Il più grande esperimento di tutti i tempi è iniziato. Un vero onore per l’Italia, i cui scienziati occupano le posizioni più rilevanti di questo progetto mondiale.
Il primo fascio di protoni è stato «sparato», quasi alla velocità della luce, e ha completato con successo il primo giro dell’anello lungo 27 chilometri della più grande macchina mai costruita al servizio della fisica. (fonte Corriere della Sera)
Dopo lunghe giornate di forti critiche, spesso anche più frutto di allarmismo che ti confronto scientifico, finalmente le prime particelle sono state sparate nel megatubo. La temperatura si avvicina allo zero assoluto e la velocità a quella della luce. Per i più arrugginiti di fisica facciamo un ripassino:
- velocità della luce: 299.792,458 m/s, approssimata spesso a 300mila metri al secondo
- zero assoluto: −273,15 °C; −459,67 °F
E adesso alla ricerca della “Particella di Dio“, o bosone di Higgs, la particella ancora solo “teorica” che secondo lo scienziato scozzese Peter Higgs è responsabile della creazione della massa stessa.
Un nuovo passo per avvicinarsi a Dio? Alla verità scientifica contro quel mondo sconosciuto sempre più piccolo che spesso chiamiamo dogma religioso? In molti temono l’esperimento per motivi fisici, cioè per la creazione di buchi neri. Ma nessuno ha mai ipotizzato che questo esperimento possa essere una nuova Babele?
I giudici della Corte d’appello civile di Milano hanno autorizzato l’interruzione del trattamento di idratazione
ed alimentazione forzato che fa sopravvivere Eluana Englaro, vittima di un brutto incidente stradale il 18 gennaio 1992. Da quel giorno Eluana vive in stato vegetativo permanente senza più alcuna speranza di ricominciare a vivere una vita normale.
Rispetto massimamente la volontà del padre che da 10 anni lotta per poter dare una morte dignitosa ad Eluana e sono altresì convinto che nessuno come un genitore, possa comprendere quali potessero essere le volontà di una figlia.
Qui sta il punto, Chi deve decidere se lo stato vegetativo permanete vada interrotto?
Non riesco a farmi una certezza: tutto ciò che so è che la materia è controversa e lo stato vegetativo, non essendo la morte celebrale, può forse permettere che alcune facoltà residuali rimangano, se non intatte, funzionanti. A questo punto mi chiedo: e se la persona in stato vegetativo si rendesse conto, pur non potendo in alcun modo comunicarlo, che è preferibile questo alla morte? E se invece l’incoscienza è tale per cui morire oppure no, a quel punto nulla cambia?
Sfido chiunque ad affermare di desiderare un qualsiasi handicap; certamente, chi subisce menomazioni, di qualsiasi tipo, impara a guardare il mondo con occhi diversi ed a quel punto, mi ripeto, non essendoci la certezza che chi è in stato vegetativo permanente non provi alcunché, non credo ci sia alcuno, se non chi ci ama, che possa decidere per noi, ma nessuna legge può appurare il grado di affetto che qualcuno prova nei nostri confronti.
Indipendentemente dai soloni che si schierano, comunque, per una tesi piuttosto che per un’altra, (teniamo conto che in campo scientifico non ci sono certezze), penso non si debba legiferare su un argomento tanto delicato. Augurandomi che la volontà del papà di Eluana sia rispettata fino in fondo, spero questa conclusione non sia un precedente tale per cui, automaticamente, chi è in stato vegetativo permanente possa essere ucciso, (in fondo di questo si tratta), perché forse, in passato aveva espresso la volontà di non voler vivere in una simile condizione.
In fondo come può l’uomo arrogarsi il diritto di decidere della vita di un altro essere umano se ancora non si è stati in grado di sconfiggere il raffreddore?