassi e il tasso variabile che sta mietendo vittime ogni volta che aumenta e la BCE è intenta ad aumentare di un altro quarto di punto con il rischio di mandare sul lastrico parecchie famiglie!
Bisognerebbe usare i vecchi trucchi della nonna, cioè mettere da parte almeno 100/150 euro al mese in un salvadanaio in modo che per la fine dell’anno si possa arrivare a 1200/1800 euro per il proprio futuro e anche quello dei nostri figli.
Stipulare un mutuo 4/5 anni fa era conveniente e in più c’èra il boom dell’investimento del mattone, adesso siamo arrivati al punto che il mercato immobiliare si è fermato e adesso poche famiglie decidono di contrarre un mutuo.
Quando il tasso di interesse aumenterà fino al 4,25%, ci ritroveremo parecchie famiglie con un secondo/terzo lavoro a discapito della famiglia stessa, insomma si vivrà per lavorare e non lavorare per vivere!
Una famiglia su due non riesce più a risparmiare. E un eventuale aumento dei tassi di interesse rischierebbe di aggravare la situazione perché in molti avrebbero difficoltà nell’onorare il pagamento mensile della rata del mutuo. Ma è anche vero che il mancato risparmio è in parte riconducibile a una quota crescente di italiani che ritengono il proprio reddito insufficiente o del tutto insufficiente e, quindi, faticano a risparmiare.
Il 2008 potrebbe essere un anno amaro per gli italiani. Un ulteriore aumento dei tassi di interesse metterà infatti in difficoltà un italiano su quattro nel pagare la rata del mutuo. Troppi mutui a tasso variebile, ben più della metà (52,7%) delle famiglie con un mutuo in corso è esposta al rischio di aumenti del tasso d’interesse, perchè ha stipulato un prestito a tasso variabile. Oltre le metà degli italiani non risparmia più, il rapporto Bnl-Einaudi spiega anche che la metà degli italiani non è riuscita a risparmiare nel 2007. Questo anche perchè è sempre più alta la quota di coloro che ritengono il proprio reddito insufficiente o del tutto insufficiente. Il 51% degli italiani lo scorso anno non è riuscito ad accantonare alcun risparmio, una percentuale in crescita rispetto al 2006 (49%).
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