Dopo la laurea, se non ha raggiunto un punteggio di almeno 100 su 110 e sopratutto se non si hanno nuone conoscenze, difficilmente si riuscirà a trovare un buon lavoro e con un buon stipendio, peggio ancora troviamo anche degli operai laureati!
Se si vuole fare carriera e prendere un buon stipendio bisogna, per forza, andare all’estero solo così si riuscirà a trovare subito un buon lavoro, ovvio che bisogna conoscere bene la lingua del posto, ma se si ha costanza e forza di volontà si sopperisca anche questa lacuna.
Questa situazione ci fa capire come sia difficile trovare un lavoro in Italia e sopratutto fare carriera è molto difficile, purtroppo la mentalità attuale predilige i raccomandati e la retribuizione non è il massimo, tenendo condo che quelli che lavorano all’estero prendono circa 1.700-2.000 all’inizio, rispetto ad un laureato in Italia che prende circa 1.100-1.400 e dopo pochi mesi di lavoro, sempre all’estero, raggiungono già la posizione di quadro, impensabile in Italia che per diventare quadro ci vogliono almeno 3-5 anni!
Riassumendo la situazione, dopo la laurea se si vuole raggiungere dei risultati importanti bisogna andare all’estero e basta, altrimenti si dovrà accontentarsi di una posizione di basso ruolo e mangiare tanti rospi.
Trovano lavoro con canali più trasparenti, fanno carriera con maggiore rapidità, guadagnano di più. Sempre più giovani italiani - dopo gli studi - scelgono di lasciare il nostro Paese e di tentare la fortuna all’estero.
Via wallstreetitalia
Ho scelto questo titolo “non ci resta che piangere” con Benigni e Troisi per sottolineare la nostra situazione che sta divantando, di giorno in giorno, sempre più insostenibile tra l’inflazione che è arrivata al 4,00% generando aumenti sulle materie prime, il prezzo petrolio che non smette di crescere e infine la Bce, ieri, ha aumentato di un quarto di punto i tassi di interesse europei portandoli al 4,25% in modo da contrastare l’inflazione.
Capisco i timori di Trichet, ma dico che questo aumento servirà a poco, per non dire nulla, anzi metterà in crisi parecchie famiglie che hanno contratto un mutuo a tasso variabile, bisognerebbe riversare gli sforzi per contrastare l’aumento dei prezzi sul controllo di chi specula sul petrolio e sui mutui e sopratutto cominciare ad investire per poter crescere economicamente. Il problema è che tutti parlano ma nessuno va ai fatti e di conseguenza si arriverà ad una stagnazione.
Purtroppo le banche fanno la parte del padrone ed sono evidenti le loro gravissime responsabilità, che invece di consigliare tassi fissi a partire dal 2005, quando il costo del denaro si era ridotto attorno al 3,5%, al minimo storico con tutte le previsioni che propendevano per una imminente stagione di aumenti, le banche hanno consigliato, a tutti, tassi variabili.
In ogni modo la situazione attuale sta prosciugando sia i stipendi dei lavoratori sia i loro risparmi di una vita e per quanto si possa risparmiare non si riesce a pagare tutto, bisognerebbe aumentare le buste paga dei lavoratori, ma il problema è che nessuno vuole farlo perchè hanno paura della spirale prezzi/salario che porterebbe ad una inflazione ancora più elevata, quindi l’unica soluzione è quella di abbassare le tasse sugli stipendi in maniera considerevole e diminuire la spesa pubblica, ma il governo italiano ha ben altre cose su cui pensare come il decreto anti itercettazioni.
Alla fine non ci resta che piangere!
Il problema per i risparmiatori, se mai, è capire se la mossa della Bce sia isolata o sia invece il preludio a una nuova serie di rialzi. E soprattutto, quanto a lungo possa continuare l’anomalia che vede i tassi interbancari sensibilmente al di sopra dei saggi ufficiali a causa della crisi di fiducia provocata dall’ondata subprime sui mercati del credito. Le previsioni degli operatori, per il momento, scontano un altro aumento di 25 punti base dei tassi entro dicembre.
Via ilsole24ore
Con il petrolio che non smette di crescere come prezzo, e il conseguente aumento delle bollette del gas, della luce, del prezzo del carburante, degli alimenti, lo stipendio che non cresce anzi diminuisce, è palesemente comprensibile che a nessuno piaccia pagare i balzelli, sopratutto se alla fine del mese non ti resta niente.
Con l’inflazione che va a mille, c’è la Bce che per risolvere il problema tende ad essere vaga, spesso ci sentiamo dire che aumenterà i tassi, li taglierà, e alla fine li mantiene, però la possibilità che Trichet tenderà ad aumentare i tassi di interesse di un quarto di punto è molto fattibile, per non dire quasi certa e in quasto caso quelli che hanno contratto il mutuo a tasso variabile sarà una ulteriore spesa.
A parte tutto potremmo essere felici per aver pagato le tasse? perchè no? possiamo comportarci come Primo Rovis, che nel 1980 pagava tasse per un totale di quasi 700 milioni di vecchie lire, pari a quasi 340 mila euro, però era felice di averle pagate, perchè questi soldi hanno contribuito a migliorare il sistema Italia, ecco quello che aveva detto:
«Ho pagato le tasse che dovevo pagare e ne sono felice. Esistono strade, scuole, luce nelle case, assistenza sanitaria, ordine pubblico, tanti servizi a carico dello Stato, che li può garantire e migliorare solo se i cittadini contribuiscono in proporzione al loro reddito».
Insomma se tutti paghiamo le tasse abbiamo solo da guadagnarci!
E’comprensibile che pagare le tasse, specie se sono elevate, non sia piacevole per nessuno e che dunque il 20 giugno non sia un giorno di festa. Al malumore di chi pensa, peraltro comprensibilmente e legittimamente, solo al suo particulare ovvero alla sua tasca, si mescolano considerazioni di ben altra natura. Considerazioni sulle conseguenze generali che la pressione fiscale del momento può provocare sulle condizioni complessive del Paese, sugli investimenti, sull’occupazione, sulla produttività delle imprese e così via.
Via corriere
Dopo aver fatto conoscere a tutta Italia i privilegi dei politici, i doppi stipendi, l’auto blu etc., il ministro Brunetta ha voluto fa sapere a tutti quali sono i privilegi di chi cerca di tutelare gli interessi dei dipendenti pubblici, i sindacalisti, devo dire che se noi lavoratori avessimo una piccola parte di questi privilegi ne saremmo ben felici.
Bisogna anche considerare che facendo il sindacalista e al contempo stesso lavorare nel pubblico impiego fanno doppia carriera, anche se lavorano a tempo pieno nel sindacato e lo stato è costretto a prendere un’altra persona per coprire il posto lasciato vacante ma che prendono lo stipendio lo stesso anche se di fatto non lavorano, insomma una fregatura per il contribuente, se poi consideriamo che alcuni dei funzionari del sindacato sono nel libro paga dello stato e non del sindacato di appartenenza, vuol dire che qualcosa non va!
Se poi valutiamo i sindacalisti dei ministeri che prendono più di tutti, 27.000 euro lordi annui, e in più percepiscono lo stipendio di lavoratore dipendente, premi produzione compresi e fanno anche carriera.
Qualora uno abbia finito il suo “distaccamento” da sindacalista, può tranquallamente riprendere il suo lavoro a discapito di chi c’era al suo posto, che può essere spostato in un altro ufficio o addirittura trasferito.
Ci sono anche dei casi eclatanti dove uno spazzino di un piccolo comune della provincia di Firenze essendo sindacalista distaccato, non può compiere il suo dovere di pulire le strade, il suo compito è quello di tutelare i lavoratori e quindi il sindaco di quella città è costretto a fare lui stesso il lavoro di operatore ecologico, ma non prende niente anzi è lo spazzino che percepisce lo stipendio per dei lavori fatti dal sindaco!
Insomma si capisce del perche il ministro Brunetta abbia alzato un polverone su questi privilegi, che dovrebbero essere, in gran parte, eliminati e quindi dividere il sindacato con il lavoro.
Ci si può fingere malati, timbrare il cartellino e poi uscire a fare shopping, o passare la giornata chiacchierando alla macchinetta del caffè. Ma c’è un modo più sicuro per prendere lo stipendio senza lavorare in ufficio: fare il sindacalista. O meglio, il «distaccato». È questa una particolare specie di sindacalista, tra i 700mila in Italia (sei volte i carabinieri), che riesce a tenere il piede in due scarpe. Uno nell’organizzazione sindacale in cui fa carriera, l’altro nell’amministrazione pubblica di provenienza da cui riceve regolare stipendio, contribuiti, integrativi e premi produzione compresi, come se passasse il suo tempo in ufficio per davvero.
Via ilgiornale
Gli operai di Melfi scrivono al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per protestare contro gli onorevoli che cumulano il doppio incarico di parlamentare con quello di consigliere regionale, e in questo modo percepiscono doppio stipendio, mentre loro vivono con 1.200 euro al mese con una famiglia da mantenere, insomma questi onorevoli in un mese percepiscono quanto un operaio in un anno.
Questa protesta, tra l’altro giustissima, deve fare capire la situazione in cui versa l’Italia, come si può ottimizzare i costi della politica se ci sono casi come questo, che fanno solo umiliare quelli che lavorano duramente per avere poco.
il testo della lettera che gli operai di Melfi hanno inviato a Napolitano è il seguente:
“È proprio così difficile avere norme che impediscano cose di questo genere? Come si può chiedere a chi percepisce mille euro al mese di vivere onestamente se poi lo Stato permette queste cose? Presidente, speriamo in un suo autorevole intervento affinché cose come queste e tante altre (negative) che caratterizzano la pratica politica non si verifichino, se si vuole che i cittadini tornino ad avere fiducia nei loro rappresentanti”
Dopo questa protesta sono state fatte delle rettifiche, quindi per quelli che percepiscono doppia indennità dovranno scegliere, un solo incarico e dare le dimissioni per gli altri.
Però è assurdo che per risolvere questi problemi, dobbiamo sempre alzare la voce, mai una volta che ci pensino loro, anzi le orecchie da mercante erano una prassi, in casi come questo, da vergognarsi!
Vittorio Cilla ha due figli e 1.200 euro al mese in busta paga, assegni familiari compresi. Passa tutta la vita a realizzare sportelli che poi saranno montati sulla Fiat Punto. E un poco gli sono girate. “Perché ho fatto un conto: questi signori che cumulano il doppio incarico, quello di parlamentare e di consigliere regionale, in un mese intascano quanto me in un anno intero. Mi sembra uno scandalo, una vergogna”.
Via repubblica
I pianisti sono quei simpatici politici, facenti parte della Camera o del Senato, che con amichevole disponibilità, consentono ai loro colleghi assenti, di votare ugualmente.
E’ una storica pratica durante le votazioni “al banco” dove un onorevole vota per il proprio compagno di banco, cliccando sul bottone anche dell’altro, o degli altri.
In questi giorni il nuovo Governo parrebbe voler risolvere anche questo problema. Secondo il neo Presidente della Camera Fini:
“Ogni due mani, un solo voto”. Tenere tutte e due le mani del parlamentare impegnate a esprimere il voto, in modo che una non possa essere dirottata sul banco del vicino assente. E’ questa la proposta del presidente della Camera Gianfranco Fini, per risolvere il problema dei “pianisti”, che tormenta ad ogni legislatura chi ha l’incarico di gestire l’aula di Montecitorio. (via Ansa)
Sinceramente, da informatico ingegnerizzato, ci potrebbero essere anche altri metodi. Primo fra tutto un rilevatore di impronta digitale. Ormai i rilevatori hanno prezzi minimi, e molti portatili lo integrano già in luogo della login “username e password”. Prima del voto, una bella strisciata sul lettore, e poi hai 10 secondi per votare. Semplice no? Utilizzabile anche come rilevatore di presenze, come in migliaia di aziende italiane già utilizzato.
Cosa ne pensate voi? Ma soprattutto la cosa bella sarebbe la drastica riduzione di stipendio nel caso di ingiustificata assenza e di mancato voto. E il giorno dopo accompagnati dai genitori!!!
foto di EnricoFede07x
A Taranto hanno scoperto un truffatore a spese dello stato, si fingeva cieco in modo da avere lavoro come categoria protetta grazie ad un semplice certificato medico redatto nel 1984 e che attestava la sua cecità totale al 100%, diffatti è riuscito ad avere il lavoro come centralinista al carcere di Taranto e in più per 24 anni percepiva l’indennità di accompagnamento pari a 733,41 euro, non so quanti soldi prendesse di stipendio, ma se il reddito fosse stato sui 17.000 euro lordo ecco che avrebbe percepito una seconda pensione, quella dei ciechi assoluti, che è pari a 266.83 euro.
I carabinieri avevano anche riscontrato che questa persona di soli 45 anni, aveva la patente di guida abilitata a guidare le auto e le moto, e si era appena comprato una moto.
Devo dire che in Italia ci sono troppi furbi che cercano di frodare lo stato e quindi avere i soldi e lavoro con maggiore facilità a discapito di quelli che sono veramente ciechi e che hanno veramente bisogno di queste indennità per soppravivere, altro che moto e bella vita!
Aveva presentato un certificato medico che attestava la sua cecità totale, ed era stato assunto come centralinista al carcere di Taranto. E lì ha lavorato tranquillamente per ventiquattro anni. Peccato, però, che ci vedesse benissimo. Qualcuno se n’è accorto, ed è stato scoperto e denunciato per truffa aggravata ai danni dello Stato.
Via repubblica