Il ministro Brunetta non scherza, la sua proposta anti-assenteismo è diventata realtà, il dipendente statale con una retribuzione di 25.000 euro annui, che va in malattia per almeno 10 giorni troverà 800 euro in meno nella sua busta paga e più prendi di stipendio, più ti tolgono se vai in malattia.
Però questa regola non è uguale per tutti, insomma quelli messi peggio sono i dipendenti delle regioni e enti locali, mentre quelli che stanno “meglio” sono i dipendenti della sanità e del settore scolastico, quindi ci sono casi e casi ed per capire meglio se un dipendente del settore pubblico rischia se va in malattia bisogna informarsi meglio al proprio ufficio del personale, però ci sono alcuni punti che non sono chiari, per esempio se una donna anticipa la maternità a causa di gravidanza a rischio dovrebbero togliere tutto lo stipendio solo perchè sta male? mah.
In ogni modo queste regole hanno causato un -40% di personale che va in malattia, insomma ha dato i suoi frutti, ma bisognerebbe cambiare qualche regola in modo che sia più “umana”.
Più di 800 euro in dieci giorni. Tanto può costare l’assenza per malattia dei dipendenti pubblici con le nuove regole anti-assenteismo introdotte dalla manovra d’estate, che per i primi dieci giorni con il certificato medico taglia dalla busta paga tutte le forme di «trattamento accessorio», lasciando all’interessato solo lo stipendio tabellare e poco più.
Via ilsole24ore
Il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, ha deciso che dal 2009 partirà in via sperimentale per un tempo di 12 mesi, la possibilità di detassare gli strordinari per gli statali come già succede per il privato.
Questa possibilità permetterà di valutare al meglio la situazione degli straordinari del pubblico impiego, tenendo anche conto che nella maggior parte dei casi gli straordinari vengono convertiti in ferie da smaltire nell’anno.
Comunque questa è una buona occasione per chi fa tanti straordinari in particolare modo per chi lavora nella sanità, sicuramente andrà a buon fine e speriamo che questa detassazione sia definitiva.
Dal prossimo anno partira’ la sperimentazione per la detassazione degli straordinari anche per i dipendenti del pubblico impiego. Lo ha annunciato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, spiegando che l’impegno del governo e’ nel documento che verra’ presentato oggi ai sindacati a Palazzo Chigi.
Via ansa
Tra i settori che lo stato amministra, quello della sanità è quello che ci rimette di più, nonostante il governo si impegni a fornire risorse per migliorare i servizi per gli italiani, non è possibile che si spenda in maniera irresponsabile per poi avere cose che non servono, hanno calcolato che in 6 anni sono stati spesi, anzi buttati via 30 miliardi di euro per niente.
Gli esempi di malasanità ormai sono nell’ordine del giorno, mancano macchine, manca personale e costruiscono ospedali e li lasciano inoperativi anche per più anni a causa della mancanza di personale, come a Padova.
Queste spese tendono ad aumentare la spesa pubblica e ci rimettiamo noi contribuenti, non è possibile spendere così tanti soldi in maniera superficiale, dovrebbe esserci un ministro che faccia dei controlli a tappeto, aliminare il superfluo e aggiungere risorse dove servono, comprare macchinari dove c’è bisogno, e invece vediamo che va tutto al contrario.
Questo però vale solo per determinate regioni dell’Italia, come Lazio, la Campania e la Sicilia che hanno un bilancio rosso perenne a causa di spese inutili, però anche l’Abruzzo , il Molise, la Calabria e la Liguria non stanno facendo bene e su queste regioni si dovrebbe fare un controllo capillare, mentre per Lombardia, Veneto, Emilia e Toscana possiamo stare tranquilli, in quanto sono più attenti alle esigenze del paziente.
Purtroppo sappiamo benissimo che la sanità italiana è un malato terminale e per risollevarla ci vorrebbe l’elettroshock, però intanto siamo noi a pagare!
La sanità potrebbe essere definita il vero grande malato della finanza pubblica italiana. Si tratta, infatti, di un settore che spende quasi sempre male le ingenti risorse che gli sono destinate e concorre ad aumentare progressivamente il deficit delle pubbliche amministrazioni. La situazione non assume i toni della tragedia solo perché, in valore assoluto, la spesa sanitaria rappresenta meno della metà di quella per l’erogazione delle pensioni, altra nota dolente per le casse dello Stato.
Via ilgiornale