Segui Trading Italia anche via RSS
Raccogliamo dal web gli articoli più interessanti su trading, mutui e finanziamenti e non solo. Articoli sul mondo politico, sul mondo economico e sulla sicurezza online. Ogni articolo riporterà la fonte per consentirti di approfondire online.
Segui Trading Italia anche via RSS. Non sai cos'è l'RSS?

Gli impiegati ministeriali sono i nuovi poveri

Friday, April 18th, 2008

In base ad un rapporto della caritas, sono aumentate le persone che chiedono aiuto alla caritas per quanto riguarda il mangiare, e i nuovi sono gli impiegati ministeriali, dove con il loro stipendio non riescono ad arrivare a fine mese e sopratutto se devono mantenere la famiglia e sono costretti ad andare nei posti dove la caritas distribuisce alimenti oppure vanno a mangiare nella mensa dei "poveri".

Questa situazione "fotografa" la povertà in crescendo dell’Italia a causa dell’inflazione galoppante tra mutuo/affitto, bollette, benzina, cibo è praticamente impossibile risparmiare e aumentano casi dove si fa ricorso agli aiuti della caritas per poter tirare avanti. Se poi capita una situazione istostenibile tipo una malattia, una grossa multa, la morte di un componente della famiglia ecco che arriva il patatrack.

Sarà difficile trovare una soluzione immediata per risollevare l’economia italiana, ci vuole tempo per risanarla!

I dati ancora non li hanno messi nero su bianco, perche’ le parrocchie ancora li devono trasmettere, ma un fatto e’ certo: a chiedere aiuti economici o alimentari alla Caritas diocesana o ad altri centri religiosi non sono piu’ e solo i ‘senzatetto’, i nullatenenti, ma impiegati minisgteriali, comunali e lavoratori di vari ceti sociali. Insomma sono i cosiddetti ‘nuovi poveri’: famiglie dove non lavora solo uno dei coniugi, ma anche due. Famiglie pero’ che con la crisi economica non riescono piu’ ad arrivare alla terza settimana del mese, perche’ i soldi finiscono prima.

Vai agi

Stipendi rosso, Inflazione verde

Friday, April 18th, 2008

Una dei peggiori profili della crisi economica italiana è quella degli stipendi. Il loro potere di acquisto negli ultimi tre anni è calato in modo impressionante e ce chi si lamenta urlando che il proprio stipendio si è nominalmente fermato (anche) al 2005.

Le masse proclamano aumenti degli stipendi ma dall’Europa arrivano moniti. Attenzione: se aumentate gli stipendi ne guadagnerà solamente la famelica inflazione. Il classico cane che si mangia la coda: il Governo impone aumenti contrattuali, le aziende aumentano il costo dei prodotti… e avanti così.

Il punto di arrivo potrebbe essere idealmente l’Argentina, coinvolta in una crisi monetaria che tutti sicuramente ricorderete. E a farne le spese non sono chi comunque continua a vivere bene, ma chi già adesso non arriva, non a fine mese, ma nemmeno al paradossale venti! Ha voglia il Corriere a dire:

Potere d’acquisto degli stipendi: Milano e la Lombardia fanno da battistrada. Purtroppo in negativo. Nel 2007 rispetto al 2006 in regione è diminuito in media il potere d’acquisto delle retribuzioni dello 0,3 per cento. Penalizzati soprattutto i dirigenti. [...] Dirigenti in crisi – A Milano e in Lombardia gli stipendi reali dei dirigenti (al netto dell’inflazione) si sono ridotti del 3,4 per cento. A livello nazionale il fenomeno è più contenuto: le retribuzioni dei manager hanno perso l’1,8 per cento [...]

Un dirigente eventualmente può rinunciare a una cena di pesce, o ad una uscita in barca. Ma un’operaio monoreddito può rinunciare al piatto per la figlia?

AAA. Cercasi soluzioni! Nel frattempo riflettiamo sull’immagine allegata…

Gruppi d’acquisto: l’unione fa la forza

Tuesday, April 8th, 2008

Cosa sono i gruppi d’acquisto?
I gruppi di acquisto sono formati da consumatori, in questo caso famiglie, che decidono di unirsi per acquistare all’ingrosso i prodotti alimentari, o le l’energia, per poi redistribuirli all’interno del gruppo.

Perchè creare un gruppo d’acquisto?
Le motivazioni che spingono a creare un gruppo d’acquisto sono la maggior parte delle volte economiche, dal momento che acquistare direttamente dai produttori, anziché nei supermercati, significa risparmiare sui prezzi dei prodotti. In alcuni casi, però, la motivazione può essere ascritta a ragioni etiche, con la preferenza che si riserva ad articoli ottenuti nel rispetto dell’uomo e della natura (in questo caso si parla di gruppi d’acquisto solidali).

Oggi spiego brevemente, prendendo spunto da un’articolo apparso sulla Stampa, i vantaggi e gli svantaggi della creazione di gruppi d’acquisto condominiali per la spesa e per l’energia.

Cominciamo dalla spesa:
Le famiglie che decidono di prendere parte a questi gruppi d’acquisto hanno come obiettivo primario il risparmio sulla spesa. Per ottenere uno sconto si preferiscono canali d’acquisto primari, quindi senza intermediari, ad esempio contattando direttamente i produttori agricoli. In questo modo si bypassano tutta una serie di costi, detti di intermediazione, che gravano come un macigno sul prezzo pagato dal consumatore finale.
Si crea un comitato di persone con un rappresentante che settimanalmente si occupa di creare una lista dei beni necessari alle famiglie e di reperire i soldi. Fatto ciò si reca dal venditore e compra all’ingrosso i beni precedentemente richiesti.

Vantaggi

  • Prezzi più economici della merce (senza rincaro) in quanto si compra direttamente dal produttore.
  • Risparmio sulla spesa: comprare in grosse quantità permette di accedere a sconti e promozioni.
  • Risparmio di tempo e di carburante per fare la spesa

Svantaggi

  • Si acquista senza vedere direttamente la merce
  • Delega dell’acquisto

Passiamo ora alle bollette:
Con la liberalizzazione dell’energia, da luglio scorso, è possibile cambiare fornitore e quindi sottoscrivere un contratto diverso rispetto al precedente. Se più persone si uniscono, è possibile acquisire forza contrattuale e ottenere condizioni più vantaggiose che magari non sarebbero concesse se richieste da singolo utente.

Esempio per il gasolio:

Mentre una fornitura di 2.000 litri di gasolio costa 1,06 €/l, acquistandone una quantità maggiore, ad esempio 10.000 litri, il prezzo scende a 1,03 €/l. In questo modo si saranno risparmiati 270 € in tutto. Se poi si raddoppia il quantitativo ordinato a 20.000 litri, il costo diminuisce ulteriormente e arriva a 1,02 €/l, con un risparmio complessivo di 740 €

I figli nettamente più poveri dei padri

Tuesday, April 1st, 2008

Essere giovani e avere meno di 30 anni in Italia non è cosa da poco, anzi. E’ un mestiere difficile quello dei giovani, sempre in bilico fra precarità, ricerca di lavoro, mutui, famiglie che non nascono e così via.

La notizia di oggi è di quelle che fanno riflettere:

Secondo i dati del rapporto di OD&M, che prende in considerazione oltre 1,5 milioni profili retributivi, nel 2007 lo stipendio totale annuo lordo dei giovani impiegati (con un’età compresa tra 24 e 30 anni) è stato pari a 22.121 euro, ovvero il 77,1 per cento di quello dei colleghi con 41-50 anni e il 73,8 per cento di quelli tra 51 e 60 anni. Nel 2003 le quote erano significativamente più elevate: rispettivamente l’82,9 per cento e l’80,9 per cento. hanno perduto così poco più di un punto percentuale l’anno.

Come potete agevolmente leggere i giovani da 24 ai 30 anni percepiscono uno stipendio medio intorno ai 22.000 euro lordo l’anno che si traduce in un netto di circa 15.000 euro l’anno, ovvero 1.153 euro mensili (su 13 mensilità). Il dato in se non sarebbe così preoccupante se non fosse rapportato ai trend di stipendi degli altri anni. In sostanza come possiamo vedere dai dati successivi, i giovani lavoratori hanno una perdita secca annua di potere d’acquisto, vediamo la tabella:

Cosa ci aspetta il futuro? Non è dato saperlo, ma ad occhio come avviene spesso in Italia la situazione se possibile peggiorerà…

Fonti:
Repubblica
Sole24ore

Gli stipendi crescono di più solo per i quadri e impiegati

Thursday, March 27th, 2008
Adesso siamo arrivati ad una situazione strana, gli stipendi dei impiegati e quadri sono quelli che sono cresciuti di più rispetto a quelli dei dirigenti e operai, con l’inflazione che è cresciuta fino a sfiorare il 2% e la retribuizione dei dirigenti non ha subito alcuna variazione, mentre per quella dei operai l’aumento è stato pari al 1,1%, però se consideriamo quella dei impiegati e quadri vediamo che la variazione cresce sensibilmente fino ad arrivare al 2,5%.

Questa analisi è stata fatta rapportando le retribuizioni italiane dal 2003 al 2007, però ci sono situazioni diverse chehanno generato questo risultato, basti pensare che nel campo industriale, la crescita economica va a rilento e ne risentono le retribuizioni, mentre nei altri campi la situazione si capovolge e se separiamo il Nord dal Sud, la situazione cambia ancora!

In ogni modo questi “aumenti” fanno un’pò ridere in quanto non tiene conto dell’inflazione che sta raggiungendo livelli altissimi e i prezzi dei beni essenziali (cibo, vestiario, prodotti per la casa, etc,) sono sempre più alti e si fa fatica a stare al passo, nonostante siano stati firmati i contratti del settore bancario, metalmeccanico, sanitario, call center, non si è per niente soddisfatti, quindi bisogna ripristinare il ricalcolo dello stipendio in base all’inflazione!

Nell’ultimo anno la crescita retributiva è rallentata. Dirigenti, quadri, impiegati e operai: tutti sulla stessa barca. E il mare è agitato. Basti pensare che, se l’inflazione è cresciuta dell’1,8%, gli stipendi di dirigenti e operai non sono riusciti a starle dietro: nel primo caso l’incremento è stato nullo, nel secondo dell’1,1%. Cifre contenute, che si impennano leggermente quando l’analisi si sposta su quadri e impiegati, che nell’ultimo anno hanno guadagnato potere di acquisto: per entrambi la retribuzione è cresciuta del 2,5%. Se sapesse che i prezzi dei beni ad alta frequenza di consumo sono aumentati del 2,9%, anche chi appartiene a queste categorie non trascorrerebbe notti
tranquille.

Vai: ilsole24ore

Elezioni 2008: sette giorni da 300 milioni di euro

Friday, March 21st, 2008

Ricevo stamane dal mio amico Stefanino una mail di quelle catene “informative” che girano nell’underground del web. Premetto che non sono al corrente dei dettagli di questa informativa, ma penso possa comunque essere un ottimo spunto di discussione. Chiaramente conferme e smentite sono sempre ben accettate.

La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale ma non lo è affatto: votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei Ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione. E poi parlano di voler fare l’election day per ridurre i costi della politica -ironizza- Ben altri saranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato al Paese, perché questo è il tipico esempio di come fatta la legge viene subito trovato l’inganno. MORALE DELLA FAVOLA 300.000.000 DI COSTI PER QUESTA GENTACCIA CHE DOPO POCHISSIMI MESI SENZA FAR NULLA GIA’ HANNO UNA PENSIONE DI PLATINO ALLA FACCIA DEI PENSIONATI CHE DOPO UNA VITA DI LAVORO ADESSO PER MANGIARE RACCATTANO LA VERDURA RIMASTA A TERRA NEI MERCATI.

I toni sono molto accesi. Sinceramente, se quando denunziato fosse vero, non ci sarebbe molto da stupirsi. Dagli anni ’70, quando ancora la politica era una “vocazione” e i politici italiani guardavano con invidia i colleghi tedesci o dei paesi bassi, è iniziata quella rincorsa all’arricchimento “castastale” che ha portato alla situazione dei giorni nostri.

Leggi e provvedimenti che nascondono, spesso anche senza nascondere, privilegi che arricchiscono e fortificano la classe politica.

Per chi volesse approfondire l’argomento, e stranamente non l’avesse letto, consiglio il libro LA CASTA di Rizzo e Stella.

Sei un dipendente? Vogliamo proprio te.

Tuesday, March 18th, 2008
Create polls and vote for free. dPolls.com

Vogliamo lanciare oggi un nostro sondaggio per monitorare i lavoratori dipendenti che seguono ogni giorno il nostro blog. La crisi economica italiana sta toccando record storici, anche se non siamo ancora ai livelli della crisi del ’46!
I salari di operai e impiegati dell’Italia hanno un valore d’acquisto minimo, se confrontati con Germania, Francia, Spagna o Svizzera.

Ma sono tutte chiacchiere? Beh se sei un lavoratore dipendente, in forma anonima, puoi partecipare al nostro sondaggio.

Dicci il tuo stipendio medio mensile e vediamo di capire se stiamo tutti sulla stessa barca.

Salari italiani al 23esimo posto

Tuesday, March 11th, 2008

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico wiki) denuncia che i salari italiani sono tra i più bassi, dietro addirittura a paesi come la Spagna e la Graca.

Già sapevamo di non essere ben retribuiti e di non avere molto potere d’acquisto, adesso però il rapporto sulla tassazione dei salari dell’OCSE mette tutto nero su bianco e ci colloca in gran brutto posto.

Il 45,9 per cento dello stipendio non finisce nelle tasche degli italiani ma in quelle del fisco e degli enti di previdenza tramite il cosiddetto cuneo fiscale, cioè la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto incassato effettivamente dal lavoratore.

Secondo i dati Ocse, tra il 2006 e il 2007, le tasse pagate da un lavoratore single sono aumentate di 0,118 punti mentre i contributi trattenuti dalla busta paga a favore dei programmi previdenziali sono cresciuti di 0,227 punti. Sono invece rimasti invariati i contributi pagati dalle aziende a favore dei programmi previdenziali dei dipendenti. In totale le tasse sul reddito, sempre nel caso di lavoratore single, sono ora pari al 14,4 per cento mentre i contributi ai programmi previdenziali sono pari rispettivamente al 7,2 per cento per il lavoratore e al 24,3 per quanto riguarda il datore di lavoro. A paragone, in Francia il cuneo fiscale è pari al 49,2 per cento (con una incidenza del 9,9 per cento per le tasse sul reddito e pagamenti contributivi rispettivamente del 9,6 per cento per il lavoratore e del 29,6 per cento per le aziende), mentre la Spagna il prelievo totale scende al 38,9 per cento ripartito al 10,8 per cento per le tasse, al 4,9 per cento per il contributo del lavoratore alla pensione e al 23,2 per cento per quello dell’azienda.

Via Ansa

Crisi italiana galoppante in crescita

Monday, February 25th, 2008

La crisi italiana ha raggiunto livelli tali che se ne parla in modo pseudo-serio persino a Buona Domenica. Incuriosito dalla discussione ho guardato tutto il dibattito, fra 2 rappresentanti degli esercenti, un rappresentante dei consumatori e un po’ di macellai pescivendoli e panettieri.

Purtroppo la discussione è degratata ai livelli più bassi, anche quando a parlare era il direttore delle Eurispes, che dichiarava che dal 2002 loro annunciano tale crisi.

Problemi fondamentali? Con l’avvento dell’€uro il cambio Lire-Euro, dopo pochi mesi, è diventato 1 : 1000 = 1 € : 1000 Lire… facendo perdere alla moneta quasi metà del proprio valore. Gli stipendi contrariamente sono rimasti pressochè inviariati, al più di piccoli adeguamenti all’inflazione, comunque inferiori all’inflazione stessa.

Una situazione terrificante, assolutamente sfuggita al controllo delle autorità politiche e alle autorità economiche del paese. Don’t cry for me Argentina? Sarà quella la nostra fine?
Le famiglie piangono perchè non si arriva a fine mese. Con i 1000 € al mese di un operaio (quando va bene) la famiglia non è mantenibile, nemmeno con rinunce.

Fortunatamente a placare gli animi ci ha pensato la Gregoraci con una frase mitica, degna di essere scritta nella nuova Costituzione Italiana:

Ogni persona ha il diritto di mangiare filetto [...] Ogni persona ha il diritto di mangiare quello che vuole.

Detta in risposta alla proposta dei macellai di contrastare la crisi vendendo anche parti più economiche della “bestia”. Ma che abbia capito bene di che filetto si trattava?

A voi i commenti. Scherzi a parte la situazione è veramente tragica e i livelli salariali italiano sono nettamente inferiori a quelli esteri. In Germania un’operaio metalmeccanico arriva a 1.900 € al mese, parliamo quasi del doppio rispetto ad un italiano!

p.s.: stasera a casa mia si mangiano Aragoste e Astice, Fiorentina come bis e Risotto al tartufo bianco come primo! Ne ho il diritto… l’ha detto lei.

Il rapporto della Banca d’Italia dice che i redditi degli italiani sono fermi al 2000.

Tuesday, January 29th, 2008
Un reddito “congelato”: è quello fotografato da Banca d’Italia nell’indagine sui bilanci delle famiglie italiane nel 2006 hanno contastato che l’aumento è stato di appena lo 0,3%, di fatto il reddito medio dei nuclei con capofamiglia lavoratore dipendente è rimasto sostanzialmente stabile dal 2000, mentre quello delle famiglie con capofamiglia lavoratore autonomo nello stesso periodo è cresciuto del 13,1%.

Ovvio che i lavoratori autonomi siano autodidatti e quindi sanno gestire al meglio le loro finanze cioè che il reddito dipende dalla quantità e qualità del loro lavoro, mentre i lavoratori dipendenti sono soggetti al contratto stipulato con il loro datore di lavoro e di conseguenza lo stipendio non aumenta anche se sei bravissimo nel tuo lavoro.

Adesso sono stati stipulati quasi tutti i contratti delle varie categorie lavorative (metalmeccanici, bancari, artigiani etc.) ma l’aumento mensile non compensa la differenza tra il dipendente e l’autonomo!

In ogni modo dopo l’allarme della Banca d’Italia, che in pratica conferma gli allarmi generati da Istat e Abdusef, tutti i politici si prodigano di risolvere al più presto questa situazione, ma questa è una situazione di grido “al lupo, al lupo” che alla fine nessuno ci crede diffatti sono 8 anni che gridiamo e che il governo di turno promette ma non conclude, ergo la situazione è diventata insostenibile per il popolo italiano!

Le orecchie da mercante sono un plus dei politici di destra e di sinistra e pur di accapararsi dei voti, promettono di far aumentare lo stipendio a tutti i lavoratori, ma quando sono al governo, tradiscono la fiducia data.

La situazione è questa e sicuramente durerà a lungo! amen!

“Banca d’Italia che nell’indagine campionaria sui bilanci delle famiglie italiane nel 2006 evidenzia come le entrate dei nuclei con capofamiglia lavoratore dipendente sono «rimaste sostanzialmente stabili» (+0,3%) dal 2000 al 2006, considerando l’aumento del costo della vita. Aumenta il credito al consumo. Ricchezza in mano a pochi. Va meglio, invece, per le famiglie con capofamiglia lavoratore autonomo, il cui reddito è cresciuto del 13,1%. “

Vai iltempo